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Lo Strano rapimento di Margaret Hassan

6 gennaio 2005 - Matt Bojanovic (herb@klink.net)

Margaret Hassan nacque Margaret Fitzsimmons, a Dublino. Mentre studiava a Londra incontrò Tahsin Ali Hassan, uno studente iracheno. Era molto giovane, dicono che lei avesse 17 anni, lui 26. Si sposarono, e andarono a vivere in Irak nel 1972. Lei prese la cittadinanza irachena, si convertí all'Islam, e imparò l'arabo. Dicono che lo parlava come se fosse nata lí.

Dopo la Guerra del Golfo del 1991, diventò direttore di Care International a Bagdad. Organizzò la costruzione di ospedali. Intraprese l'impossibile missione di restaurare il sistema di distribuzione di acqua potabile, che era stato danneggiato dalle bombe della NATO. La missione era essenzialmente impossibile per via dell'embargo sui pezzi di ricambio.

Justin Huggler scrive nell'Independent del 17 novembre:

'Quando hanno sentito che era stata rapita, sono venuti in strada a Bagdad nelle loro carrozzelle a richiedere la sua liberazione. I bambini da una scuola per i sordi sono venuti, tenendo i cartelli per la liberazione di "Mamma Margaret." "Se non era per lei, saremmo morti, probabilmente," Ahmed Jubair, un ragazzino in una carrozzella, disse quel giorno. "Ci ha costruiti un ospedale e si è occupata di noi. Ci ha fatto felici di nuovo." Non vi può essere un epitaffio più bello.'

Fare la carità non era abbastanza per Margaret Hassan. Non era sufficiente dare una mano a qualche migliaio--o a qualche milione--di poveri sfortunati. Sapeva da dove venivano le bombe a grappolo che mutilavano bambini. Sapeva chi aveva causato la distruzione dell'infrastruttura in Irak e lo diceva apertamente, senza paura di offendere persone importanti a Washington e Londra. Essere una santa non non era abbastanza per lei, chiedeva un po' di giustizia, in questo mondo, non nel prossimo.

Robert Fisk, dopo di aver parlato a Margaret Hassan e alla sua assistente, Judy Morgan, scrisse nell'Independent del 2 novembre, 1998:

'A dirlo in poche dure parole, i due operatori umanitari di Care sono convinti di essere la proverbiale inutile goccia nell'oceano, aiutando a lenire certe cattive coscienze--coscienze occidentali -- mentre gli iracheni muoiono a causa delle nostre sanzioni... La signora Hassan ...dice: "Non penso che li vediamo come persone... Le sanzioni sono inumane e tutto quello che facciamo non può cancellare quell'inumanità." '

Nel gennaio del 2003 la Hassan andò a New York e a Londra, presagendo ancor peggiori catastrofi per il popolo iracheno. Se veniva la guerra, l'infrastruttura del paese, già severamente provata dall'embargo, sarebbe crollata. Alla Camera dei Comuni disse: "Gli iracheni vivono già in una terribile emergenza. Non hanno le risorse per poter resistere a un'ulteriore crisi."

UN SEQUESTRO O UN ARRESTO?
Margaret Hassan fu catturata mentre andava al lavoro il 19 ottobre 2004. Dei vari strani rapimenti di pacifisti che erano già avvenuti in Irak, questo fu il più strano. Dall'Independent del 21 ottobre e del 17 novembre apprendiamo che la strada era stata bloccata da due automobili e che due uomini vestiti da poliziotti le chiesero di uscire a parlargli. Quando obbedí, altri apparvero, l'afferrarono, e trascinarono fuori dalla macchina l'autista della Hassan e la sua guardia del corpo, che non erano armati. Cominciarono a battere i due uomini con le loro armi. "Fermatevi," gli disse la Hassan, "verrò con voi."

Chi ha mai visto una rapina e un raid di polizia, può aver notato che guardie e ladri si comportano in maniera un po' diversa. Ai poliziotti non gli spiace mettersi in mostra, e al solito rimangono sul luogo a chiacchierare un po'. I banditi invece preferiscono non farsi notare troppo sul lavoro.

Sembra che banditi e ribelli siano dell'opinione che le chiavi del successo sono la velocità e il non dar nell'occhio. Invece, in una squadra della morte, in una squadra di poliziotti in borghese con l'incarico di far sparire un dissidente, tutti vogliono mostrarsi attivi, sembrare occupati, farsi utili. Non c'è resistenza, e cosí cominciano a bastonare un po' i presenti. Visto che già sei lí, ti sbattono un po' contro il muro: è una piccola cosa, ma dà soddisfazione.

A questi strani rapitori non spiaceva l'idea di fare una scena per strada. Non erano in gran fretta, e potevano indulgere al loro passatempo preferito, bastonare la gente.

Gli insorti a volte organizzano l'uccisione di collaboratori in piena vista a tutti, per creare timore nel cuore di ogni persona che pensi di cercare impiego col governo. Con un'esecuzione fatta su una strada affollata, gli insorti dimostrano che controllano il vicinato e sono onnipresenti, mentre i poliziotti sono timorosi e assenti.

Un'esecuzione si può fare senza troppe precauzioni. Gli assassini non si portano via la vittima; possono andarsene a piedi, e scomparire nella folla, oppure possono andare in macchina una breve distanza, parcheggiare, e separarsi. Blocchi stradali non presentano un serio pericolo a una squadra di esecuzione.

Un sequestro invece deve essere un lavoro molto quieto, per evitare che passanti o vicini chiamino la polizia con la descrizione dei veicoli dei rapitori. Una fuga veloce è essenziale, prima che i blocchi stradali siano organizzati, e ogni secondo conta.

Il sequestro della Hassan era ancor più anomalo. I rapitori fecero una cosa assolutamente inaspettata per gente che si prepara ad affrontare un tragitto molto pericoloso, passando blocchi stradali e pattuglie americane sulle strade di Baghdad: non c'era alcuna resistenza, e cominciarono a sparare in aria.

I poliziotti iracheni sono noti per la loro propensione a sparare in aria quando sono bloccati nel traffico. Sparano pure per annunciare la loro presenza, o per ordinare alla gente di andarsene. In situazioni in cui poliziotti a Roma accendono la luce sul tetto e la sirena, a Bagdad invece sparano in aria.

Un poliziotto americano in pensione, sul sito http://www.behindthebadge.net/truelife/tl6.html ci racconta che quando era giovane, una delle cose che gli piaceva fare era accendere la luce e la sirena e andare a 160. Questo gli dava "un senso di potere e di eccitazione."

I poliziotti iracheni non possono resistere all'impulso di sparare in aria per la sensazione o per l'immediata illusione di potere e controllo che ne deriva.

 

ALLA POLIZIA NON PIACCIONI GLI INGLESI
Ecco alcuni esempi dei strani atteggiamenti della polizia di Allawi, che ricordano quelli dei rapitori della Hassan, come riferito nella stampa inglese. The Telegraph del 16 agosto ci racconta:

'Il capo della polizia ha dato l'avvertimento: i giornalisti hanno due ore di tempo per andar via da Najaf o essere arrestati... la spiegazione ufficiale per la decisione era che la polizia che proteggeva l'hotel aveva trovato 250 chili di dinamite in un'automobile nei pressi. Ciò sembra improbabile...A una delegazione di giornalisti è stata negata un'udienza col governatore di Najaf, Adnan al-Zurufi. Il poliziotto davanti al suo ufficio era brusco. "Se voi non partite alla scadenza del tempo che avete, vi spareremo," ha detto. Questo bastò per tutti, fuorché alcuni giornalisti inglesi e americani che rimasero... la notte spararono alcuni colpi al tetto dell'hotel, da dove i giornalisti mandano i loro rapporti.'

Il quotidiano inglese The Independent il 17 agosto 2004 ci racconta da Najaf:

'Un tenente di polizia è arrivato all'hotel alle 18:30 ... mentre i giornalisti protestavano, il tenente disse...: "Apriremo il fuoco su questo hotel. Lo distruggeremo. Vi uccideremo tutti. E sarà tutto colpa vostra." ...Ha detto che quattro cecchini sarebbero saliti... sul tetto della stazione di polizia e che avrebbero sparato a ogni giornalista che usciva dall'hotel....Poi la polizia se ne andò. Si fermarono a 300 metri di distanza e spararono alcuni colpi in direzione dell'hotel.'

Il 26 agosto sembra che abbiamo ancora lo stesso problema di polizia. Ecco il rapporto dell'agenzia Reuters: "I giornalisti stavano cenando quando la polizia improvvisamente entrò nell'hotel e cominciarono a sparare in aria. Uno quasi colpí un fotografo. Scheggie di mattone ci volarono addosso."

Ecco il rapporto del Guardian:

'La polizia entrò... nell'hotel alle 21.15 ieri sera... sparando in aria... L'intera team della BBC, come pure [giornalisti del] Guardian, Independent, Times e Daily Telegraph furono spinti in un camion, e portati alla stazione di polizia di Najaf dove il capo locale di polizia, Ghalib al-Jazae'ri, disse che era provocato e offeso dai rapporti [che aveva letto sui giornali]... Il poliziotto che entrò nella stanza del Guardian, indossando un passamontagna e puntando un kalashnikov, disse in Arabo: "We're going to fuck the lot of you." '

Chiaramente, il regime di Allawi è incapace di tollerare la presenza di osservatori neutrali. Sembra che alle autorità irachene gli occidentali in generale non piacciano. Non riescono a controllare la loro rabbia, neanche verso inviati di giornali favorevoli al regime, quali il Times e il Telegraph.

 

PSICOPATICI A BAGDAD
In un articolo pubblicato da The Oregonian del 7 agosto, leggiamo che il 29 giugno 2004, un soldato della Guardia Nazionale dell'Oregon, osservando la zona da un alto edificio, vide un po' di tortura in un cortile vicino al Ministero dell'Interno. Il comandante del battaglione, il Col. Daniel Hendrickson entrò nel cortile coi suoi soldati. Trovarono molti prigionieri che dicevano di esser stati privati d'acqua e di cibo per tre giorni. "Molti di questi prigionieri avevano tagli e contusioni e segni di frustate. Almeno uno aveva una ferita d'arma da fuoco al ginocchio."

I soldati della Guardia Nazionale pensavano che la tortura non fosse più accettabile nell'Iraq democratico, dopo la spiacevole pubblicità data alle foto di Abu Ghraib. Credevano che "lo chock e la costernazione" di Washington fossero per la realizzazione che in Irak ci fosse ancora la tortura, non per l'imbarrazzo che delle foto fosseo finite in mano a giornalisti.

I soldati liberarono i prigionieri dalle manette, li misero all'ombra, e gli diedero acqua. Questi erano 150 uomini che erano stati presi in un vicinato, in una "retata anti-crimine" che era risultata nella cattura di "immigranti e di iracheni poveri." Le guardie spiegarono che "questi prigionieri erano tutti criminali pericolosi e la maggior parte erano ladri, utenti di marijuana e altra mala genia."

Il capitano Southall racconta che 'un prigioniero insisteva che la polizia irachena l'aveva arrestato al mercato, confiscandogli il passaporto nonostante il fatto che egli "aveva pagato una bustarella tremenda" al poliziotto che lo arrestò. Gli altri, molti dei quali sembravano negozianti non-arabi e lavoranti, dissero che erano stati arrestati per mancanza di documenti.'

Il colonnello Hendrickson chiamò il comando chiedendo istruzioni. Mentre i soldati aspettavano, Southall disse, i poliziotti iracheni cominciarono ad assumere un atteggiamento "provocatorio e ostile" verso gli americani. Dopo un po', il quartier generale ordinò a Hendrickson di andarsene.

Hendrickson aveva richiesto di parlare al capo. Un "uomo ben vestito" si fece avanti, dicendo che "non c'era abuso sui prigionieri, tutto era in ordine, e stavano cercando di condurre 150 investigazioni al più presto possibile."

I governanti in Bagdad sono preoccupati. Sono oggetto del disprezzo generale. Sono ex membri del Partito Baath. I poliziotti che hanno arruolato sono ex-poliziotti di Saddam Hussein, i loro ufficiali sono ex-ufficiali di Saddam Hussein, e tutti disprezzano i loro sudditi iracheni e odiano i loro padroni stranieri.

Possiamo star tranquilli che i poliziotti di cui parlava l'Oregonian sarebbero stati arcicontenti di aver l'opportunità di catturare e brutalizzare un occidentale. Quei poliziotti avrebbero visto Margaret Hassan come qualcuno su cui vendicarsi per l'umiliazione sofferta quando avevano dovuto obbedire a stranieri.

 

CODICE DI ABBIGLIAMENTO PER OSTAGGI: MANETTE FACOLTATIVE
Legare prigionieri in una "posizione dolorosa" è una pratica normale per la Coalizione, ufficialmente sancita. Non si tratta di tortura. Non si tratta di tortura perchè la Coalizione dei Volonterosi non pratica la tortura.

I ribelli in Irak sembrano sicuri di avere l'appoggio della popolazione. Sono convinti che i loro prigionieri non potrebbero andare lontano se tentassero di fuggire. Uno di quelli che catturarono i quattro "contractors" italiani, spiega nel Sunday Times del 27 giugno che i prigionieri non erano stati nè legati nè chiusi a chiave nella loro stanza.

I tre ostaggi italiani liberati e l'ingegnere polacco Jerzy Kos si lagnarono del cibo, non di "posizioni dolorose" o maltrattamenti.

Nel Telegraph del 14 agosto, 2004 il giornalista inglese James Brandon, rapito dal suo hotel a Basra, ci spiega che il rapimento era stato molto spiacevole, ma che "una volta che hanno saputo che ero giornalista sono stato trattato molto bene."

Questo lo dicono pure le dozzine di giornalisti che sono stati detenuti e rilasciati da molto aggressivi e minacciosi ribelli. I periodi di detenzione durarono da qualche minuto a un posto di blocco a otto giorni per il giornalista americano Micah Garen e il suo interprete, Amir Doshe, rilasciati il 22 agosto a Nasiriyah.

I salafiti che catturarono le Due Simone erano molto formali nel seguire il precetto di non toccare donne che non siano parenti prossimi. Le italiane non furono mai legate. Dovevano coprirsi gli occhi quando i rapitori entravano in stanza. Quando le guardie volevano spostarle, le conducevano per la manica della tunica, senza toccarle mai.

Il 28 ottobre le Brigate Salafite di Abu Baker Siddiq rapirono Teresa Borcz Khalifa, una donna polacca che aveva sposato un iracheno ed era vissuta in Irak per 30 anni. Apparve in un video davanti alla bandiera del gruppo, mentre uno dei ribelli leggeva un manifesto. Non era legata. La liberarono e apparve a una conferenza stampa a Varsavia il 21 novembre. Disse: " Mi hanno trattato in maniera decente. Sono stata tenuta in una stanza piccola, molto pulita, dipinta di fresco. Ero ben nutrita, e mi hanno dato acqua e articoli da toiletta... il rapimento fu molto rapido -- era molto bene organizzato."

I guerriglieri sembrano avere un atteggiamento molto rilassato riguardo alla necessità di legare prigionieri, anche quando i prigionieri sembrano paramilitari, come Scott Taylor o i quattro "contractors" italiani. Sembra che i ribelli legano i loro prigionieri principalmente durante una transferta e prima dell' esecuzione.

Ken Bigley è apparso incatenato e in una gabbia soltanto nel suo ultimo video. Non vi fu una simile "escalation" nel trattamento di Margaret Hassan, che apparve stressata e "in posizione dolorosa" nel primo filmato rilasciato dai rapitori.

Il video rilasciato il 12 novembre mostra Margaret Hassan mentre sviene. Un secchio d'acqua viene rovesciato su di lei, ed è filmata mentre giace a terra bagnata ed indifesa, prima di alzarsi, piangendo.Questo video era cosí orrendo che non fu messo in onda da Al-Jazeera.

Il secchio d'acqua è ciò che uno si aspetterebbe alla stazione di polizia, quando si sviene durante l'interrogatorio. Ma un dilettante ci penserebbe al secchio d'acqua come un attrezzo con cui fiaccare lo spirito di un prigioniero? Forse sí, ma nel contesto iracheno sembra strano, i ribelli non l'avevano mai fatto. Più importante, perchè mai vorrebbe un ribelle islamico provarsi a fiaccare lo spirito di una convertita all'Islam che per anni aveva alzato la sua voce contro i governanti anglo-americani?

Questo desiderio di umiliare potrebbe semplicemente essere quel normale comportamento riflessivo che appare nei poliziotti iracheni quando hanno un prigioniero in mano. In questo caso, con l'addizionale gioia di poterlo fare a un'occidentale.

 

COM'È CHE I RIBELLI VERI TRATTANO UNA SPIA?
Avrebbero i ribelli usato la "posizione dolorosa" e il secchio d'acqua nell'interrogazione di Margaret Hassan?

Esaminiamo il resoconto degli ostaggi liberati che furon trattati nel modo peggiore, e che un paio di volte furono molto vicini a essere uccisi. Il canadese Scott Taylor e la turca Zeynep Tugrul sono giornalisti. Entrarono in Iraq dalla Turchia, e il 7 settembre furono catturati a Tal Afar, una città turcomanna, poche ore prima dell'inizio di un'offensiva americana. I ribelli pensavano che i due fossero spie in missione di ricognizione.

Scott Taylor racconta al sito http://www.espritdecorps.ca/new_page_243.htm:

'Due uomini mi interrogavano. Era come in una commedia di Hollywood: qualcuno avviò un generatore e le luci si accesero. I due interrogatori tentarono goffamente di tirarsi su le loro maschere da sci prima che potessi riconoscerne le facce.
Rotta la tensione, quello che chiamavano "l'Emiro" ...[il comandante] cominciò a ridere e non si rimise la maschera. Questi era stato nel gruppo che ci aveva preso al posto di controllo della polizia, e disse: "Adesso va a dormire e ti controllerò la storia. Se dici la verità, ti rilasceremo - se no, sei morto."
...[Il giorno dopo] erano molto puntigliosi nel seguire le regole. Dovevo sedere su una sedia rotta nel mezzo della mia cella, ma quando la temperatura salí a 45° e la mia stanza diventò un forno, hanno avuto compassione di me e mi hanno lasciato uscire. Quando venne la sera tutti erano cosí rilassati che Zeynep e io ce ne stavamo seduti, cenando e chiacchierando con le nostre guardie. Il giovane [un quindicenne] dichiarò che la sua sola ambizione nella vita era di "morire come martire." L'Emiro ritornò e ci informò che aveva confermato che non eravamo spie. Ci diede la "promessa musulmana" che saremmo stati liberi al mattino.'

L'Emiro fu ucciso in combattimento quella notte e lasciò un vuoto di potere. Come ogni gruppo di combattenti andava a combattere, i due giornalisti venivano trasferiti da una banda ad un'altra. Vari gruppi di combattenti li maltrattarono e bastonarono per farli confessare di esser spie.

 

IN MANO ALL'ASSE DEL MALE
Uno dei gruppi apparteneva ad Ansar al-Islam, accusato da Washington di essere il famoso anello mancante nell'Asse del Male, il collegamento tra Saddam Hussein e Bin Laden. Questi ribelli erano arabi, non turcomanni. Nè Taylor nè la Tugrul comprendevano l'arabo, e tutti i loro documenti erano stati distrutti quando una casa era crollata sotto il fuoco americano.

La stampa internazionale aveva già discusso la presenza della Mossad nel Nord dell'Irak. I nuovi inquirenti erano meno intelligenti che l'Emiro, e alquanto primitivi. Erano convinti che Taylor fosse "una spia americana con la Mossad." Era difficile dimostrare il contrario.

Scott Taylor è l'editore di Esprit de Corps, una rivista militare canadese. È vero che lui aveva scritto contro la partecipazione del Canada alla guerra in Iraq, ma questo era Tal Afar, un'antica città di case fatte di fango, che sembra una reliquia del Medio Evo. Per il jihadista medio a Tal Afar, Scott Taylor non poteva essere altro che una spia americana.

Il pericolo più grave veniva dalla presenza di combattenti che intendevano cercare il martirio quella sera stessa, combattendo contro l'aviazione americana. Non c'era speranza di battere gli americani, ed ecco che gli si presentava l'opportunità di portarsi dietro, all'altro mondo, per lo meno uno dei loro nemici.

Rilasciato dopo cinque giorni di prigionia, Scott Taylor (ST) ci dice in una lunga intervista con Chris Deliso (CD) al sito http://www.antiwar.com/deliso/?articleid=3606:

'ST: Forse la cosa più strana di tutte era la giustapposizione di brutali tattiche terroristiche con questa dolce ospitalità orientale. Tra una bastonatura e l'altra ci trattavano molto bene. Non mi hanno mai negato l'acqua, e come ospiti, ci servivano la cena prima di loro. E le cene erano buone, potrei aggiungere.
CD: Ciò doveva sconcertarti molto.
ST: Davvero. Ricordo la notte di giovedì, c'era una brezza fresca che veniva dalla finestra, e stavo sul fianco, fingendo di dormire. Ho visto come il terrorista che mi custodiva si era alzato e veniva verso me... Ebbi paura che avrebbero ricominciato a bastonarmi.
Ma sai cosa fa quello? Mi tira su la coperta, come si farebbe a un bambino; apparentemente, pensava che avrei potuto avere freddo per via della finestra aperta. Questi comportamenti diametricamente opposti veramente confondevano. Erano militanti sanguinari, eppure avevano un lato umano.
Quando ti minacciano, "Tu vai a morire, questa è la tua ultima cena," sono tutti contenti perché ti hanno dato la parte migliore del pollo!
Certo, per loro morire è una cosa meravigliosa. Dunque questa è l'idea, "ti do la parte migliore del pollo e ti uccido - cos'altro diavolo vuoi?" '

 

UNO STRANO CAMBIAMENTO
Dunque come si comportano i più pericolosi tra i ribelli iracheni? In maniera barbarica, generosa, violenta, simpatica, brutale, e perfino gentile, anche in mezzo a una battaglia.

Che vogliono dai loro prigionieri? Sospettano che siano spie americane e vogliono confessioni. Finora, sembra che pure i più brutali tra gli interrogatori non abbiano voluto umiliare e distruggere lo spirito dei prigionieri. Eccettuato nel caso di Margaret Hassan.

Quando Fabrizio Quattrocchi fu ucciso, il suo spirito era forte, non era un uomo torturato o distrutto. Abbiamo una buona idea di quello che successe nella prigione dei ribelli, dai resoconti dei suoi compagni liberati, dal film dell'esecuzione, e dalle parole del suo traduttore in prigione, Abu Yussuf. Questi fu intervistato da Hala Jaber nel Sunday Times del 27 giugno 2004.

Ci vogliono far credere che improvvisamente, i ribelli hanno perso tutte le loro inibizioni e son diventati sadici come i poliziotti di Saddam Hussein e di Allawi. Non verso i mercenari che avevano catturato, no, son diventati sadici verso una delle più forti voci alzatesi in difesa dell'Irak, verso colei che era andata a New York e aveva parlato alle Nazioni Unite contro i piani bellicosi di Bush e Blair.

Ci vogliono far credere che gli islamisti hanno improvvisamente deciso di accanirsi contro i convertiti all'Islam, un comportamento mai visto. Ci vogliono far credere che gli islamisti hanno abbandonato tutte le loro tradizioni, solo per umiliare una signora di grande dignità, proprio quella che aveva parlato alla Camera dei Comuni, in un disperato tentativo di bloccare i piani di Allawi, che contava di tornare a Bagdad su un carro armato americano.

 

PUBBLICITA' PER LA "SEZIONE SPECIAL-SEGRETA"
Tutti i gruppi che catturano ostaggi cercano pubblicità, soprattutto sulle reti televisive arabe. La pubblicità ottenuta quando catturano occidentali è il modo più facile di farsi conoscere nel mondo arabo e nell'occidente. Essere conosciuti porta nuove reclute e contributi finanziari. Rimanere sconosciuti non porta alcun vantaggio.

Ogni precedente video di ostaggi aveva indicato il nome o il simbolo del gruppo coinvolto, ma i rapitori di Margaret Hassan decisero di rimanere sconosciuti e senza nome. Erano la "Sezione Special-Segreta," cosí speciale e cosí segreta che decisero di comportarsi diversamente da ogni conosciuto gruppo di insorti.

I video rilasciati dai gruppi ribelli includono di solito slogan nazionalisti o religiosi. Normalmente, uomini armati e mascherati leggono un manifesto, in cui spiegano motivi e obbiettivi. Una bandiera o un simbolo del gruppo è di solito presente.

Tawhid wal Jihad mostra la sua bandiera nera nei suoi video e la appende ai carri armati americani distrutti. Quando un tank distrutto appare alla televisione, bambini e giovani riconoscono la bandiera come un simbolo di competenza e successo. Durante i combattimenti a Bagdad, la bandiera nera di Tawhid wal Jihad sventolava dai palmizi. La bandiera è un mezzo per attrarre simpatizzanti, contribuenti, corrieri, combattenti.

I rapitori della Hassan invece non sentivano il bisogno di una bandiera, un simbolo, un motto, uno slogan. Volevano rimanere indefinibili.

 

SALMODIE E BUONI MOTIVI PER UCCIDERE I TUOI
I video di esecuzioni sono di solito accompagnati da invocazioni religiose o dal salmodiare versi del Corano. Non nel caso di Margaret Hassan. Uccidere è un incarico difficile, soprattutto per i non professionisti. Abu Yussuf, che filmò l'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, era contrario a ucciderlo, ma era un soldato, doveva obbedire.

Hala Jaber, come lei ci racconta nel Sunday Times, chiese ad Abu Yussuf come avesse potuto guardare mentre un uomo indifeso veniva ucciso. Abu Yussuf rispose: "Quest'era una cosa che non avevo mai fatto prima, ma poi mi sono unito pure io all'invocazione Allahu Akbar e le mie credenze islamiche mi hanno rammentato della mia missione."

Nel video finale della Hassan, non spiegarono i motivi per cui credevano che lei fosse nel campo nemico. Poiché c'era stato un dispiego di amore e solidarietà a Bagdad verso Margaret Hassan, insorti che avessero aspirato a fare reclute per la jihad avrebbero certamente spiegato i motivi per uccidere un nemico dell'embargo, della guerra, e dell'occupazione.

Per lo meno si sarebbero mostrati stupidamente convinti della loro paranoica realtà, come i primitivi dell'Esercito Islamico, che si dichiarano fieri di avere giustiziato "l'agente italiano" Enzo Baldoni. Avrebbero dichiarato che la Hassan aveva fatto finta di essere musulmana, che avevano le prove che lei era una spia per Londra.

Specialmente quando gli viene offerto accesso ai mass media, i credenti non perdono mai l'opportunità di farsi sentire. Sempre spiegano, sempre cercano di giustificare le più assurde idee, le più orrende azioni.

No, questi non erano credenti. Reclutare per la jihad non era il loro obbiettivo. Non avevano un programma, una proposta, o un messaggio propagandistico. Non negarono neppure che la Hassan fosse una di loro, irachena e musulmana. Si comportarono come se volessero offendere gli iracheni e i musulmani in generale. Se quello era il piano, funzionò alla perfezione, perchè la reazione più comune nel mondo arabo fu di chiamare l'uccisione della Hassan "anti-islamica."

 

PRONTO, AL-ZARQAWI, ABBIAMO UN REGALINO PER TE
Le chiamano "black psy-ops", "operazioni psicologiche in nero", il cui intento è di ingannare o influenzare l'esercito o la popolazione del nemico, oppure l'opinione pubblica internazionale, o quella del proprio paese.

Secondo una relazione della BBC in data 2 novembre, "i banditi che tengono Margaret Hassan come ostaggio hanno detto che la trasferiranno all'estremista Abu Musab al-Zarqawi se le truppe inglesi non lasciano l'Irak entro 48 ore. L'avvertimento è stato dato da una figura incappucciata su una trasmissione video su Al-Jazeera."

Quest'era una minaccia strana, visto che nel mondo arabo credono che al-Zarqawi sia stato ucciso. La sua morte in combattimento fu annunciata da una dozzina di gruppi ribelli il 4 marzo 2004.

Quest'era la seconda volta nel corso di un mese che la presenza di al-Zarqawi si era sentita in un sequestro di pacifisti. Secondo "voci" uditesi a una seduta spiritica organizzata dai servizi per il Sunday Times, al-Zarqawi aveva offerto "molto più" di quattro milioni di dollari per le Due Simone. http://www.traprockpeace.org/targeting_pacifists_iraq.htm

Quando dicono "al-Zarqawi", dobbiamo rammentarci che i Cattivi dicono che è morto, e che non uno dei Buoni l'ha mai visto da anni. Quando evocano l'utile fantasma di al-Zarqawi, sappiamo che stanno parlando di Abu Rashid, l'emiro che ordinò la morte di Nick Berg.

Abu Rashid sarà un duro, ma a paragone dei ragazzi della "Sezione Special-Segreta", Abu Rashid è un "quaquaraqua". È lui che aveva detto a Sara Daniel: "Noi... facciamo rapimenti... per mettere la pressione sui paesi che aiutano... gli americani... Non è una bella cosa decapitare, ma è un metodo che funziona... Ho cercato di negoziare uno scambio di prigionieri per Nick Berg, ma gli americani si sono rifiutati."

Ad Abu Rashid non gli piace tagliar teste. Ancor peggio, Abu Rashid attacca soltanto gli occupatori e quelli che li aiutano. Infatti, rilasciò Angelo de la Cruz, il camionista filippino, quando il suo governo richiamò i suoi soldati dall' Irak. Fu rilasciato anche se il governo filippino tuttora combatte contro ribelli Islamici.

L'Irlanda non aiuta la coalizione, quindi Abu Rashid avrebbe senza dubbio liberato la Hassan. Davvero una strana minaccia, questa di trasferire la Hassan ad "al-Zarqawi."

È pure strana l'idea di menzionare "al-Zarqawi" come un loro amico, uno a cui vogliono fare un regalino. Perchè mai dare pubblicità a un gruppo con cui erano in competizione, mentre non danno alcuna pubblicità, e neppure un nome o una bandiera, alla loro propria "Sezione Special-Segreta"?

Quale gruppo ribelle ha mai rispettosamente menzionato un altro gruppo ribelle in un suo comunicato? Quale gruppo ribelle ha mai suggerito che un altro gruppo fosse più dedicato, più combattivo, più feroce?

 

PARLANO I JIHADISTI VERI
Secondo The Independent del 25 ottobre, i comandanti di cinque diversi gruppi di guerriglieri a Fallujah annunciano che non tengono prigioniera Margaret Hassan. L'emiro di un gruppo di insorti iracheni a Fallujah disse a giornalisti della Reuters: "Questa donna lavora per un'organizzazione umanitaria. Non avrebbe dovuto essere rapita. Aveva vissuto in Irak per 30 anni ed era una persona umanitaria. La resistenza non l'ha rapita perché questo avrebbe dato al mondo una cattiva impressione della resistenza."

I ribelli di Tawhid wal Jihad avevano recentemente cambiato il loro nome a "Gruppo di al-Qaeda nella Terra dei Due Fiumi", che è un nome tradizionale per l'Irak. Il 7 novembre pubblicano la dichiarazione seguente:

"Domandiamo ai responsabili della sua prigionia di rilasciarla, a meno che non si dimostri che è una collaboratrice. Se ciò è dimostrato, devono mostrarlo chiaramente alla gente, cosí che la nostra religione non venga accusata falsamente.. [Se consegnata a noi] la rilasceremo immediatamente a meno che non si dimostri che ha cospirato contro i musulmani... Queste persone che usano questa prigioniera come una carta da gioco non conoscevano la nostra religione molto bene. ..Noi uccidiamo soltanto quelli che ci combattono ed uccidono la nostra gente. Nel vero Islam, non si uccidono donne e bambini."

 

BLAIR, MA LA VOLEVA MORTA LUI?
Deirdre Fitzsimons, la sorella di Margaret, fece un appello ai suoi rapitori. "Siamo la famiglia irlandese di Margaret e vi preghiamo di lasciarla andare. Abbiamo udito la vostre richieste e abbiamo supplicato Tony Blair e il governo inglese di rilasciare le [donne irachene] prigioniere. Ma siamo irlandesi e non abbiamo alcuna influenza sul governo inglese."

Il Primo Ministro Tony Blair subito si presentò come il protettore di Margaret Hassan: "Questo vi mostra contro che razza di gente ci battiamo, gente capace di rapire una tale persona." Alla Camera dei Comuni disse, "Stiamo facendo ciò che possiamo per ottenere la sua libertà." Blair fece le lodi della Hassan, fece le lodi del suo lavoro.

Un portavoce del Ministero degli Esteri decise di dar pubblicità al fatto che Margaret Hassan era pure cittadina inglese. Nel Independent del 25 ottobre troviamo le parole del portavoce del ministero: "Stiamo collaborando con le autorità irachene per ottenere la liberazione di Margaret."

Tutto ciò che era possibile dire fu detto, per dar l'impressione ai ribelli che Margaret Hassan fosse inglese e che fosse cara al governo inglese. Giunsero al punto di chiamarla per nome, come se lei fosse stata una di loro, come se lei non avesse parlato con disprezzo del loro comportamento verso l'Irak.

Ecco la reazione di amici e colleghi di lavoro in Bagdad, come riferito dal Independent del 21 ottobre: "Qui a Care non siamo contenti di ciò che dicono a Londra. Pensiamo che tutti questi discorsi dell'interesse del governo inglese invierà segnali cattivi alle persone che la tengono prigioniera. Questo rende la cosa politica... Questo non aiuta e potrebbe invece arrecarle danno."

Pensando che i rapitori fossero ignoranti ribelli iracheni, Tony Blair fece del suo meglio per convincerli a ucciderla.

 

PUNIRE LA FRANCIA, IGNORARE LA GERMANIA, PERDONARE LA RUSSIA
Questa fu la frase lapidaria promulgata dal Consigliere di Sicurezza Nazionale, Condoleeza Rice, per combattere la ribellione tra i suoi irrequieti partner d'affari in Europa.

I più tra i dirigenti europei volevano unirsi a quella che era prognosticata come una passeggiata militare in Irak. I governanti sapevano che, se andava bene o male, la guerra non poteva non farli ricchi. La volevano, questa guerra, anche se i loro sudditi eran contrari, e a grandi maggioranze.

Mancandogli la comprensione dei principi di democrazia gestita, Francia e Germania rimanevano impervie a minacce e lusinghe. Il Segretario alla Difesa Rumsfeld giustamente propose di chiamarle "l'Europa Vecchia," che lui confrontava sfavorevolmente con un'ardita e prospera "Europa Nuova"--Lettonia, Estonia, Slovacchia, eccetera.

I Vecchi Europei insistevano a seguire le antiquate regole di George Washington che "un governo saggio in un paese libero mai andrà in guerra contro i sentimenti del popolo -- ma rifiuterà spesso di andare in guerra per indulgere alle passioni dell'opinione pubblica."

Fu suggerito che si sarebbe potuto risucchiare gli europei nel vortice della guerra un po' alla volta. L'idea era che quando americani ed inglesi avessero attaccato l'Irak, gli iracheni avrebbero lanciato qualche missile contro gli invasori e le loro basi in Turchia. I missili sarebbero stati chiamati iracheni anche se venivano dal mare, questi dettagli di poco conto si possono gestire. Se aerei e missili della NATO fossero stati già lí in Turchia, il gioco era fatto: la NATO sarebbe stata sotto attacco, in combattimento, e quindi in occupazione dell'Irak.

Il Segretario di Stato Powell sembrava proprio addolorato quando insisteva che "la NATO ha l'obbligo, sotto la sua costituzione, di aiutare un paese membro che si sente minacciato." Tre alleati avevano mosso obbiezioni. Come riferito a www.newsmax.com, il 10 febbraio, 2003, "la NATO è caduta nella sua più profonda crisi per decenni quando Francia, Germania e Belgio posero il veto a una richiesta americana di fornire assistenza militare alla Turchia nel caso di attacco dall'Irak."

 

PUNIRE IL BELGIO...
Care International ha sede in Belgio. Il 27 ottobre un video appare su Al-Jazeera in cui Margaret Hassan chiede che la Gran Bretagna ritiri le sue truppe e che Care International chiuda le sue operazioni in Irak. Care obbedí immediatamente.

Vogliono farci credere che gli islamisti erano scontenti di un'organizzazione che aveva fornito acqua potabile a milioni di iracheni. Un'organizzazione con sede nel piccolo paese che aveva osato opporsi ai piani di Allawi e di Washington, un'organizzazione diretta dall'irlandese musulmana che aveva difeso l'Irak alle Nazioni Unite e alla Camera di Comuni. Un'irlandese che aveva accesso all stampa occidentale... una donna pericolosa, ma non per gli islamisti.

No, gli islamisti non avevano problemi nè con Care International nè col Belgio, un paese che non aveva mai colonizzato un paese arabo.

Il Primo Ministro Allawi aveva problemi col Belgio, il primo paese europeo ad accedere a quello che alcuni giornali americani avevano chiamato "the Axis of Weasels," l'asse Parigi-Berlino. "Weasels" sono faine, che hanno pessima riputazione in America, non molto migliore che sciacalli e squali. Questo era un un gioco di parole sull'Asse del Male, in inglese "Axis of Evil", la fantasiosa alleanza di sapore apocalittico tra Bagdad, Teheran, e PyongYang, cui il Presidente Bush aveva dichiarato guerra anni fa.

Il Primo Ministro Allawi si era già mostrato emozionalmente labile nei suoi rapporti con paesi che non approvano i suoi piani, e aveva avuto una strana confrontazione con il governo francese. La sua predizione, fatta su Le Monde del 30 agosto 2004, che vi sarebbero stati attentati a Parigi, a Cannes, e a Nizza aveva provocato Parigi a disdire la visita del presidente iracheno in Francia. Quando un esperto di autobombe quale Allawi ha presagi di attentati, ci si preoccupa.

L'espulsione di Care International dall'Irak fu un piccolo gesto di vendetta, del tipo che avrebbe dato soddisfazione a uomini di stato del taglio di Caligola o Caracalla. La pazzia di stato è comune nelle alte sfere del potere.

Come diceva l'annuncio della prima delle societá politiche a Philadelphia nel 1793, " c'è una disposizione alla tirannia quando si giunge al potere." Richard Barnet osserva che i Padri Fondatori dell'America credevano che "il potere assoluto è un'esperienza che scardina la mente dei comuni mortali."

È possibile che la mente del Primo Ministro Allawi sia stata scardinata. Alla storia, lascerà l'aforisma "Punire il Belgio, ignorare San Marino, perdonare il Vaticano."

 

TRE SCELTE
Ecco la teoria che sta dietro ai rapimenti: i ribelli catturano un poveraccio tra i Volonterosi, e richiedono che quel governo ritiri i suoi soldati o accetti uno scambio di prigionieri. I prigionieri da paesi che rifiutano di trattare, vengono uccisi.

Il calcolo è che prima o poi, le famiglie dei prigionieri e dei soldati della coalizione si volgeranno contro la guerra per paura di vedere il loro uomo in gabbia, che prega che gli si salvi la vita. Di conseguenza, i ranghi della Coalizione dei Volonterosi si stanno assottigliando.

Un'idea brutta seppur pratica, ma c'è un piccolo dettaglio che non va, in questo caso: come ce la faranno le sorelle della Hassan a far pressioni sugli inglesi, se sono irlandesi? È difficile credere che, per quanto ignoranti e primitivi questi ribelli possano essere, non sappiano la differenza tra Londra e Dublino.

È possibile che abitanti analfabeti in qualche villaggio nel deserto possano credere che se parli un buon inglese sei inglese. È possibile che non sappiano la differenza tra Inghilterra e Irlanda. Però Margaret Hassan era stata accettata nel suo paese adottivo come irachena e musulmana; parlava arabo, e avrebbe potuto spiegarsi. A quel punto, ribelli veri avrebbero capito di aver fatto un errore--cosí come lo avevano capito i rapitori delle Due Simone. Avrebbero chiamato qualcuno a Bagdad, e avrebbero offerto di rilasciarla a un alto funzionario della Croce Rossa, creandosi così un'eccellente pubblicità.

L'alternativa era di chiedere un riscatto, che sarebbe stato certamente pagato, non da Londra, ma da iracheni o da europei. Il Presidente del Consiglio Berlusconi pagò milioni per i suoi prigionieri, e la Delta Force ebbe da creare in gran fretta un "falso blitz," per far credere al mondo che "noi coi terroristi non trattiamo."
http://www.traprockpeace.org/targeting_pacifists_iraq.htm

La terza scelta, uccidere un ostaggio musulmano dal paese sbagliato, avrebbe garantito l'inimicizia delle altre fazioni della resistenza. Ribelli che avessero catturato Margaret Hassan rischiavano di farsi cacciare come cani rabbiosi dalle altre fazioni della resistenza.

Questa intera storia semplicemente non quadra con la realtà sul terreno in Irak.

 

IL PUZZLE È RISOLTO
Se proponiamo che i ribelli della "Sezione Special-Segreta" siano poliziotti, ogni strano dettaglio di questa vicenda, ogni tassello del puzzle cade al posto giusto.

Gli assassini si descrissero come un "gruppo armato islamico." L'idea era di attribuire ai ribelli in generale un atto detestato da tutti gli iracheni. Non annunciarono un nome perchè speravano di danneggiare l'immagine di tutte le fazioni della resistenza.

Proposero di trasferire la Hassan ad "al-Zarqawi" perchè Tawhid wal Jihad, il gruppo che si dice ispirato da al-Zarqawi, è finora il gruppo meglio organizzato. L'idea era di associare il crimine a tutte le fazioni della resistenza, ma a Tawhid wal Jihad in particolare.

Quest'era pure una manovra diretta a spiegare al mondo intero che questa guerra è una necessaria crociata contro il male. L'idea era di creare una pessima immagine per i ribelli, persino in Irak. Margaret Hassan era uno dei pochi occidentali il cui assassinio poteva provocare gli iracheni a odiare gli assassini.

I ribelli non avevano mai ucciso una prigioniera occidentale, e cosí il Primo Ministro, per rimediare all'inazione dei ribelli, scelse uno dei suoi nemici come vittima sacrificale. Margaret Hassan aveva cercato di bloccare l'ascesa al potere per Allawi, con tutte quelle sue chiacchiere alle Nazioni Unite e alla Camera dei Comuni, e andava punita.

Quest'era un progetto che poteva soltanto avere risultati molto positivi: creare odio e disprezzo verso i ribelli se ci credevi alla storia del rapimento, o mantenere un'atmosfera di terrore, se non ci credevi.

Ci si aspettava che l'assalto su Fallujah avrebbe creato molte spiacevolezze, come pure avvenne. Ci sarebbe stato il bisogno di fuorviare l'attenzione dell'opinione pubblica occidentale dagli orrori che erano inevitabili in un attacco contro una città dichiarata nemica.

In Vietnam le chiamavano zone di fuoco libero, "free fire zones", regioni dove qualsiasi costruzione, persona, o animale erano un bersaglio legittimo. Ora le chiamano "no go zones," "zone dove non ci vai."

Il Primo Ministro Allawi aveva previsto il bisogno e aveva ordinato l'operazione, che venne a coincidere con la più sanguinosa battaglia della guerra, nella quale buona parte di Fallujah fu rasa al suolo.

 

UNA TRACCIA DI SANGUE FRESCA
Per il Primo Ministro, questa non era la prima "black psy op." Abbiamo buone ragioni per credere che il regime di Allawi abbia creato un documento americano falso e che lo fece pervenire ai ribelli. Tutte e quattro le persone che avevano organizzato convogli di aiuto alle città sotto assedio furono rapite nel corso di poche settimane.

Maurizio Scelli, commissario della CRI, negoziò la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, operatrici umanitarie che non avevano parlato bene dell'occupazione e che avevano mandato troppe autobotti di acqua potabile a Fallujah e a Najaf, durante gli assedi. Scelli spiegò che loro "venivano considerate spie in quanto i loro nomi comparivano in una lista che pare provenisse da uffici dei servizi segreti americani, e che le individuavano, secondo gli iracheni, come elementi di spionaggio... In qualche modo le due ragazze si collegavano a Baldoni e Ghareeb."

Ghareeb era un palestinese che aveva organizzato convogli d'aiuto per Fallujah e Najaf, quand'erano sotto assedio. Enzo Baldoni era un giornalista che era stato essenziale all'organizzazione di un paio di convogli d'aiuti per Najaf. Fu detenuto e ucciso.

Scelli spiegò che Ghareeb "veniva indicato come una spia palestinese che in qualche modo lavorava anche per gli israeliani. La sua morte... sembra una esecuzione, quasi fosse un testimone scomodo."
http://www.traprockpeace.org/targeting_pacifists_iraq.htm

Come osiamo suggerire che il Primo Ministro abbia ordinato l'eliminazione dei suoi critici? È chiaro che è emozionalmente labile ed incapace di tollerare critiche. Non poteva trattenersi dal reagire in maniera minacciosa all'indifferenza che i francesi ostentavano. Per anni aveva lavorato come agente della Mukhabarat di Saddam Hussein. È una personacapace di uccidere gli innocenti, a caso, solo per potersi vantare con Washington della sua criminale abilità e competenza. Come riferito dal New York Times, era a capo di una campagna di bombe contro obbiettivi civili a Bagdad nel 1994 e nel 1995.

Bombe contro un autobus scolastico, in una moschea, in un cinema, un'autobomba di fronte agli uffici di un giornale, un centinaio di vittime, è questo sufficiente per assegnare ad Allawi la distinzione di essere un uomo senza problemi di coscienza? L'unico problema menzionato nell'articolo era che da Londra avevano promesso ai bombaroli a Bagdad di pagarli $2000 per bomba, ma invece gli avevano dato solo $1000. Nella storia originale, sulla quale l'articolo del New York Times era basata, il bombarolo capo si lagnava pure di esser stato una volta pagato con banconote false. Sembra che i ragazzi della Banda Allawi a Londra si erano intascati i dollari buoni spediti da Washington e avevano mandato dollari fasulli ai colleghi a Bagdad. Non vi è altra spiegazione accettabile, certo nessuno vorrà insinuare che Bill Clinton sia stato capace di pagare i suoi ragazzi a Londra con moneta falsa?
http://www.commondreams.org/headlines04/0609-02.htm
http://www.counterpunch.org/cockburn06112004.html

Il Primo Ministro è un uomo molto ammirato dai suoi poliziotti. Sanno che è capace di prendere l'iniziativa a di dare il buon esempio, come quando a Bagdad uccise sei o sette prigionieri di sua mano propria. È un uomo capace, capace di tutto.
http://www.commondreams.org/headlines04/0716-01.htm

Il Primo Ministro è la persona che più poteva trarre profitto dall'uccisione di Margaret Hassan. Vi sono i motivi per il crimine. C'è evidenza che vi sono corpi sepolti nella sua cantina. Non vi sono testimoni vivi nel caso Hassan, ma c'è una traccia di sangue che ci porta alla sua soglia. Sarà questo sufficiente a insospettire il giudice istruttore?

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