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    Le critiche sulla politica del Governo per le tossicodipendenze, fatte da chi da tanti anni ha fatto della strada il suo ambito di lavoro privilegiato.

    "Sono forti con i deboli"

    Sono passati più di tredici anni da quando il primo ragazzo è arrivato nelle nostra comunità terapeutica. Ne abbiamo incontrati e conosciuti molti, abbiamo cercato di accogliere le loro storie, le loro persone, non li abbiamo mai visti come problemi. Abbiamo cercato di condividere la sofferenza e la fatica delle loro famiglie, accompagnandole a ritrovare e riamare i loro figli e ad accogliere le loro difficoltà. Questo percorso ci ha fatti ritrovare insieme nel Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza a condividere questa centralità della persona ed il riconoscimento della sua dignità con tanti altri gruppi di ogni regione d‘Italia.
    Don Armando Zappolini
    Fonte: "La Rinascita" - 21 novembre 2003

    Nella profonda amarezza che provo, come la maggior parte degli operatori pubblici e privati, per la nuova proposta di legge presentata dall’On Fini, mi tornano a mente i volti e le storie dei nostri ragazzi, penso che se ci fossimo limitati a giudicarli ed a criminalizzarli non li avremmo avuti come compagni di strada, non avremmo condiviso le loro difficoltà e le loro vittorie.

    Accanto a loro abbiamo sentito talvolta sulla nostra pelle anche la umiliazione della esclusione, quando ci hanno chiuso la porta in faccia, quando non hanno capito la nostra fatica, quando ci hanno solo disprezzato e rifiutato. Pensavamo (ed era vero) che erano eccezioni, che la gente più sensibile e civile ci voleva aiutare, ci avrebbe dato la possibilità di recuperare il nostro rapporto con la vita. Oggi le eccezioni di ieri vogliono farle diventare normalità, annullando una cultura della accoglienza e della solidarietà che ha prodotto in questi ultimi anni in Italia un sistema di servizi che l’Europa ci invidia. Ci opporremmo con tutte le nostre forze a questo tentativo di demolizione, frutto di una visione ideologica e priva di ogni riferimento oggettivo.
    La storia di questi anni ci ha fatto invece conoscere la complessità del problema e ci ha insegnato l’umiltà della ricerca, la grandezza del dubbio, del tentativo. Abbiamo imparato a temere le nostre sicurezze, le nostre visioni culturali che talvolta, purtroppo, abbiamo anteposto alle persone. Ci siamo adattati, fin dove ne siamo stati capaci, per cercare di non perdere nessuno, per non abbandonare nessuno al proprio destino.

    Crediamo nella molteplicità delle risposte e nella eguale dignità di quelle metodologie che comunque mettano al centro la persona e ne rispettino sempre la dignità.

    Abbiamo cercato in questi anni di imparare, di prepararci culturalmente e professionalmente, come forma di rispetto per le persone che accoglievamo. Questo è stato ed è il nostro stile, quello del 90% degli operatori pubblici o privati del settore.

    La distinzione fra noi e la proposta di legge dell’On. Fini è evidente ed inconciliabile. Non si può infatti trattare il problema della droga senza rispettarne la complessità e senza avere dei riferimenti scientifici, non si può affrontare una questione che coinvolge persone e famiglie con l’atteggiamento becero e strafottente di chi crede di sapere tutto e non conosce nemmeno l’alfabeto. Questa ennesima dimostrazione di inciviltà del nostro Governo si pone in continuità con la legge Bossi-Fini sulla immigrazione. Il nostro paese si dimostra sempre più forte con i deboli e debole con i forti: si ghettizza il disagio, si criminalizza il diverso, mentre si permettono libertà di manovra e depenalizzazione ai grandi trafficanti di capitali.

    Un ultimo sentimento di amarezza viene dalle dichiarazione del Ministro Sirchia riguardo alla diversità fra droghe leggere e droghe pesanti: poteva lasciare alla ignoranza dei politici una simile affermazione e rispettare di più la propria professionalità di medico. È un bruto segnale, quando la demagogia prende il posto della scienza e della ragione: è proprio vero che a frequentare le cattive compagnie si finisce per prenderne i difetti.

    Intanto noi continuiamo a portare avanti il nostro impegno, cercando così di accompagnare il cammino dei nostri ragazzi, di incrociare il loro bisogno di aiuto. Nelle Comunità e nei Servizi, nelle nostre 700 strutture o per le strade delle città che abitiamo, la nostra ferma opposizione a questo progetto di legge si tradurrà in una più forte motivazione, con umiltà e con tenacia. Come sempre.

    Don Armando Zappolini
    Cnca Toscana

    Note:

    www.toscana.cnca.it

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