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    Metapontino, crisi strutturale e mercificazione dell'acqua

    Le troppo frequenti interruzioni idriche nei comuni del Metapontino, al di là delle alluvioni in pieno autunno, non possono non far riflettere sulla questione e sull'amministrazione di un bene pubblico come l'acqua.
    18 dicembre 2008 - Movimento NoScorie Trisaia

    invaso del pertusillo Le troppo frequenti interruzioni idriche nei comuni del Metapontino, al di là delle alluvioni in pieno autunno, non possono non far riflettere sulla questione e sull'amministrazione di un bene pubblico come l'acqua. Ogni essere umano, sulla terra, ha diritto all'acqua. i Governi per una questione di democrazia e di rispetto della persona devono assicurare ad ogni individuo minimo 50 litri di acqua il giorno.
    Per cui in mancanza, in Basilicata, è giusto dividere l'ultimo bicchiere con i nostri vicini sia pugliesi che calabresi. Non possiamo, invece, tollerare lo spreco che si fa dell'acqua per usi industriali o agroindustriali, per raffreddare gli altiforni dell'Ilva con acqua potabile (mentre un’azienda con forti utili può costruirsi tranquillamente i propri dissalatori) o per tubazioni e condotte che perdono il 40%. Si vogliono investire soldi pubblici addirittura nelle centrali nucleari, che per produrre Kw consumano milioni di mc di acqua (Es: una centrale da 1200MW, come quella progettata sul Sinni negli anni Settanta, consuma 180 milioni di mc di acqua/anno, ossia la metà della diga di Monte Cotugno a pieno regime).

    Non possiamo tollerare il taglio dei boschi del Pollino per la produzione di energia (vedi Centrale del Mercure da 40MW) o, peggio ancora, le numerose centrali a biomasse che si vogliono realizzare sempre nel Parco del Pollino e in ogni angolo della Basilicata dove esiste un bosco potenzialmente da tagliare. Le centrali a biomasse, distrutti i boschi che permettono il ciclo dell'acqua e quindi delle piogge, bruceranno Cdr, ossia il combustibile derivato da rifiuti come prevede una normativa regionale che "assimila" le biomasse al Cdr. Il Cdr sprigiona diossina che andrà a contaminare le ultime falde, non ancora inquinate dalle trivelle del petrolio e del gas (considerato che il territorio lucano sarà trivellato in gran parte, compreso anche il mare). Ricordiamo che in regione non esiste un monitoraggio sugli inquinanti petroliferi e le emissioni italiane sono oltre 2.000 volte superiori a quelle americane (vedi idrogeno solforato). Ci chiediamo, pertanto, come le Istituzioni tutelano le nostre acque e la nostra salute dagli inquinanti? Le speculazioni sul "bene acqua" sono enormi, roba da multinazionali del petrolio e dei rifiuti.

    Il Governo vuole privatizzare la gestione delle acque, mentre le condotte restano a manutenzione pubblica, favorendo gli interessi dei privati che faranno lievitare le bollette idriche a dismisura (il caso di Acqualatina è emblematico: i cittadini non riescono a pagare l'acqua perché superiore al costo dell'energia o del telefono). Le Spa che, in Basilicata, gestiscono l'acqua sono ancora pubbliche, ma sono un pericolo perchè le azioni possono diventare private con un rogito notarile. Il caso del Comune di Rotonda è un altro caso di privatizzazione di un bene pubblico ai danni dei cittadini, che con la gestione comunale non pagavano l'acqua con Acquedotto Lucano e ora, invece, la pagano, eppure devono la stessa acqua di prima e nelle condotte costruite dal comune. Il sindaco di Rotonda e i cittadini, però, non ci stanno e hanno dato battaglia al sistema con ottimi risultati sul campo.

    Una multinazionale dell'acqua e dei rifiuti è già approdata in Basilicata, con azioni nell'inceneritore di Potenza e nella Tecnoparco e si chiama Veolia, società francese che gestisce rifiuti e acqua (in pratica è azionista dell'Acqualatina di Latina). Il problema investe, fortemente, l'agricoltura lucana (10000 addetti nel solo Metapontino) e a questa industria pulita del territorio va assicurata l’acqua prima dell’Ilva di Taranto e di altri investimenti industriali fuori regione che, comunque, non riguardano il potabile. Per cui è importante assicurarsi a chi va il bene pubblico e che uso se ne fa. Studi Enea evidenziano, inoltre, il rischio desertificazione per gran parte della Basilicata, perciò fenomeni di aggressione del territorio come centrali e trivelle accentuano la desertificazione e la distruzione del territorio.

    Nel Metapontino, se non piove ci dicono che non c'è acqua e se piove troppo è la stessa cosa, perché le acque si inquinano con le piogge. Ci chiediamo se anche in questo caso c'è qualcosa che non va nella gestione del sistema idrico e se, invece, vale la pena spendere qualche soldo in più per assicurare il potabile (invece di spendere in altre opere marginali). Riteniamo, pertanto, che l’acqua è un bene primario che va salvaguardato e tutelato per il bene delle comunità ma non per i business delle società di gestione e peggio ancora di chi fuori regioni faccia business di carattere industriale.

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