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Infosdebitarsi 29 gennaio 2004

Notizie da e per Porto Alegre

in questo numero:

- editoriale (da e per porto alegre e nuove adesioni al messaggio alle camere)
- Forum Sociale Mondiale: le campagne Africane sul debito chiedono azioni
concrete per l'Africa.
- cronaca del primo giorno dal Forum Sociale Mondiale di F. Martone
- "messaggio alle Camere" con nuove adesioni
29 gennaio 2005 - Sdebitarsi

Editoriale

Notizie da e per Porto Alegre
Nuove adesioni al messaggio alle Camere inviato dalla campagna italiana per la cancellazione del debito Sdebitarsi

Mentre a Porto Alegre entrano nel vivo i lavori del Forum Sociale Mondiale, a Roma la camagna italiana per la cancellazione del debito-Sdebitarsi-continua la raccolta delle adesioni al messaggio indirizzato al Parlamento in vista della discussione sul decreto del Governo sulle misure da adottare per l'emergenza Tsunami e sulla riforma delle nazioni Unite.

Tonio Dall'Olio di Pax Christi e la CIMI (Conferenza degli Istituti Missionari in Italia) hanno espresso la loro adesione.

Come gia' annunciato precedentemente, alcuni parlamentari dell'opposizione hanno accolto il messaggio della campagna e hanno deciso di riprenderne i
contenuti in una mozione parlamentare da presentare nei prossimi giorni.
L'iniziativa del messaggio oltre ad essere una occasione dovuta di pressione sulle istituzioni riguardo alle misure da adottare per sostenere la ricostruzione dei paesi colpiti dal maremoto' rappresenta un forte appello alla ripresa dell'iniziativa da parte della societa' civile italiana sul tema del debito.

"Cancellare il debito si deve e si puo'" dice il titolo del messaggio inviato alle Camere e vuole richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sul debito come questione irrisolta e fonte di progressivo e drammatico impoverimento di tanti popoli.

Fermare la macchina- il sistema globale economico disciminatorio costruito
sulla base di regole e misure ingiuste - che e' la causa del debito e non solo i suoi effetti. In Italia, applicare da subito e appieno la legge 209! Ad oggi solo 2 miliardi di euro sui 4 stabiliti come tetto minimo di cancellazioni da effettuare e i 6 miliardi obiettivo massimo e politicamente piu'efficace. Ma anche questo non basta.

Le iniziative bilaterali sono importanti ma insufficienti se non nel quadro
di una politica di ampio respiro che ha per obiettivo una vera lotta alla
poverta'. Serve che le iniziative in corso o annunciate, facciano parte di
iniziative coerenti e strutturali che cambiano alla base il sistema economico mondiale esistente profondamente ingiusto.

Il debito e' un pezzo fondamentale e funzionale di questo sistema distorto.
Fanno eco a questi contenuti del messaggio, le parole d'ordine pronunciate
dalle campagne del sud del mondo, ed in aprticolare dell'Africa, in questi
giorni al Forum Sociale Mondiale. Anche da parte di tante realta' italiane presenti a Porto Alegre viene forte la spinta a rilanciare l'attenzione sul debito come nodo focale su cui concentrare l'iniziativa del movimento.

A tutti chiediamo il contributo e l'impegno a partecipare all'Assemblea della campagna che si terra' l'8 febbraio a Roma.

Raffaella Chiodo
Sdebitarsi

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Forum Sociale Mondiale: le campagne Africane sul debito chiedono azioni concrete per l'Africa.

Al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, I rappresentanti delle campagne
africane sul debito di - Jubilee Sudafrica, Solidarity Action Network del Kenya e del Forum on Africa Alternatives del Senegal- hanno gestito il confronto realizzato nella sessione dedicata all'Africa e al suo fardello
del debito con delle elites potenti riunitesi a Davos nel World Economic
Forum. Il confronto ha visto sfilare il primo ministro inglese Tony Blair,
Presidente Olusegun Obasanjo della Nigeria, il Presidente Thabo Mbeki del
Sudafrica e l'ex Presidente USA Bill Clinton,l'uomo piu' ricco del mondo Bill Gates, e la rock star Bono.

"Siamo lieti di vedere che i signori Clinton Blaire e Gates esprimono interesse per la lotta dei popoli africani" dice Demba Moussa Dembele del Forum African Alternatives del Senegal. "Ma questo incontro cosa vuole rappresentare? Siamo stanchi di nobili discorsi sul nostro continente e non
importa quanto sia famoso l'oratore che lo pronuncia. Le loro promesse saranno privi di senso senza i fondamentali cambiamenti del sistema economico globale e senza che sia cancellato l'enorme peso del debito che e' stato imposto illegittimamente sui nostri popoli. In assenza di azioni concrete. Le belle parole potranno placare qualcuno, ma risponderanno ai nostri bisogni con promesse ipocrite che finiranno presto del dimenticatoio"

Aggiunge Njoki Njoroge Njehu del Solidarity Action Network in Action (Kenya)
"Noi diciamo a tutti quelli che vogliono aiutare l'Africa: Non stiamo chiedendo la carita'; chiediamo giustizia! Il nostro continente e'stato sfruttato e ha sofferto dell'abuso di potenze straniere per secoli. Dopo la schiavitu' e il colonialismo, l'ultima forma per imporre interessi stranieri su di noi e' stata la letale combinazione di debito e condizioni economiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Non possiamo piu' tollerare un sistema che chiede ai piu'impoveriti di continuare a pagare per il benessere dei privilegiati. Rivendichiamo il diritto a nutrirci, respirare,vivere! Chiediamo giustizia!"

Jubilee South Africa ha respinto le promesse fatte per addurre una presunta
maggiore attenzione all'Africa. "Loro hanno il potere per fare molto di piu'. Per cambiare il sistema economico globale del tutto discriminatorio. Ogni giorno che perdono nel non esercitare questo loro potere e' un'altro giorno per esporre la loro ipocrisia e partecipare all'abuso dell'Africa" ha detto cosi' P. Giyose, coordinatore di Jubilee Sudafrica. "Non abbiamodifficolta' a condividere con la posizione che il Presidente Obasanjo ha preso affermando che mantenere la cancellazione del debito e' un prerequisito per progresso genuino in Africa. Speriamo che mr Blair capisca la sua lezione. Ma aggiungiamo che la cancellazione sar' efficace solo se non accompagnata da condizionalita' imposte dall'esterno - proprio quelle misure che hanno devastato l'Africa.

New Voices on Globalization / 50 Years Is Enough Network:
<http://www.50years.org/>http://www.50years.org/


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Cronaca da Porto Alegre
28 gennaio 2005

Il colpo d`occhio era impressionante. 200 mila persone sono defluite dal
centro di Porto Alegre fino all´anfiteatro della Porta Del Sul per celebrare quello Che sará l´ultimo Forum di Porto Alegre ma il primo di un nuovo corso. Questa decisione ha poco a che vedere con il mutato panorama politico nel Rio Grande do Sul. Il coordinamento internazionale del FSM aveva infatti gia´ preso atto dell´urgenza di un cambiamento e della necessita´di allungare le scadenze da un Forum all´altro così da permettere um maggior radicamento delle attività e delle proposte su base nazionale e regionale.

Cosi´la decisione è stata quella di alternare ad un Forum mondiale "unico"
vari forum regionali sempre sotto l´ombrello del Forum Sociale Mondiale.
Per l'Europa si parla della Grecia per il 2006 mentre a Barcellona si terrà
in estate il Forum Sociale Mediterraneo. Possibile candidato per il FSM del
2007 il Marocco: quello che è certo è che sarà in Africa. Anche la struttura del Forum cambia. Sulla scia della positiva esperienza del Forum Sociale delle Americhe tenutosi in Ecuador nel luglio scorso, nonci sono piu´plenarie ma seminari a tema, il più possibile "agglutinati" andando oltre la disamina dei problemi o la rituale tenzone ideologica. Ora il movimento sopratutto quello di base, vuole condividere, raccontare e capire le pratiche proprie ed altrui . Un movimento propositivo in un momento caratterizzato dall' affanno dei moviumenti del Nord del mondo, e dal colpo di reni e dal rilancio dell'iniziativa di quelli del Sud. Un Forum concreto quindi volto a sciogliere i nodi che impediscono una maggior convergenza su alcuni temi ed a rafforzare le reti e le iniziative per chi resiste quotidianamente al neoliberismo. Il fine ultimo dell'incontro non sarà piu' l'evento in sè stesso ma quello di facilitare processi, e non fornire soluzioni "standard" promuovendo invece il confronto tra le varie pratiche.

Al corteo ho incontrato molti attivisti conosciuti,. Humberto Cholango, Presidente di Ecuarunari, la Federazione dei Popoli Indigeni della Sierra
Ecuadoriana, mi riconferma la soddisfazione per il successo del Forum Sociale di Quito, al quale avevo partecipato nbel luglio scorso, e mi tranquillizza sulla velleità del movimento etnocacerista peruviano, uno strano e pericoloso miscuglio di sciovinismo indigeno e cultura fascista. Tatiana Roa, coordinatrice di Censat Agua Viva della Colombia mi aggiorna sulle discussioni e le proposte nel settore del clima e dell´ energia e su come allargare l'approccio lungo le linee del debito ecologico e della giustizia climatica. La sfida e´importante: come stare dalla parte dei popoli che soffrono le conseguenze dei mutamenti climatici andando oltre le questioni più tecniche che hanno finora in gran parte caratterizzato il dibattito. "E' solo una questione di potere e di rapporti di forza" grida un attivista del Movimento Barrios de Piè argentino nel corso di un dibattito sul "default" argentino e della questione del debito estero che ancora strangola quel paese. "E' tutta questione di rapporti di potere e di forza" tuona la coordinatrice filippina di Jubileo Sur in un incontro sul debito estero volto a cercare di ricomporre le divergenze tra le varie campagne internazionali che stanno aumentando la loro iniziativa in vista del vertice del G8 di Edimburgo dove il debito farà la parte del leone.
Per i movimenti del Sud, di quei paesi che si considerano i veri debitori,
l'unica via è quella della cancellazione incondizionata , al di là di formule tecnicistiche o di moratorie quali quella adottatata dai G8 per i paesi colpiti dallo tsunami, giacchè la questione è puramente politica e non finanziaria. A nulla serve pertanto ostinarsi a chiedere ed aspettarsi concessioni dal Club dei Paesi creditori o dal G8, ma occorre invece rafforzare l'iniziativa dei paesi indebitati, dei movimenti e dei loro governi esortandoli a non pagare il debito e ad assicurare che i denari così liberati vengano spesi per la lotta alla povertà. Questo però non basta. Oltre il tema della condizionalità si è anche discusso degli strumenti finanziari necessari per lo sviluppo di quei paesi. Viene da molti rigettato l'assunto neoliberista secondo il quale i paesi del Sud non hanno capacità di risparmio e quindi di generare da sè le risorse finanziarie necessarie , dovendo quindi aprire le porte agli investimenti delle multinazionali o ai prestiti-capestro della Banca mondiale del Fondo Monetario Internazionale. Per rompere la catena del debito è quindi necessario porre fine alle fughe di capitale ed assicurare che i denari disponibili nei paesi non si perdano per le vie della finanza
speculativa o dell'illegalità. Lo spiega bene Eric Toussaint del CADTM belga, e fa da contraltare all´intervento forse un pò troppo moralista della
rappresentante di Jubilee UK che rilancia la cancellazione del debito come
questione morale ponendo però l´accento sulla necessità di porre delle condizionalità sui governi indebitati da parte dei G8. Il rappresentante di
Afrodad insiste sulla proposta di arbitrato internazionale come grande panacea che dovrebbe invertire i rapporti di forza tra creditori e debitori. Buona idea alla quale però Soren Ambrose, un vecchio compagno di strada, della Campagna americana 50 Years is Enough giustamente obietta: "L´idea dell´arbitrato va sostenuta, ma va intesa come risultato di un mutamento dei rapporti di forza non come strumento per ottenere taleobiettivo. Senza un cambiamento del rapporto di subalternità dei paesi indebitati come sarà possibile concretizzare e praticare un arbitrato veramenter equo e indipendente?". Intanto oltre alla moneta "locale" stampata dagli organizzatori del Forum circola un´altra banconota, un dollaro tutto particolare, un buono per le riparazioni "da pagare ai popoli
del Sud, creditori del debito ecologico, sociale e storico". Un debito che
dovranno pagare le istituzioni finanziarie internazionali, le imprese transnazionali ed i governi responsabili "della distruzione delle risorse naturali, dell'ambiente, della violazione dei diritti umani". Il tema del debito ecologico, della giustizia ambientale e dei beni comuni attraversa anche le discussioni sull´acqua e sulle forme di resistenza di base ai processi di privatizzazione. Processi che proprio qui in America Latina hanno dovuto fare i conti con l´ostinata opposizione dei movimenti sociali. Sono proprio le pratiche di resistenza e le vittorie di Cochabamba, Bogota´, del referendum in Uruguay e dei contadini Peruviani a dare la certezza che l´acqua non puo´essere considerata e trattata come una merce da scambiare sul mercato globale. Importante in tal senso e´ la decisione dei movimenti sociali di convocare un Forum Sociale dell´Acqua per il 2006 in Messico.
Per quanto riguarda la politica istituzionale, al di la´ delle preoccupazioni su possibili contestazioni a Lula, cè poco da registrare. Il rituale Forum Parlamentare si riunirà nel weekend per discutere sul ruolodei Parlamenti nel recepire ed avanzare le istanze del Forum Sociale Mondiale: dalle questioni dello sviluppo e della lotta alla povertà e all´esclusione sociale , agli strumenti di controllo sulla globalizzazione finanziaria e commerciale, alla riforma delle Nazioni Unite per finire con la democrazia partecipativa. Insomma un´agenda di lavoro che vorrebbe essere di sostegno alle campagne ed alle mobilitazioni di base, ma che rischia di restare marginale, nell'isolamento e nel formalismo nella quale si svolge. Sarà quindi opportuno incentivare di più la partecipazione dei parlamentari nei seminari del FSM per un confronto piu´costruttivo ed operativo a pari livello con la societa´civile.

F. Martone

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Ai Presidenti della Camera e del Senato

Ai Capigruppo della Camera e del Senato

CANCELLARE IL DEBITO SI DEVE E SI PUO'

Non possiamo dimenticare!

La tragedia dello tsunami e la crisi argentina hanno ricordato a tutti che
il problema debito estero dei paesi del Sud del mondo e'ancora drammatico,
concreto e irrisolto. A fronte delle sempre più scarse risorse destinate dai paesi ricchi allo sviluppo dei paesi poveri, quelle loro versate dai paesi poveri per ripagare il debito sono di gran lunga superiori. Negli ultimi anni il Sud del mondo ha ripagato più di 230 miliardi di dollari l'anno su un debito che supera i 2.500 miliardi di dollari a fronte di 50 miliardi di dollari di aiuti e di 100 miliardi di rimesse che gli immigrati mandano ai loro paesi. Il povero Sud diventa sempre più un finanziatore del ricco Nord offrendo come garanzia per il ripagamento del debito le proprie risorse naturali e perpetrando così un'ingiustizia storica mai risolta, che smaschera l'ipocrisia delle misure adottate fino ad ora per affrontare laquestione del debito.

Anche l'iniziativa Hipc di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale,
avviata su richiesta del G8 nel 1996 è fallita, visto che ha cancellato appena un terzo del debito dovuto a queste istituzioni dai paesi più poveri e più indebitati E chi ha avuto il debito cancellato, a causa delle condizioni imposte dal FMI si è ritrovato subito di nuovo con un debito insostenibile e non potrà mai raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio fissati da tutti i governi nell'ambito delle Nazioni Unite.

La grande mobilitazione internazionale sviluppatasi in vista del Giubileo
del 2000 chiedeva ai governi e alla comunita' internazionale di cogliere quella occasione simbolica per cancellare il debito, permettendo cosi' ai paesi poveri di avere un nuovo inizio libero dal fardello del debito e di
uscire dalla povertà. A cinque anni da allora, constatiamo che e' stata
un'occasione storica in gran parte sprecata. Si sono infatti registrate
positive iniziative di singoli stati comunque insufficienti di fronte ad
una questione che ha carattere globale e richiede risposte di respiro globale.

Le iniziative annunciate più volte dal G8 ed in altre sedi internazionali
sono state puntualmente disattese.

La Conferenza ONU di Monterrey che doveva individuare gli strumenti e le
misure utili al reperimento delle risorse necessarie a finanziare i programmi d'azione elaborati dalle conferenze tematiche dell'ONU di Rio de Janeiro, Pechino, Copenhagen e Cairo per affrontare i grandi problemi del pianeta, ha prodotto soltanto impegni in favore di misure e iniziative parziali ed insufficienti.

Cosa è stato fatto dall'Italia

In Italia forte e' stata la mobilitazione e la campagna "Sdebitarsi" per la
cancellazione del debito -ha conquistato nel luglio del 2000 uno straordinario strumento, la legge 209. Una legge unica nel suo genere a livello mondiale che disciplina la cancellazione dei crediti governativi bilaterali italiani.

Dalla sua entrata in vigore ad oggi la 209 ha più volte subito il tentativo da parte del Governo di depotenziarla e perfino azzerarla. Il primo fra questi e' stato il regolamento attuativo che ha introdotto elementi che hanno indebolito l'efficacia dell'iniziativa e dilazionato i tempi di applicazione. Quindi l'Italia, nonostante si fosse impegnata ad andare oltre l'approccio multilaterale, di fatto ha continuato a seguire i dettami del FMI anche in caso di cancellazione del proprio debito bilaterale.

Ad oggi soltanto la metà della cancellazione è stata raggiunta in violazione della scadenza originaria di tre anni - 2 miliardi di Euro a fronte degli 8.000 miliardi di vecchie lire stabiliti come soglia minima, e ancora meno rispetto ai 12.000 miliardi auspicati come obiettivo politico molto più significativo.

Inoltre alcuni articoli considerati punti qualificanti della legge non sono
stati pienamente applicati. Ad esempio l'articolo 7 che impegna il Governo
Italiano ad attivarsi per promuovere nelle sedi internazionali il coinvolgimento della Corte Internazionale di Giustizia, e' stato totalmente
disatteso. Anche l'art. 5, che permette la cancellazione del debito dei
paesi che vengono colpiti da disastri naturali e' rimasto inapplicato
nell'occasione drammatica del maremoto che ha sconvolto il sud est asiatico
e l'Africa orientale lo scorso 26 dicembre.

Allo stesso tempo in Italia la cancellazione del debito e' stata strumentalmente utilizzata per cancellare anche la cooperazione. Le risorse per lo sviluppo allocate con la legge finanziaria del 2005 per gli aiuti pubblici allo sviluppo corrispondono allo 0,11. Una politica di aiuto pubblico allo sviluppo se vuole essere seria e credibile deve fare
marciare di pari passo la cancellazione del debito con l'allocazione di nuove risorse per la cooperazione. E' scandaloso che una tale pratica sia stata legittimata alla fine anche in ambito di OCSE da parte dei principali paesi donatori.

Cosa dobbiamo chiedere

· Nello spirito della legge 209 chiediamo che anche i crediti
commerciali controllati dalla SACE e che si pretende di recuperare dai paesi colpiti da disastri naturali siano soggetti ad un processo di cancellazione in nome del principi di forza maggiore. Ci opponiamo a procedimenti di riconversione di questi debiti che liberano risorse per finanziarie nuove appalti con un coinvolgimento preferenziale delle imprese italiane nella ricostruzione

· Il Club di Parigi che racchiude i 19 paesi creditori più ricchi al mondo e discute la ristrutturazione dei debito commerciali sotto controllo statale ha mostrato come, dopo la decisione del G8 di Evian, è possibile anche cancellare il debito se si vuole, come avvenuto recentemente per l'Iraq, anche se la cancellazione all'80% subordinata alle pesanti condizionalità del FMI risulti troppo limitata e controproducente per la sovranità del popolo iracheno. Denunciamo la pratica del Club di Parigi didecidere su ristrutturazioni ed eventuali cancellazioni parziali del debito sovrano dei paesi del Sud del mondo, in quanto impone le sue decisioni ai debitori senza permettere alcun negoziato.

· I grandi creditori privati, banche e imprese, continuano a rifiutarsi di accettare il principio della cancellazione del debito, come nel caso Argentina, e minacciano i paesi del Sud che in caso si proceda ad una cancellazione il loro rating finanziario e di conseguenza l'afflusso di
prestiti ed investimenti esteri diminuirà sensibilmente. Crediamo che anche il debito privato debba essere sottoposto ad una verifica indipendente, equa e trasparente gestita ad esempio attraverso forme di arbitrato, che valutino la sua legittimità e considerino quindi le responsabilità anche dei creditori privati nella sua generazione.

· Occorrono sedi istituzionali multilaterali, la cui legittimita' ed
autorevolezza siano universalmente riconosciute, in cui affrontare e regolare la questione del debito sulla base di nuovi criteri e processi di arbitrato indipendente e rivedere più in generale i meccanismi finanziari, economici e geopolitici che lo hanno prodotto negli ultimi anni. Anche in materia di gestione del debito, servono soluzioni globali, ed il coraggio di una radicale svolta politica, onde rallentare subito il progressivo impoverimento dei paesi del Sud del mondo, causato dal potere di controllo finanziario e dal ricatto politico esercitati dai paesi creditori.

· Il 2005, apertosi all'insegna della tragedia dello tsunami che ha
mosso una solidarietà senza precedenti nella cittadinanza globale, ma non nelle stanze dei banchieri pubblici e privati dei paesi ricchi, presenta
importante scadenze in cui il dramma del debito sarà nuovamente discusso.
E' stata offerta la moratoria sul debito di Sri Lanka, Seychelles ed Indonesia colpiti dalla tragedia del maremoto, ma ciò che occorre e' la sua cancellazione. Ci vorranno decenni per ricostruire quei paesi e le risorse
fin qui messe a disposizione dalla comunità internazionale sono generose ma
palesemente insufficienti. Il debito è stato cancellato nel caso dell'Irak,
perché non anche a paesi infinitamente più poveri, come quelli colpiti dallo tsunami, e privi delle straordinarie risorse petrolifere irachene?

· Perfino il G8 stesso ormai ammette di fatto che l'Iniziativa Hipc
è fallita ed il governo inglese, che tiene la presidenza, si è già espresso
in favore della cancellazione al 100 per cento del debito dei 41 paesi più
poveri ed indebitati al mondo. Crediamo che questa debba avvenire
immediatamente tramite una vendita responsabile delle riserve auree del FMI
tale che non abbia un impatto negativo sul prezzo dell'oro a svantaggio
del Sud del mondo e con versamenti di risorse fresche ed addizionali, senza
alcuna condizione imposta né dal G8 né dal Fondo Monetario Internazionale.

· Chiediamo che siano sostenute le forme di partecipazione e
rappresentanza delle società civili nella gestione delle risorse liberate
dalla cancellazione e messe a disposizione dei governi dei paesi più poveri
per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio.
Chiediamoinoltre che sia sostenuto ogni altro meccanismo innovativo di
reperimentodi risorse per lo sviluppo sui mercati internazionali in quanto tali fondi non devono essere utilizzati per la cancellazione del debito, e in ogni caso non dovranno incidere sui fondi da destinarsi alla cooperazione
internazionale.

Raffaella Chiodo Sdebitarsi

Alberto Castagnola Rete Lilliput

Luca De Fraia Azione Aiuto

Tonio Dell'Olio Pax Christi

Giulio Marcon Sbilanciamoci

Antonio Tricarico Campagna Riforma della Banca Mondiale

Alex Zanotelli missionario comboniano

CIMI Conferenza degli Istituti
Missionari
in Italia

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