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Quanto accade in Parlamento sulla decisione del ritiro dei nostri soldati dall’Iraq e sul rifinanziamento della missione in Afghanistan deve far riflettere milioni d’italiani, contrari alla guerra ( per i media missioni di pace), che credono ancora in questo “valore universale”.
Il governo, precedente, di "centro destra" aveva appoggiato con tutti i suoi mezzi, le missioni di guerra in Iraq e in Afghanistan. I partiti dei Ds e della Margherita si sono vergognosamente astenuti, dalla votazione sull'Iraq( della serie chi tace acconsente e poi sfiliamo anche noi nelle marce della pace con le bandiere arcobaleno). In quell'occasione, solo Verdi, Rifondazione e Comunisti Italiani votarono contro la missione in Iraq.
A distanza di oltre due anni e dopo le disastrose conseguenze in Iraq, al termine del mandato Berlusconi, con gli Stati Uniti è stato programmato un ritiro dei soldati entro il 2006. Il ritiro dei soldati è stato oggetto della campagna elettorale del centro sinistra. Verdi, Rifondazione e Comunisti Italiani ne hanno fatto la propria bandiera e il proprio ideale.
Si era promesso l’immediato ritiro dei soldati dall’Iraq e l’uscita dell’Italia dalla guerra, sul modello spagnolo. Fin qui tutto regolare, ad elezioni vinte, le promesse però iniziano a perdere il loro valore elettorale, s’inizia a parlare di ritiro strategico programmato e non immediato, in pratica come già previsto dal governo di centro destra di concerto con gli Stati Uniti.
Le novità non finiscono qui: i soldati andranno via dall’Iraq ma rafforzeranno il contingente in Afghanistan, territorio in cui è necessario mantenere con l’uso delle armi territorio e governo afghano.
Il Parlamento italiano dovrà pronunciarsi sul rifinanziamento della missione in Afghanistan e in tutte le altre missioni (militari) dei nostri soldati all’estero.
In questa fase solo 8 parlamentari dei Verdi, Rifondazioni e Comunisti Italiani si sono opposti al rifinanziamento delle missioni militari. Ci viene spontaneo chiederci: e tutti gli altri che hanno preso voti in nome della pace?
Non vogliamo credere, che in nome dell’alleanza e del patto di governo, le poltrone spilucchiate valgono più della pace?
Gino Strada ha aperto in Afhanistan un ospedale per le vittime dei conflitti, ed ha condannato fermamente la missione italiana in Afghanistan (sui quotidiani del 14/7/2006), in quanto tutto può portare tranne che la pace in quei territori.
La missione in Afghanistan ha un costo non indifferente, che dovrà pagare il contribuente italiano.Agli stessi italiani farebbe immenso piacere se quei soldi invece di essere spesi in munizioni, servissero ad aiutare gli afghani che soffrono la fame e le malattie.
I costi della guerra, però, per gli italiani non finiscono qui. Stranamente i conflitti servono a far lievitare anche i costi del petrolio, che l’italiano deve pagare al distributore.
Un vecchio film, d’Alberto Sordi, era intitolato “ Finché c’e’ guerra c’e’ speranza”, al giorno d’oggi la riedizione diventerebbe “ MANTIENI LA GUERRA PER AUMENTARE IL PREZZO DEL PETROLIO”. Gli sciacalli del nucleare, dal canto loro, in virtù del caro petrolio hanno preso la palla balzo e propongono un grande ritorno al nucleare civile, che putroppo in guerra sarà al servizio della filiera militare, per “spillare” altri quattrini al governo di turno senza assicurare l’energia per il futuro e ipotecando le fonti rinnovabili.
Vogliamo vedere, ora, fino a che punto oseranno gli altri Parlamentari dei cosiddetti partiti per la pace, e che soluzioni exit strategiche adotteranno per non perdere la faccia di fronte a milioni d’elettori. Allo stato attuale solo otto parlamentari credono ancora nella pace come valore universale, gli altri sembra che vogliono rifondare gli eserciti per mezzo dei verdi per la guerra e dei Comunisti Americani .Invitiamo pertanto i Parlamentari a favore della missione in Afghanistan a non chiedere più voti in nome della pace (quella vera in cui credono milioni di italiani).

17/07/2006 NOSCORIE TRISAIA-Movimento Antinucleare Pacifista

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