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    Newsletter n° 39 1 settembre 2009

    «Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine». Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006
    7 dicembre 2009

    Indice

     

     

    I fatti

    Sud Sudan, 1 / Centinaia di morti: scontri etnici o politici?

     (In evidenza)

     

    Sud Sudan, 2 / Sempre più grave l'emergenza umanitaria

     

    Sud Sudan, 3 / Nuovi attacchi dello Lra

     

    Darfur, 1 / L'Onu: «La guerra è finita»?

     

    Darfur, 2 / Rapiti due peacekeeper della missione Unamid

     

    Darfur, 3 / Lo Jem propone un progetto di pace all'Ua

     

    Sudan, 1 / Accordo tra Ncp e Splm per implementare la pace

     

    Sudan, 2 / Cambio al vertice dei servizi segreti

     

    Sudan, 3 / Espropriati i conti correnti delle ong espulse

     

    Sudan 4 / Alluvione a Khartoum: 36 morti

    Il contesto regionale

    Somalia / Scontri sempre più intensi: tornano le truppe etiopiche

    I documenti

    Sudan / Monitoraggio dei diritti umani

    La Campagna

    Chi siamo


    I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Irin, Misna, Reuters)

    Sud Sudan, 1 / Centinaia di morti: scontri etnici o politici?

    (In evidenza)

    Il 2 agosto nello stato di Jonglei, nel Sud Sudan a pochi chilometri dal confine con l'Etiopia, le violenze hanno provocato almeno 185 vittime (un centinaio delle quali donne e bambini) e decine di feriti. Il bilancio è stato confermato dal vice-governatore dello stato, Hussein Mar Nyot, e dai responsabili della polizia di Akobo, la contea dove si sono svolti gli scontri. Secondo i funzionari sono rimasti uccisi anche 11 soldati dell'Esercito popolare per la liberazione del Sudan (Spla), l'esercito del partito che sulla base dell'accordo di pace del 2005 governa le regioni autonome del Sud.

    «La gente ha fame, la situazione è grave»: Goi Jooyul Yol, responsabile di polizia nella contea di Akobo, ha riassunto in questo modo la dinamiche all'origine delle violenze. A innescare gli scontri sarebbe stato un gruppo di uomini armati della comunità murle, mentre le vittime apparterrebbero per lo più ai lou nuer, uno dei principali gruppi etnici dello stato di Jonglei.

    Sulle violenze nel Sud Sudan è intervenuto il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che ha invitato il governo di Juba ad «adottare ogni misura necessaria per proteggere i civili».  Secondo il coordinatore dell'Onu nella regione, David Gressly, la «progressiva riduzione dei campi da pascolo», la «scarsità dei pozzi d'acqua» e il cattivo raccolto dovuto a piogge meno abbondanti del previsto hanno peggiorato una situazione già difficilissima.

    In Sud Sudan nei primi sei mesi del 2009 gli scontri tribali hanno causato oltre un migliaio di vittime.  [vedi Newsletter 37 del 15 luglio 2009]

    Sempre in Sud Sudan nell'area di Tonj nello stato di Warrap, il 12 agosto scontri tra due clan (luach e awan) della comunità dinka hanno provocato una trentina di vittime mentre 15 persone, tra donne e bambini, sono stati rapiti. Le violenze erano cominciate l'8 agosto; i due gruppi erano in contrasto sull'assegnazione dei diritti di pascolo e per il possesso del bestiame.

    Inoltre dal 28 al 30 agosto almeno 43 persone sono state uccise e almeno 60 ferite sempre nello stato di Jongeli, nella contea di Twic East, in seguito a un attacco da parte di gruppi armati luo nuer nei confronti di villaggi dinka bor. Tra le vittime ci sono anche sette soldati dell'Spla.

    Alcuni ufficiali dell'Spla e alcuni esponenti dell'Splm hanno ripetutamente parlato di un coinvolgimento del Nord Sudan (o per essere più precisi, del partito Ncp del presidente Bashir) negli scontri avvenuti nel Sud, in particolare per quanto riguarda il rifornimento di armi ad alcune milizie. Il 22 agosto Pagan Amum, segretario generale dell'Splm, ha dichiarato: «Il Ncp ha continuato ad armare i gruppi della milizia per causare instabilità in Sud Sudan. Il Ncp sta armando anche i civili».

    Abdelbagi Gailani, ministro sudanese per gli affari umanitari, ha reagito alle accuse sostenendo che le violenze avvenute nel Sud sono stati «scontri fra comunità locali» in nessun modo politicamente strumentalizzati dal governo centrale di Khartoum. «Dobbiamo fermare le violenze in ogni modo» ha aggiunto Gailani, sottolineando che le armi circolano con grande facilità nell'area.

     

    Sud Sudan, 2 / Sempre più grave l'emergenza umanitaria

    Conflitti inter-etnici, insufficienza di scorte alimentari e crisi finanziaria hanno contribuito a determinare una grave emergenza umanitaria in Sud Sudan: Lise Grande, vice-coordinatrice umanitaria dell'Onu nella regione, ha dichiarato: «Probabilmente non c'è nessun altro governo che ha subito in maniera così pesante gli effetti della crisi economica globale perdendo il 40% delle rimesse attese dall'estero». La combinazione di siccità, generale insicurezza e inflazione, ha sottolineato Lise Grande, ha poi spinto all'estremo questo stato di cose che secondo alcune stime ha costretto più di un milione di persone a dipendere dagli aiuti internazionali per la propria sopravvivenza.

     

    Sud Sudan, 3 / Nuovi attacchi dello Lra

    Secondo un rapporto del 21 agosto dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur), il 12 e 13 agosto migliaia di civili sono fuggiti da una serie di attacchi del gruppo di ribelli nord-ugandesi dell'Esercito di resistenza del Signore (Lord's resistance army, Lra) nella regione sudanese del Western Equatoria, vicino al confine con la Repubblica democratica del Congo. Inoltre un numero imprecisato di sudanesi sarebbero stati rapiti e diverse case bruciate. Una trentina di operatori umanitari dell'Unhcr sono stati evacuati dalla zona rimasta priva di assistenza e aiuti, mentre circa 5mila civili sono fuggiti verso nord.

    Le continue scorribande dei miliziani dell'Lra in Sud Sudan diventano sempre più gravi e hanno indirettamente causato un'emergenza alimentare e umanitaria [vedi Newsletter 37 del 15 luglio 2009].  Secondo Lise Grande, vice-coordinatrice umanitaria dell'Onu in Sud Sudan, sono oltre 180 le persone uccise dalla fine di luglio in Sud Sudan in attacchi del Lra. In totale, dalla fine del 2008, oltre 230mila persone sono state costrette a sfollare verso l'interno del paese a causa del Lra. Per lo stesso motivo altre 25mila persone sono entrate in Sud Sudan come profughi dopo aver lasciato le aree di frontiera dei paesi circostanti» ha dichiarato Grande. «Le violenze proseguono in Sud Sudan, in Congo e in Repubblica centrafricana; rischiamo di assistere a nuove fughe di massa e ad un aumento del numero di rifugiati».

            

    Darfur, 1 / L'Onu: «La guerra è finita»?

    Il Darfur non è più in stato di guerra: lo ha dichiarato il 27 agosto il comandante della missione congiunta Onu-Unione Africana (Unamid), Martin Luther Agwai. Il conflitto in Darfur, ha proseguito il responsabile, è sceso al livello di attacchi sporadici ed episodi di banditismo; esiste solo un gruppo ribelle, il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem), capace di avviare campagne militari, e anche quelle di intensità limitata. «Oggi come oggi non direi che in Darfur è in corso una guerra» ha detto Agwai, secondo cui la maggior parte degli episodi di violenza «sono da attribuirsi a dispute relative al controllo del territorio, delle fonti d'acqua e dei pascoli. Ma la guerra vera, intesa come tale, è finita». Le dichiarazioni del comandante giungono dopo un mesi di bilanci positivi circa il processo di pacificazione della regione, teatro dal 2003 di un aspro conflitto tra esercito, milizie filo-govenative e gruppi ribelli, che ha causato circa 10mila morti secondo il governo di Khartoum e oltre 300mila secondo l'Onu. Agwai ha sostenuto che la frammentazione dei gruppi ribelli ha contribuito a indebolire le minacce di nuovi scontri e violenze e, di fatto, rende loro impossibile il controllo del territorio. «Siamo riusciti a stabilizzare la regione - ha detto  Agwai - ma dobbiamo affrontare ancora molte sfide».

    Simili dichiarazioni erano state rilasciate in aprile dal capo politico di Unamid, Rodolphe Adada, il quale aveva detto che in Darfur è in corso un conflitto «di bassa intensità». [vedi Newsletter 32 del 1 maggio 2009].

    Non sono mancate però le smentite, come quelle di Edmond Mulet, assistente del segretario generale dell'Onu per le azioni di peacekeeping, il quale ha dichiarato: «Che si tratti di guerra o non, la realtà è che le minacce nei confronti dei civili rimangono tutte». Sebbene il livello dei combattimenti sia diminuito, ha aggiunto, altre 140.000 persone hanno cercato rifugio nei campi profughi dallo scorso gennaio. «Dunque siamo ancora ben lontani dalla pace».

     

    Darfur, 2 / Rapiti due peacekeeper della missione Unamid

    Il 29 agosto un uomo nigeriano e una donna tanzaniana, due civili che lavorano per la missione congiunta Ua/Onu in Darfur (Unamid) sono state rapite nel Darfur occidentale; è il primo caso di rapimento di peacekeeper in Darfur: in passato erano invece stati rapiti persone che lavoravano per ong. Il fatto è avvenuto a Zalingei, un centinaio di chilometri a sud est di El-Geneina, nel Darfur occidentale. I rapitori hanno contatto Unamid per chiedere un riscatto.

    Rimangono ancora prigioniere dei loro rapitori Sharon Commins (una donna irlandese di 32 anni) e Hilda Kuwuki (una ugandese di 42 anni) sequestrate all'inizio di luglio vicino a Kutum, nel Darfur settentrionale: entrambe lavorano per la ong Goal.

     

    Darfur, 3 / Lo Jem propone un progetto di pace all'Ua

    L'11 agosto è arrivato in Libia per incontrare i mediatori locali e internazionali Khalil Ibrahim, capo dello Jem (Movimento per l'uguaglianza la giustizia un gruppo ribelle di rilievo attivo in Darfur). Khalil Ibrahim è arrivato a Tripoli, su invito del governo libico, mentre da Tripoli partiva Ghazi Salah al-Din, consigliere del presidente sudanese Omar Hassan el Beshir incaricato di gestire la questione Darfur. Questa fase libica delle trattative viene considerata preliminare rispetto ai negoziati veri e propri che dovrebbero riprendere in settembre in Qatar, sede ufficiale del processo di pace in corso. Il 17 agosto lo Jem ha ufficialmente presentato ai mediatori dell'Onu e dell'Unione africana (Ua) un progetto di accordo per la pace in Darfur. Ibrahim ha sottolineato che l'accordo mira a risolvere i dissensi con il governo di Khartoum «alla radice» e affronta argomenti quali i diritti dei cittadini, la ripartizione del potere e il controllo del territorio, oltre all'organizzazione delle milizie armate. Ibrahim ha espresso stima e apprezzamento per gli sforzi sostenuti dal leader libico Muammar Gheddafi, presidente dei turno dell'Ua, per una soluzione del conflitto in Darfur.

    Il capo-negoziatore Ghazi Salah al-Din ha dichiarato: «Siamo pronti a riprendere i negoziati anche in 24 ore: abbiamo già ribadito la nostra volontà di raggiungere una soluzione pacifica al mediatore dell'Onu e dell'Unione Africana, Djibril Bassole».

     

    Sudan, 1 / Accordo tra Ncp e Splm per implementare la pace

    Il National congress del presidente Omar al Bashir e il Movimento per la liberazione popolare del Sudan (Splm), i due ex nemici ora parte del governo di unità nazionale, hanno firmato il 19 agosto un'intesa a Juba - capitale del Sud Sudan - per rafforzare e portare a compimento l'accordo di pace che nel 2005 mise fine a una ventennale guerra civile tra nord e sud del paese.  Alla firma era presente l'inviato speciale degli Stati Uniti in Sudan, Scott Gration, che nel mese di agosto ha intensificato la propria attività diplomatica nel paese. Secondo Gration le sanzioni internazionali contro il Sudan dovrebbero essere alleggerite per migliorare le condizioni di vita di milioni di persone in difficoltà, in particolare nel Sud del paese.

    L'accordo affronta alcune questioni che tuttora ostacolano una piena applicazione dell'accordo del 2005: in particolare, la demarcazione del confine tra Nord e Sud lungo la ricca area petrolifera di Abyei, la gestione delle responsabilità di governo, le elezioni e le questioni relative alla sicurezza. Rimangono però ancora da chiarire altri punti delicati, come l'interpretazione dei dati del censimento compiuto lo scorso anno e la percentuale dei voti richiesti e il tasso di partecipazione necessario a dichiarare valida il referendum previsto per il 2011, con il Ncp che chiede almeno il 75% di voti favorevoli per autorizzare un'eventuale secessione e indipendenza del Sud.

     

    Sudan, 2 / Cambio al vertice dei servizi segreti

    La notte dell'11 agosto il presidente Omar el Bashir, ha - inaspettatamente - emesso un decreto in cui allontanava dalla direzione dei servizi segreti Salah Gosh. Al suo posto è stato nominato Mohamed Atta Al-Moula Abbas, che fino a quel momento era stato il vicedirettore. Secondo molti analisti internazionali Salah Gosh - il quale ha assunto il ruolo di consigliere del presidente Bashir - è stato per molti anni un personaggio-chiave del regime, detentore di un potere assai ramificato e pervasivo.

     

    Sudan, 3 / Espropriati i conti correnti delle ong espulse

    Il 4 augusto tre delle organizzazioni non governative espulse a marzo - le sezioni olandesi e francesi di Msf e la sezione inglese di Oxfam - hanno accusato il governo del Sudan di aver confiscato 5,3 milioni di dollari, tra depositi in conti correnti di banche sudanesi e attrezzature, e oltre a 9 milioni di dollari di pagamenti per eventuali stipendi. Il sottosegretario del ministero degli esteri, Abdel Baqi Al-Jailani, ha ribadito che il governo ha agito secondo le regole e ha ricordato che «le ong hanno firmato un accordo, in cui accettavano che nel caso di una espulsione i loro beni sarebbero stati utilizzati da altre ong».

     

    Sudan 4 / Alluvione a Khartoum: 36 morti

    Alla fine di agosto una delle piogge più insistenti cadute negli ultimi venti anni sulla capitale sudanese ha causato la morte di almeno 36 persone e ha distrutto oltre 21mila abitazioni. La pioggia ha paralizzato la città, allagando molte strade e interi quartieri; le scuole sono rimaste chiuse.

     

    Il contesto regionale

    Somalia / Scontri sempre più intensi: tornano le truppe etiopiche

    In Somalia gli scontri tra le froze armate fedeli al presidente Sheik Sherif e milizie estremiste islamiche anti-governative sono continuati per tutto il mese, non solo nella capitale Mogadiscio ma anche in altre zone del paese. A fine mese le milizie islamiche sono giunte ad Afgoye, 30 chilometri a sud di Mogadiscio, distruggendo tutte le strade della città in cui si trovano negozi e botteghe.

    Un contingente etiopico, in appoggio all'esercito di Mogadiscio, è penetrato nel centro del paese a bordo di mezzi corazzati; avrebbe conquistato Beledweyne e sarebbe avanzato verso  Bulowarde. L'ingresso nel paese delle truppe di Addis Abeba - che avevano abbandonato la Somalia a gennaio dopo quasi due anni di occupazione militare - è stato confermato da Abdirahman Aden Ibbi, vice-primo ministro del governo di transizione di Mogadiscio. 

    Nel frattempo la crisi umanitaria è diventata sempre più grave ed è arrivata a interessare circa la metà della popolazione; la maggior parte delle persone coinvolte (il 75%, secondo la Fao) si trova nel centro e nel sud del paese.

     

    I documenti

    Sudan / Monitoraggio dei diritti umani

    Il rapporto trimestrale sul rispetto dei diritti umani in Sudan prodotto dall'African Centre For Justice and Peace Studies offre un valido sguardo d'insieme sulla situazione del paese. Le 11 pagine del rapporto relativo ai mesi di marzo-maggio 2009 ripercorrono concisamente i principali avvenimenti sociopolitici a partire dal mandato di arresto nei confronti di Bashir. L'analisi presenta con chiarezza le estreme difficoltà di promozione dei diritti umani fondamentali, a quattro anni dalla firma dell'accordo di pace globale. Dalla chiusura di numerose organizzazioni non governative, all'approvazione di una criticata legge sulla stampa - passando per gli arresti arbitrari, per la negazione di fatto del diritto alle libertà di espressione e di movimento, le continue violenze a danno delle donne e le minacce più o meno velate alla comunità internazionale - il quadro che emerge è ancora una volta tutt'altro che rassicurante.

    Il documento si può leggere su internet in versione integrale, in inglese, a questo link:   http://www.sudan-forall.org/African-Center-For-Justice-Sudan-Human-Rights-Monitor-July09.pdf  . (a cura di Cristiana Paladini)

     

    La Campagna Sudan

    Chi siamo

    La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it .

     

     

    Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it

     

    Questa Newsletter, aggiornata al 31 agosto 2009, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona (www.aclicremona.it ) e Cristiana Paladini per la collaborazione.

     

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