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    Abruzzo, non è la 'ndrangheta che mancava, è la coscienza diffusa che manca

    La recente scoperta di una vera e propria rete ‘ndranghetista, che ha cercato di dominare e opprimere la città di Francavilla e il circondario, è l’ultima (in ordine di tempo) dimostrazione che l’Abruzzo “isola felice” (come già scritto mesi fa) esiste solo nelle menti ipocrite di chi non vuol vedere, di chi vuol cullarsi in una pax borghese e disinteressata alle sorti comuni. La realtà dell’Abruzzo è questa da tantissimi anni.
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"Diamo fastidio, ma andremo avanti"

Grave atto intimidatorio nei confronti di Libera

Bruciati vari ettari della cooperativa Placido Rizzotto.
21 luglio 2004 - Alessio Di Florio

Lunedì scorso, 19 luglio, è stato il 12 anniversario della strage di Via D'Amelio, nella quale perse la vita il giudice Paolo Borsellino, insieme ad alcuni agenti della sua scorta. Anche quest'anno, come in quelli passati, la società civile palermitana e siciliana ha reso il doveroso omaggio al senso dello Stato e della Legalità del giudice ucciso dalla mafia. Libera, associazione nata nel 1995, che riunisce moltissime realtà che, con la forza degli ideali e della nonviolenza, si oppone all'oppressione mafiosa, ha realizzato Sabato e Domenica, una no-stop per la legalità e contro la mafia. 48 ore, in occasione della raccolta del grano, vissute intensamente nei terreni confiscati alla mafia, e liberati dalla sua oppressione. Terreni nei quali la cooperativa Libera Terra - Placido Rizzotto, negli anni ha portato avanti coltivazioni biologiche, dando lavoro ai giovani che vogliono tentare una strada diversa da quella mafiosa. Dalla sua fondazione Libera si è messa di traverso, cercando di recuperare quella parte della Sicilia che sembrava irrimediabilmente in mano alla mafia. L'associazione presieduta da don Luigi Ciotti ha dimostrato che è possibile dire no alle mafie, che un altro modo di vita è possibile, anche lì dove la mafia si crede al sicuro. Da anni la mafia non occupa più le prime pagine dei giornali. La questione morale della ribellione civile e sociale al giogo mafioso e violento non compare più nei mass media. Quella questione morale che proprio Borsellino, col suo esempio ci aveva insegnato. La mafia sembra non esistere più. Basti pensare che pochi mesi fa il primo anniversario della morte di Antonino Caponnetto, che di Borsellino fu grande amico e maestro, è passata non in secondo, ma in terzo, quarto piano. La mafia è sparita. Rita Borsellino, sorella di Paolo, e don Ciotti, appare tra i pochi "fissati" che ne parla ancora. Ma la mafia non è sparita. E lo dimostra quello che è accaduto durante la 48 ore per la legalità. Nella notte tra domenica e lunedì un incendio ha distrutto un campo di frumento di 10 ettari. Il campo è di proprietà proprio di Libera Terra. I carabinieri dopo i primi accertamenti hanno dichiarato che l'incendio è doloso. "Cosa dire del grano abbrustolito... E' un evidente segno che diamo fastidio.E' il loro unico linguaggio, l'unico sistema per farsi forti e attirare l'attenzione, soprattutto in questi giorni che tutti le menti sono rivolte a Paolo. Si stanno innervosendo perche' non si cede e si continua ad andare avanti'' queste le parole con cui Rita Borsellino ha commentato l'accaduto. Va giù duro anche don Luigi Ciotti, le cui parole sembrano un ulteriore sfida al potere mafioso e una dichiarazione d'intenti. ''I mafiosi devono sapere che c' e' tanta gente che non ci sta, non saranno alcuni ettari di terra dati alle fiamme a fermarci.Probabilmente volevano incendiare tutto e' un segnale importante e dimostra che siamo sulla strada giusta, che e' possibile affidare ai giovani i beni conquistati alla mafia''.
Il grave fatto della intimidazione nei confronti di Libera dimostra che la mafia esiste. E continua nell'ombra il suo sporco lavoro. Perché l'omertà e l'ombra sono le condizioni migliori perché essa possa prosperare e continuare la sua oppressione. Per questo Libera, don Ciotti, Rita Borsellino e tutti coloro che credono nella legalità democratica continueranno a chiedere di non tacere, di continuare l'opera di Paolo Borsellino e di tutti coloro che, nella lotta alla mafia, hanno perso la vita. Vicino all'ulivo di Via D'Amelio, fatto crescere davanti la casa di Borsellino a ricordo del suo sacrificio, c'è una lapide. Nella quale i nomi di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta sono trascritti in modo da lasciare un messaggio. E le V di Vincenzo e Walter, due agenti, sono messi in modo da comporre la V di Vittoria. Perché vincere l'oppressione e la violenza mafiosa è possibile. Ma bisogna essere pronti alla denuncia e alla ribellione sempre. Senza mai stancarsi. Lacerando il muro di omertà e indifferenza che sta permettendo la riorganizzazione mafiosa. Perché non ci sia bisogno di una nuova estate di sangue per ricordarsi che la mafia esiste.

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