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    Albert, International Bulletin for Peace and Disarmament

    The Japanese government authorizes the export of lethal weapons: farewell to pacifist principles.

    A historic turning point that rewrites Tokyo's military role. From fighter jets to warships, Japan is preparing to supply international markets, breaking eighty years of obedience to its pacifist constitution. Meanwhile, the prime minister recalls the memory of Japanese war criminals.
    26 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
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    Il governo giapponese autorizza l'export di armi letali: addio ai principi pacifisti

    Una svolta storica che riscrive il ruolo militare di Tokyo. Dai caccia alle navi da guerra, il Giappone si prepara a rifornire i mercati internazionali, infrangendo ottant'anni di obbedienza alla sua Costituzione pacifista. Intanto la premier rievoca la memoria dei criminali di guerra nipponici.
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    Ma l'Europa balbetta e le sanzioni non arrivano

    Israele sta ottenendo ciò che voleva

    Il Golan siriano annesso formalmente nel 2019 con il primo mandato Trump. Una zona cuscinetto in Siria estesa dopo la caduta di Assad. Il Libano meridionale sotto controllo israeliano de facto. La West Bank in fase di annessione formale. Gaza si sta svuotando.
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    Albert, Bulletin for Peace and Disarmament

    US admits attacking Iran on behalf of Israel

    War on commission, the truth emerges. The US State Department has officially acknowledged that Washington went to war against Iran "at the request of its ally Israel." Legal adviser Reed Rubinstein made the revelation. International law experts have spoken of a violation of the UN Charter.
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    Guerra su commissione, emerge la verità

    Gli Stati Uniti ammettono di aver attaccato l’Iran per conto di Israele

    Il Dipartimento di Stato USA ha ufficialmente riconosciuto che Washington è entrata in guerra contro l’Iran «su richiesta dell’alleato israeliano». La rivelazione è del consigliere legale Reed Rubinstein. Più di cento esperti di diritto internazionale hanno parlato di violazione della Carta ONU.
    26 aprile 2026 - Redazione PeaceLink

Sondaggio: Idee contro la guerra

Sondaggio concluso

APRIAMO LUOGHI DI PACE

Autore: Mauro
La proposta è semplice: a partire dal primo febbraio e fino al 25 aprile 2003 le associazioni, i Comuni, le parrocchie, le persone aderenti all'iniziativa, ogni giorno, a turno, renderanno disponibile la loro sede o la loro casa (nei limiti della disponibilità di spazio di ciascuno) per due ore al mattino, pomeriggio o sera organizzando, nelle forme che riterranno opportune, un momento di approfondimento e riflessione.

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La ragione preventiva

Una nuova guerra sta per essere scatenata. No, non è così, la guerra contro la popolazione irachena è in corso da oltre dieci anni, condotta da Stati Uniti e Gran Bretagna, con l’embargo e con i bombardamenti che mai hanno avuto fine.

Ora si vuole eliminare il dittatore che tanto ha servito gli interessi del mondo occidentale, sia quando, da amico, era il baluardo della nostra civiltà contro l‘Iran di Khomeini, sia quando, da nemico, ha dato agli Usa il pretesto per collocarsi in forze in una delle zone più importanti per il controllo delle scorte di petrolio. Ora gli Stati Uniti vogliono prendere direttamente il possesso del paese che custodisce la seconda riserva petrolifera mondiale, proprio ciò di cui il mercato ha bisogno, per fornire combustibile agli sprechi della società dei consumi.

Tutte le principali guerre di questi anni sono state combattute dagli Usa per assicurarsi il controllo delle riserve strategiche di petrolio e gas naturale. Dobbiamo pensare da subito alla possibilità di fonti di energia alternative all’oro nero che tra qualche decennio sarà sempre meno disponibile.

La transizione verso altre risorse energetiche e, soprattutto, verso un altro modello di società, può essere indolore solo se progettata per tempo. Ma non sembra essere questa la direzione verso la quale ci stiamo movendo, e allora appare chiara l’utilità dei criminali come Saddam e del terrorismo in generale nell’ottica del controllo militare delle riserve energetiche. Con l’idea di guerra preventiva si tenta di occultare, preventivamente, i nuovi crimini che saranno messi in atto in virtù della nostra sottomissione al dio mercato.

Per convincerci della bontà di questa guerra preventiva, si semina paura, e la paura crea il clima adatto. Mentre la televisione s'incarica di far sì che le torri gemelle di New York crollino tutti i giorni, si aumenta la tensione con una minaccia tremenda: l'Iraq potrebbe di nuovo usare armi chimiche e, cosa molto più grave, un giorno potrebbe arrivare ad avere armi nucleari. L'umanità non può permettersi quel pericolo, proclama il presidente dell'unico paese che abbia mai usato armi nucleari contro la popolazione civile.

Le guerre preventive uccidono nel dubbio, non per le prove. Infatti di prove dell’esistenza dell’armamento nucleare, batteriologico, chimico di Saddam Hussein non se ne sono viste. Ma la guerra pare inevitabile, anche se non si capisce perché l’arma atomica può essere pericolosa nelle mani irachene e non anche in quelle indiane, pachistane, russe, nordamericane, israeliane e di chiunque altro.

Se l'Italia dovesse prendervi parte, con o senza l’approvazione delle Nazioni Unite, saremmo coinvolti in un'azione doppiamente criminale: poiché la guerra è sempre omicidio di massa e poiché la partecipazione italiana configurerebbe la violazione della nostra Costituzione. Il Governo, il Parlamento e il Presidente della Repubblica che facessero un tale passo si collocherebbero di nuovo fuori della legge e noi tutti, cittadini italiani, avremmo l'obbligo morale e giuridico di opporci efficacemente alla guerra in nome del diritto, dell'umanità, della stessa legge fondamentale della nostra Repubblica.

Così, un anno dopo la guerra afgana, mentre con altre motivazioni di facciata si sta preparando un nuovo massacro, sono ancora identiche le problematiche mondiali irrisolte che ci interrogano quotidianamente: il concetto di guerra e dei suoi strumenti; la definizione di nemico; i concetti di pace, di giustizia e di solidarietà; il concetto di difesa; il ruolo dell'Onu e degli organismi sovranazionali; il ruolo delle religioni e delle chiese; il ruolo del singolo e della sua coscienza; il sistema economico mondiale; il ruolo della politica.

Noi proponiamo di continuare ad aprire Luoghi di Pace che possano servire: come occasione di riflessione condivisa, serena, documentata e non preconcetta per chiunque ne senta il bisogno; come testimonianza, semplice ma viva, che non esiste solo la strada della guerra; come modalità non violenta ed aperta di interazione tra singoli e gruppi; come costruzione di possibili modalità alternative alla violenza e al sistema vigente.

La proposta è semplice:
a partire dal primo febbraio e fino al 25 aprile 2003 le associazioni, i Comuni, le parrocchie, le persone aderenti all'iniziativa, ogni giorno, a turno, renderanno disponibile la loro sede o la loro casa (nei limiti della disponibilità di spazio di ciascuno) per due ore al mattino, pomeriggio o sera organizzando, nelle forme che riterranno opportune, un momento di approfondimento e riflessione.

È possibile prevedere scambi di opinioni spontanee, conferenze, animazioni, proiezione di audiovisivi e filmati, creazione di documenti, di materiale fotografico, celebrazioni religiose, laboratori di approfondimento, cene, concerti, spettacoli e tanto altro.

In questo modo potrà essere stilato un calendario che per il momento prevede di arrivare fino al 25 aprile, una data che per noi italiani significa fine della guerra, liberazione, speranza nel futuro. L’eventuale prosecuzione sarà concordata in base allo svolgersi degli eventi internazionali e in base all'andamento dell'esperienza, che vedrà ogni gruppo impegnato una o più volte al mese, a seconda del numero degli aderenti.

Per tenere un filo conduttore dell'iniziativa è importante che ogni associazione o Comune produca un sintetico contributo scritto riguardo la serata dallo stesso organizzata. Il contributo verrà inviato a tutte le altre associazioni o comuni partecipanti.

Il simbolo dei Luoghi di pace, insieme a questo manifesto, sarà esposto durante le manifestazioni.Per informazioni, adesioni e per segnalare le iniziative: tel. 031701517 - 031731445; e-mail muretona00@cracantu.it comopace@cracantu.it
www.comopace.org

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    Israele sta ottenendo ciò che voleva

    Il Golan siriano annesso formalmente nel 2019 con il primo mandato Trump. Una zona cuscinetto in Siria estesa dopo la caduta di Assad. Il Libano meridionale sotto controllo israeliano de facto. La West Bank in fase di annessione formale. Gaza si sta svuotando.
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