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    Minacce a cronista, Palermo reagisce

    Una manifestazione di cittadini e non soltanto di giornalisti per il reporter dell'Ansa Lirio Abbate, minacciato dalla mafia. Peter Gomez: «Bene Confindustria, ma anche i partiti caccino i mafiosi»
    9 settembre 2007 - Cinzia Della Valle
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Quando il corteo parte, in piazza Croci ci sono circa cinquecento persone. Tanti giornalisti e fotografi, ma anche agenti di polizia con i cani anti bomba, i ragazzi di Addiopizzo con le magliette nere contro la mafia, le mamme che spingono i passeggini con i bambini che guardano i gonfaloni dei comuni di Palermo e Castelbuono, la città natale di Lirio Abbate. A fianco del giornalista dell'Ansa c'è sempre qualcuno. Giampiero Gramaglia, direttore dell'Agenzia di stampa, passeggia con il suo cronista lungo tutto il percorso, fino al teatro Massimo, per far capire che tutta la direzione e l'intera redazione sono con lui nella battaglia contro la criminalità. «Ringrazio tutti per la solidarietà e l'affetto che mi sono stati dimostrati - dice Abbate, circondato da tanta gente - e in particolare i colleghi che ogni giorno insieme a me sono impegnati a raccontare la cronaca di questa Palermo e di questa Sicilia». Chi confidava nella piazza per dare una risposta forte a chi ha messo l'ordigno incendiario sotto l'auto del cronista ha avuto ragione. La piazza ha risposto. L'iniziativa, voluta da alcuni giornalisti del Giornale di Sicilia e dell'emittente privata Tgs e sposata da Ordine e Fnsi, ha raggiunto lo scopo di alzare un muro di protezione attorno ad Abbate, che da alcuni mesi vive sotto scorta dopo la terza minaccia in poco meno di sei mesi.
    Il corteo ha sfilato in silenzioso lungo la via Libertà, il salotto della città di Palermo, tra la curiosità della gente e degli ultimi turisti che fotograno il serpentone. In testa, con Abbate e Gramaglia, ci sono il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, e molti rappresentanti della Fnsi e dell'Unci, con il suo presidente Guido Columba.
    C'è anche qualche politico: Beppe Lumia (Ds) e Carlo Vizzini (Fi) della commissione Antimafia, il parlamentare Dl Franco Piro, i deputati regionali Pino Apprendi, Lillo Speziale e Antonello Cracolici dei Ds, Salvino Caputo di An. E' a loro che Peter Gomez si rivolge dal foyer del teatro Massimo, prendendo il microfono. «Va bene la parata e la solidarietà a Lirio Abbate, ma credo che la politica debba guardare dentro se stessa. Gran parte dei partiti siciliani sono inquinati dalla mafia». E' il momento in cui il silenzio viene rotto dagli applausi.
    L'appello-denuncia del giornalista de L' Espresso, che con Abbate ha scritto il libro «I complici» sulle connivenze attorno al boss Bernardo Provenzano, dà contenuto alla manifestazione. «Bene ha fatto Confindustria a decidere di espellere chi paga il pizzo - dice Gomez - Da cittadino aspetto che i partiti espellano i mafiosi». Qualcuno tenta di stringergli la mano, ma Gomez si defila. Il suo è un urlo, uno sfogo. Abbate lo guarda e annuisce.
    «La minaccia ad Abbate non è caduta nel vuoto. La reazione della società si sta dimostrando forte e decisa», dice Lumia, secondo cui «adesso è il momento della politica e la migliore risposta è quella di spostarci dall'antimafia del giorno dopo a quella del giorno prima: dobbiamo colpire i mafiosi prima che loro possano colpire noi». Per Del Boca «l'esempio professionale di Lirio é una poderosa rappresentazione di quello che il giornalismo deve essere, troppo spesso i politici parlano dei giornalisti come iene dattilografe, e indeboliscono la professione». Nel corteo c'è anche lo scrittore e autore di testi teatrali Moni Ovadia: «La libertà di stampa è il pilastro fondamentale di qualsiasi società degna di tale nome; laddove c'è intimidazione all'espressione della libertà di stampa, allora si è già nell'anticamera della tirannia». Il sindaco, Diego Cammarata con la fascia tricolore, parla di «una città sana, vitima della criminalità ma che ha sempre reagito con dignità e determinazione». A portare la solidarietà di Piero Fassino in piazza c'è il suo portavoce, Gianni Giovannetti. «Mi chiedo - osserva Rita Borsellino - perché i giornalisti siano così spesso costretti a scrivere libri. Probabilmente perché la questione della libertà di stampa è legata al fatto inquietante che sui giornali tante cose non si possono scrivere». Se per Vizzini «siamo in una democrazia ferita e malata», per Italo Tripi, leader Cgil in Sicilia, chi sfila a fianco di Abbate «rappresenta solo un'avanguardia di questa città, ma mi auguro di rappresentare i sentimenti della parte migliore di Palermo».

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