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    Afghanistan

    La guerra fa bene all'oppio: quest'anno 8.200 tonnellate

    Rapporto Onu Più 34%, battuti tutti i record. Lo zar antidroga Costa: peggio solo la Cina imperiale
    28 agosto 2007 - Emanuele Giordana (Lettera 22)
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)


    In Afghanistan la produzione d'oppio è aumentata, oltre le aspettative. Con 193mila ettari coltivati a papavero, il 17% in più rispetto alle ultime stime, l'Afghanistan è ormai il principale produttore di oppio del pianeta in grado di coprire il 96% dell'esportazione mondiale. A raccontare che tra il 2006 e il 2007 la produzione ha fatto un balzo del 34,4% e che la resa media per ettaro è migliorata (42,5 kg contro i 37 del passato) è Antonio Maria Costa, a capo dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), che ieri ha Kabul ha presentato il suo rapporto annuale, annunciato qualche mese fa da un dossier intermedio: l'Afghanistan produce la bellezza di 8.200 tonnellate di oppio contro le 6.100 stimate nel precedente rapporto e le 4.100 di quello ancora precedente. Insomma, l'oppio va a gonfie vele.
    Esplicito nei numeri, il rapporto dell'Onu resta vago nelle soluzioni e l'idea di un monopolio di stato che sottragga l'oppio alla criminalità organizzata non fa passi avanti. Costa rilancia la vecchia strategia degli incentivi che, secondo lui, qualche risultato lo avrebbe dato: la provincia di Balq nell'ultimo rapporto intermedio del febbraio scorso presentava 7.200 ettari coltivati, adesso non ci sarebbe nemmeno un bulbo. Un dato che, a distanza di così pochi mesi, lascia qualche perplessità. Costa però è convinto che la strada sia quella degli incentivi ai contadini e a sostegno cita il fatto che, nel corso di un solo anno, le province libere dall'oppio sono passate da 6 a 13. Ammette invece che le campagne di eradicazione - di cui sono fautori americani e britannici - sarebbero una buona idea ma risultano inadeguate. La campagna di eradicazione è stata più estesa che in passato e ha riguardato il 10% della coltivazione ma non ha ridotto la produzione né - dice Costa - rappresenta un deterrente per il futuro. Nel 2007 molti campi di marginale importanza sono stati distrutti, spesso a seguito di «negoziati all'insegna della corruzione», ma la «benigna tolleranza del governo» nei confronti della corruzione compromette la lotta all'oppio che avrebbe trovato un valido alleato persino nelle forze multinazionali presenti in Afghanistan: per Costa avallerebbero tacitamente il traffico nelle province confinanti con il Pakistan in cambio di informazioni e sostegno occasionale nelle operazioni contro talebani e qaedisti. Una rivelazione che rischia di fargli qualche nemico.
    Il leader dell'Unodc ha spiegato poi che, escludendo la Cina dell'Ottocento, nessun altro paese ha mai prodotto narcotici a tale livello, in un rapporto ormai consolidato tra produzione, traffico e guerriglia talebana, protettrice di un affare che arricchisce i signorotti come i turbanti di mullah Omar. In Afghanistan ormai si produce eroina (in giugno l'Unodc aveva stimato che nel paese si lavora il 90% della produzione) e che un nodo enorme resta il commercio lungo i porosi confini del paese, puntando l'indice sulle responsabilità dei potenti vicini dell'Afghanistan.
    La situazione al sud resta la più preoccupante: circa il 70% di tutto l'oppio afghano proviene dalle cinque province che confinano con il Pakistan, con un bilancio di 5.744 tonnellate. Dalla sola Helmand, cuore del conflitto, esce il 50% dell'intera produzione nazionale. Con i suoi 2,5 milioni di abitanti, Helmand è la principale fonte mondiale di droghe illecite, superando Colombia e Birmania. Secondo il direttore dell'Unodc la produzione di oppio prescinde dalla povertà: «Le cinque grandi province produttrici, tra cui Helmand e Kandahar, sono infatti tra le più ricche e fertili, eppure producono oppio. Le province settentrionali sono più povere, eppure stanno abbandonando la coltivazioni». Affermazione discutibile sotto diversi aspetti: sarebbe stato forse stato più semplice spiegare che al Nord la guerra non c'è.

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