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    Tobi, Ci sono storie che vale la pena di raccontare

    La storia di due migranti sposi nigeriani, si ritrovano in Italia dopo mesi
    22 settembre 2014 - Fiorella Occhinegro

    sbarco di migranti a taranto

    Ci sono storie che vale la pena di raccontare. Soprattutto quando tutto ti porta a pensare che sia impossibile l'esistenza dell'epilogo "e vissero tutti felici e contenti". Il lieto fine da colpo di scena con un improbabile deus ex machina, esiste solo nei film, mi dicevo. Ma qualche volta accade anche nella vita reale che se desideri qualcosa, tutto l'Universo cospira perché i tuoi desideri si realizzino. E questa è la storia di una donna che ha creduto, sperato, desiderato, ed è la storia di un Amore che si fa beffa delle difficoltà della vita e diventa una bella favola. da raccontare.

    Era inverno da noi, quando Tobi decise di scappare dalla Nigeria con suo marito. L'unico carico prezioso che portavano con loro era il frutto di quell'Amore che ignaro e innocente cresceva nel grembo di Tobi e che volevano ad ogni costo difendere dalle atrocità della miseria e della guerra. Quindi iniziò per loro il Viaggio, che si rivelò troppo inaspettatamente duro per due giovani ragazzi di appena venti anni. Tutto per i primi giorni andò abbastanza bene. Finché non arrivarono in Libia. Fino a quella notte indimenticabile. Accadde tutto troppo all'improvviso. Il marito le venne strappato dalle braccia. Arrestato senza alcun motivo se non il colore della pelle. E quelle urla che la incitavano a scappare, a mettersi in salvo..."via, corri via, scappa, scappa"...Gli occhi umidi di Tobi incrociarono quelli del marito un'ultima volta e un velo di dolore e tristezza da quel momento diventò il suo vestito.

    A Taranto, presso il Centro Abfo, Tobi arrivò il 25 Aprile. Ed io non dimenticherò mai il nostro primo incontro e quanta sofferenza comunicava con i suoi silenzi. In grembo portava la sua meravigliosa creatura: era allora miracolosamente arrivata al settimo mese di gravidanza. Di suo marito nessuna notizia. È morto, insistevano i suoi compagni di viaggio. È vivo, insisteva Tobi.
    La vita iniziò a trionfare due mesi dopo con la nascita di Marvellous, ma Tobi non riusciva a gioirne pienamente. Parte del suo cuore era ancora in una prigione sperduta della Libia, incatenato agli occhi del marito. Perché non è morto, sentiva lei. È morto invece, ci avrebbero giurato gli altri.

    Sentiva bene, invece, il cuore di Tobi.
    Pochi giorni fa Kazeem, suo marito, è sbarcato in Italia. Impazzisco dalla gioia al pensiero che stamattina i loro occhi, non più velati di tristezza, si stanno incontrando per la prima volta dopo tanti mesi, dopo quella maledettissima notte. Impazzisco se penso che la piccola Marvellous oggi conoscerà il suo papà, che potrà finalmente proteggerla tra le sue braccia.
    Vado a dormire con un grande carico di gioia, perché i lieto fine esistono davvero. Anche qui, in questa terra dimenticata, a volte le favole si realizzano.

    Questa storia è stata raccontata anche con un articolo di Repubblica, stampa e web, da Vittorio Ricapito

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