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Così nacque PeaceLink

"Connessi"

Un anarchico americano, Tom Jennings, aveva messo a disposizione un software libero. Quelli di PeaceLink nel 1991 tirarono su una specie di «paleointernet» privato che funzionava con tecnologie oggi archeologiche ma allora miracolose
Mattia Feltri (La Stampa)
Fonte: https://tinyurl.com/yc3dtdf2 - 05 febbraio 2018

Il logo originario di PeaceLink nella carta intestata del 1992

Alessandro Marescotti quando nel 1991 scoppiò la Prima Guerra del Golfo aveva 33 anni. Insegnava storia e italiano alle superiori e faceva parte di un gruppo pacifista, ambientalista, solidarista. Era in contatto con altri attivisti e tutti loro si chiedevano come usare i computer per tenersi «connessi» e organizzare le loro piccole forze antimilitariste. Dicevano proprio così, «connessi».

Un anarchico americano, Tom Jennings, aveva messo a disposizione un software libero che Marescotti e gli altri si presero, e tirarono su una specie di «paleointernet» privato che funzionava con tecnologie oggi archeologiche ma allora miracolose: misero in rete anche una caffettiera come il Commodore 64, e nelle loro «paleomail» compariva una parola per volta.

Così nacque Peacelink, il gruppo che nel 2005 entrò nel database Eper e scoprì che a Taranto c’era l’8,8 per cento della diossina industriale europea. «Ci aprì il Tg3 regionale, ma il giorno dopo nessun partito disse una parola. Nemmeno Nichi Vendola, che era presidente della Regione da pochi giorni», ricorda Marescotti ai tavolini di un bar di Taranto.  

Note:

Estratto da "Tra i vecchi “metalmezzadri”dell’acciaio dove il vento dell’Ilva spinge l’astensione" del 5/2/2018 su La Stampa

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