Colonialismo e Israele. Fuori dall'Europa, fuori tempo.
Prima dell'inizio della colonizzazione europea, un secolo fa, generazioni di palestinesi musulmani, cristiani e ebrei convivevano in Terra Santa senza, o quasi, alcun conflitto. L'arrivo del Sionismo fece emergere una vena di intolleranza che alla fine è diventata un continuo spargimento di sangue in quel mare di violenza e caos che oggi attanaglia la regione. Come i loro discendenti, i primi colonizzatori sionisti elogiavano la separazione degli ebrei dai non ebrei. Stavano in disparte e sognavano di reclamare tutto ciò che era della Palestina per gli ebrei. Intrusi stranieri e con la legge nelle loro mani, divennero una minaccia per la vita e la terra della popolazione indigena. Il Sionismo politico maturò all'interno del fanatismo nazionalista etnico che travolse l'Europa per molti decenni, prima e dopo la prima guerra mondiale. Questi movimenti - alcuni focolai esistono ancora oggi- tendevano ad adottare le teorie autocelebrative della scienza razziale del 19° secolo, che erano a loro volta un prodotto di secoli di colonialismo genocida europeo. I nazionalisti etnici europei sostenevano che un "popolo" fa una nazione e che questa ha diritto a uno stato indipendente. Per estensione, chi risiede nello stato e non è del "popolo" può essere escluso dalle questioni della nazione, se non addirittura espulso o sterminato. I movimenti nazionalisti dell'Europa centrale e orientale erano spesso sostenuti dalla Gran Bretagna e dalla Francia, per indebolire la Germania e i due imperi multi-etnici, quello austro-ungarico e ottomano. I Sionisti fecero un passo in più rispetto al nazionalismo etnico reclamando il diritto allo stato per i credenti della stessa fede. Riconoscendo una "razza ebraica" con la propria storia bi-razziale speculare, applicarono la nozione che un "razza" può definire un "popolo" (cioè un popolo degno di una nazione). D'altra parte, essi accettavano la definizione religiosa di Ebraismo. In questo modo furono capaci di dirottare il Giudaismo verso i propri obiettivi politici. Dopo la prima guerra mondiale si infranse il vecchio ordine in Europa e in Asia sud-occidentale e le potenze dell'Ovest riscrissero le mappe secondo gli auspici della Lega delle Nazioni. Nel vano tentativo di contenere lo spirito del nazionalismo etnico, che essi stesi avevano contribuito a far emergere, la Lega chiese agli "stati democratici" nati dallo sgretolamento degli imperi di rispettare i diritti delle "minoranze". In pratica però questa presa di posizione "assimilazionista" non fu messa in pratica in maniera significativa. Le Carte di molti dei nuovi stati modellavano il concetto di cittadinanza su aspetti etnici. I liberali discutevano sul potenziale di integrazione dei gruppi etnici per valutare se fossero stati adatti alla "democrazia". Gli Ebrei erano il gruppo che più spesso veniva definito "difficile" o "impossibile" da integrare. Nel suo libro, Dark Continent*, il professor Mark Mazower dimostra che la spinta democratica dell'Europa del dopo Versailles regredì immediatamente nella spirale autoritaria dell'Europa pre-Versailles, senza però le sue compagini multi-etniche stabilizzanti. A metà degli anni '20 il fascismo godeva di appoggio popolare e di rispetto in tutto il continente. Quando Hitler salì al potere, i governi fascisti erano diventati così convenzionali che i Nazisti furono costretti a rinvigorire il movimento con parole e azioni più aggressive. Sia in Gran Bretagna che in Germania trasferire la "nazione ebraica" fuori dall'Europa era una soluzione allettante e persino logica a quel "problema ebraico" che da tempo esisteva in Europa. I Sionisti promisero di fare proprio questo, e così godevano del sostegno dei vertici della società europea. L'occupazione britannica (su ordini di Londra) sostanzialmente ignorava l'illegittimità dei sionisti e la persecuzione degli arabi da parte di questi, mentre i Nazisti li salutavano come nomadi verso un futuro di purezza "razziale" per tutti. Naturalmente pensare che milioni di europei potessero muoversi en masse verso qualsiasi luogo fuori dall'Europa rispondeva intrinsecamente ad una logica coloniale, come se il mondo fosse una tabula rasa su cui il continente potesse riversare il suo peggior bigottismo in un colpo solo. Mentre il Sionismo politico era parte essenziale dell'entusiasmo dell'Europa del 20° secolo per il nazionalismo etnico, il suo programma apparteneva al 19° secolo, come la mania di Lincoln di trasferire i neri americani in America Centrale. Insediandosi nella Palestina araba, il Sionismo ha adottato l'ideologia imperialista facendole fare marcia indietro nella storia: ha fondato nel 1948 uno stato etnico europeo coloniale in un Medio Oriente arabo in piena fase di "decolonizzazione". Israele fu un anacronismo dalla nascita. Frutto delle leggi di immigrazione antisemitiche delle nazioni occidentali (che la lobby sionista aveva incoraggiato), la Nazione ebraica (che i Sionisti reclamavano di rappresentare) si sarebbe trapiantata in Palestina per adempiere ad un comandamento divino e rivendicare così l'antica nazione di Israele. La forte valenza storica e religiosa di questa affermazione sbaragliò in un colpo solo le mitologie delle altre nazioni e segnò la perenne tendenza del Sionismo all'ardire. La forza motrice del Sionismo ha continuato a guidare Israele come un progetto coloniale espansionista fino al 21° secolo, appropriandosi, distruggendo e annettendo inesorabilmente terre e acqua palestinesi. Questa rapina alla luce del sole sta procedendo in maniera incalzante grazie anche alla "barriera di separazione" che Israele sta costruendo nella sponda occidentale palestinese. In Europa i muri sono sempre stati usati per delineare confini di stati e ghetti. Israele li usa per continuare a espandere i suoi confini e smembrare i suoi ghetti per uso proprio. Rispondendo all'intolleranza dell'Europa e all'Olocausto nei termini razzisti di colonialismo, il Sionismo ha messo insieme il desiderio ebraico di libertà e sicurezza con i peggiori impulsi dell'animo umano. Ha unito la cecità morale del nazionalismo etnico al crimine morale di etnocidio e ha accollato al Sionismo un incessante bisogno di negare sempre la realtà storica e l'umanità di arabi e musulmani. Queste sono le radici profonde dell'illegalità che vediamo oggi in Palestina e Israele. Nessuno è stato risparmiato. Gli israeliani sono sommersi da un marea crescente di crimini, corruzione, incompetenze e venalità che affliggono il loro governo e la società. Recentemente abbiamo appreso della concussione che ha coinvolto persino l'autorità israeliana delle tasse e probabilmente anche il Primo Ministro stesso. Nel frattempo lo Stato minaccia di attaccare l'Iran con armi nucleari. La Storia ci insegna che Israele dovrà inevitabilmente fare i conti con il fallimento morale e politico del colonialismo. Non può conservare uno stato di guerra con gli stati vicini per sempre. C'è una via d'uscita pacifica che comincia con la rinuncia di Israele al colonialismo e all'occupazione. Se il nazionalismo etnico sionista sopravvivrà a questi cambiamenti, è una questione aperta. Senza questi cambiamenti Israele potrebbe essere sorpresa dal giorno della resa dei conti e non riuscirebbe a gestirlo. *Mark Mazower, Le ombre dell'Europa. Democrazie e totalitarismi nel XX secolo, Garzanti, 2000
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