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    Il Ministero controlla la Regione Basilicata e l'Eni

    In seguito all'esposto della OLA, sull'ubicazione di pozzi all'interno del perimetro del parco, il ministero dell'Ambiente chiede spiegazioni alla Regione Basilicata, chiedendo mappature ed autorizzazioni.
    26 febbraio 2009 - Pietro Dommarco

    La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini – intende informare di aver ricevuto, in data 24 Febbraio 2009, una nuova importantissima nota della Direzione Generale Protezione della Natura del Ministero dell'Ambiente, relativa ad un nostro recente esposto (del 29 Gennaio 2009), inerente la messa in produzione del Pozzo Eni Cerro Falcone 2X (concessione Val d’Agri ex Volturino).

    Nel sopraccitato esposto si chiedeva al Ministero competente – vista l'ubicazione del Pozzo Eni, nel SIC Serra di Calvello|ZPS Monte Volturino|Zona 1 del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese – di verificare, con urgenza, la situazione ambientale relativa alla sua messa in produzione (si ricorda che di recente sulla preesistente postazione è stata reinstallata la torre di trivellazione) che, a giudizio della OLA, sta compromettendo l’integrità di habitat inclusi nei pSIC/ZPS del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Infatti, il pozzo in questione, oltre ad essere ubicato a circa 1300 metri s.l.m. è inserito in uno studio del CNR e dall’Università degli Studi della Basilicata, per l'estrema importanza che riveste l’area in cui è ubicato, ad elevatissima vulnerabilità per quanto riguarda gli acquiferi.

    Il Ministero dell'Ambiente, prendendo atto di una situazione senza regole, ha inteso richiedere al Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, Ufficio Tutela della Natura della Regione Basilicata, “l’esatta ubicazione del pozzo 'Cerro Falcone' e, qualora lo stesso dovesse ricadere all’interno del sito, […] di sapere se sia stato espletato lo Studio di Incidenza, come parte integrante della Valutazione d’Impatto Ambientale, da sottoporre alla Commissione Regionale VIA”. Inoltre - è bene precisare - come nella stessa nota ministeriale, viene ricordato che “l’attività di ricerca e di estrazione di petrolio nel territorio della Val d’Agri è già stata a suo tempo oggetto di interesse da parte della Commissione Europea, con il Reclamo nr.2000/5037, per inosservanza della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, art. 6, in materia di Valutazione d’Incidenza” e che “l’archiviazione del caso fu determinata dalla decisione di spostare le attività di trivellazione all’esterno del SIC 'Serra di Calvello'”.
    In merito all’esatta ubicazione del Pozzo Cerro Falcone 2X, la OLA, nel ribadire come esso ricada nel SIC “Serra di Calvello” fa rilevare come la Regione Basilicata avrebbe modificato, in modo arbitrario e senza giustificazioni tecnico-scientifiche, in base ad iter previsti dalla normativa vigente, il perimetro originario della ZPS “Monte Volturino”, in modo da escludere il pozzo petrolifero dal perimetro della ZPS. Tale modifica del perimetro della ZPS “Monte Volturino” viene riportata, erroneamente, nel perimetro del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese, allegato al DPR 8 Dicembre 2007(G.U.R.I. n. 55 del 5/3/2008). In proposito la OLA chiede al Ministero dell’Ambiente la rettifica della cartografia ufficiale del parco, ristabilendo in questo modo i confini originari della ZPS per garantire idonee misure di salvaguardia del sito incluso nella Rete Natura 2000 dell’Unione Europea e per non incorrere in procedimenti di infrazione richiamati dalla stessa nota del Ministero dell’Ambiente, purtroppo già verificatisi in altri Stati Membri.

    La OLA – alla luce dei fatti appena esposti – crede che la Regione Basilicata non dovrebbe più nascondersi dietro puri esercizi di facciata pre-elettorale, comizi in sede di consiglio regionale ed operazioni mediatiche atte a tranquillizzare ed illudere ulteriormente i cittadini lucani, ma pensare alla salvaguardia del Parco Nazionale Val d'Agri-Lagonegrese e alla tutela del territorio, palesemente abbandonato all'ingordigia delle compagnie petrolifere e alla propensione lobbistica dei nostri amministratori.

    Infine, la nostra Organizzazione, riconosce - in questo momento di particolare crisi istituzionale e far-west autorizzativo – il possibile ruolo e compito ai quali è chiamato a ricoprire e svolgere il Commissario del Parco della Val d'Agri-Lagonegrese, Domenico Totaro, che vista la situazione può soltanto rimboccarsi le maniche e lavorare per il territorio e con il territorio.

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