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Maledetta sia la vostra violenza

Mercoledì a Roma la manifestazione dei comune del cratere è stata caricata dalle forze dell'ordine. Un vergognoso tentativo di intimidire chi da oltre un anno vive il dramma di non poter vivere nella propria città.
10 luglio 2010 - Alessio Di Florio

Sia maledetta la vostra violenza, la violenza dei vostri manganelli. Mercoledì siamo scesi a Roma in migliaia, con la nostra voglia di vivere, la nostra determinazione, l'amore per la nostra terra, l'amore per il futuro della nostra terra. E abbiamo trovato i vostri maledetti manganelli, l'oscena violenza del vostro potere. Manganelli maledetti, che sull'asfalto della Città Eterna hanno lasciato il nostro sangue, hanno ferito i nostri corpi per uccidere il nostro futuro. Ma noi non taceremo. La vostra maledetta violenza non ci impedirà di gridare ancora, sempre, fin quando non sarà fatta giustizia e non saremo nuovamente liberi. Torneremo alle vostre porte e grideremo ancora più forte, perché anche se vi credete assolti sarete per sempre coinvolti. Per sempre sarete colpevoli dello scempio e del tentato assassinio della terra d'Abruzzo.

Maledetta sia la vostra violenza, la violenza della vostra propaganda. Che ieri esaltava la menzogna e una ricostruzione che ha definitivamente tentato di assassinare la nostra città. E che oggi tenta di dividerci, di separare i "buoni" dai "cattivi", chi s'inchina al potere e chi lo denuncia.

Maledetta sia la vostra violenza, la violenza che prima dei manganelli si è chiamata affarismo, militarizzazione, autoritarismo. Quella violenza che ha imprigionato la nostra città e le sue strade, le nostre vite e le nostre case. Maledetta sia la vostra violenza. Una violenza che grida giustizia davanti agli uomini e al cielo. Quel cielo che l'inverno scorso ha pianto con noi, quel cielo da cui è calato il freddo che ha gelato le nostre speranze e ha svelato l'assurdità del vostro potere.

Maledetta sia la vostra violenza. Tutta. Fin in fondo. Il 6 aprile 2009 alle 3 e 32 l'Abruzzo è stato ferito dal terremoto della terra. Ma noi eravamo lì, pronti a rinascere e ricostruire. Con la fierezza, l'entusiasmo, la forza e la determinazione delle nostre genti. Ma poi siete arrivati voi. Ci avete rinchiuso nei campi, ci avete disperso a migliaia di chilometri di distanza. Da oltre un anno siamo prigionieri di un presente che non ci appartiene e di un futuro che viene costantemente assassinato. E' il terremoto delle anime e del potere, immensamente più devastante di quell'istante maledetto. Maledetta sia la vostra violenza. Quella violenza che prosegue tutt'ora, che ci perseguita. La violenza degli affari, delle mafie, della speculazione, della menzogna. Ma noi non la subiamo e non la subiremo. Ci ribelliamo e ci ribelleremo, grideremo ancora e torneremo nelle piazze, nelle strade. Indignati, arrabbiati, fieri e mai domi. Maledetta sia la vostra violenza. Che non ci fermerà e non assassinerà la nostra terra.

L'Aquila siamo noi. L'Aquila risorgerà. La vostra maledetta violenza non ci impedirà la speranza e il sogno. Perché noi rivogliamo il nostro sacrosanto diritto ad avere una città libera, ad avere giustizia, alla socialità. Non aspetteremo che prosegua l'opera di annientamento della nostra L'Aquila. Stiamo organizzando la speranza, stiamo impastando il sogno. E non abbiamo paura dei vostri manganelli e della vostra violenza. Torneremo ancora alle vostre porte. E grideremo ancora più forte. L'Aquila tornerà a volare...

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