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    Diossina ILVA: PeaceLink chiede la revoca dell'autorizzazione a produrre

    Il comunicato di Peacelink dopo la video conferenza di Arpa Puglia
    2 marzo 2016 - Redazione Peacelink

    Ilva di Taranto e il camino E312

    Le notizie che sono emerse oggi dalla conferenza stampa di ARPA Puglia sono gravissime. La diossina trovata nel deposimetro del quartiere Tamburi di Taranto, in via Orsini, ha una origine ben individuabile. Secondo il direttore generale dell’ARPA Giorgio Assennato, presente oggi in conferenza, dei livelli così elevati di diossina in polveri grossolane si possono riscontare quasi unicamente nelle polveri degli elettrofiltri del reparto di agglomerazione dell’Ilva.

    PeaceLink chiede che venga revocata ad Ilva l'autorizzazione a produrre, in virtù del non rispetto della direttiva EU 75/2010, recepita nella normativa italiana. Essa prevede il ritiro dell’autorizzazione a produrre nel caso di un pericolo per la salute umana o per l’ambiente conseguente alla mancata attuazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

    I cittadini di Taranto sono stati esposti ad un inquinamento abnorme: valori così elevati (fino a 791 pg/mq) sono i più elevati mai riscontrati in Italia in un deposimetro.

     

    I cittadini non sono tutelati ed è gravissimo che solo a marzo 2016 vengano resi noti gli eccezionali eventi di inquinamento registrati nel quartiere Tamburi tra novembre 2014 e febbraio 2015. La pessima gestione dello stabilimento ILVA ha violato i diritti dei cittadini di Taranto in maniera massiccia e inaccettabile, facendo venire allo scoperto oggi quale sia il livello di affidabilità che si cela dietro la gestione statale dell’azienda.

    Si è superato ogni limite e si è tradita ogni residua fiducia in questo esperimento di AIA mal gestito e mal controllato, anzi sfuggito al controllo. I cittadini di Taranto sono state vittime di un esperimento dal finale sciagurato.

    Adesso basta.

    E’ di inaudita gravità il fatto che da tempo PeaceLink chiedesse al Ministero dell'Ambiente di quei dati sulla diossina, senza ottenerli. Ne abbiamo le prove.

    E' riprovevole scoprire che quei dati non fossero reperibili online (come invece previsto dall’AIA) mentre PeaceLink continuava a esigerli con Posta Elettronica Certificata.

    Perché non è stato il Ministro dell’Ambiente a lanciare l’allarme diossina a Taranto?

    Perché, in seguito ad un fatto di tale rilevanza, il Ministro non si dimette o non chiede le dimissioni dei commissari ILVA nominati dal governo?

    Come mai l'allarme che ha dato il via al tutto è stato lanciato nella notte fra giovedì e venerdì da PeaceLink e non da chi disponeva dei dati ufficialmente?

    Come mai per l'intero 2015 non è stata informata la popolazione del quartiere Tamburi dell’eccezionale deposizione di diossina nei luoghi di vita e sulle abitazioni?
    Come mai il Ministro dell'Ambiente dice di essere stato allertato dal Presidente della Regione dell'allarme diossina dopo che il presidente della Regione era stato in precedenza allertato a sua volta da PeaceLink via email?

    Siamo nel mezzo in un vortice di inadempienze in cui il Ministro dell’Ambiente di fatto viene in ultima analisi a sapere da PeaceLink dell'esistenza di una “emergenza diossina”. Incredibile!

    Si ripete il copione del 2005 quando la popolazione venne informata da PeaceLink della presenza della diossina nell'ambiente tramite un comunicato stampa.

    Si si ripete il copione del 2008 quando la Procura venne informata da PeaceLink della presenza della diossina nel formaggio tramite un esposto.

    Oggi il ministro si attiva dopo che PeaceLink solleva pubblicamente il problema della diossina nei deposimetri investendo tutte le istituzioni competenti.

     

    Il copione del 2016, undici anni dopo, è tragicamente identico.

    E il copione non cambia con la gestione pubblica dell’ILVA.

     

    Taranto si conferma come la città dei silenzi. La città dove la popolazione non viene informata per timore che si allarmi. E' la città dove a funzionare è la magistratura a fronte di una catena impressionante di mancanze che oggi emergono in modo inequivocabile e con evidenza assoluta.

    Di fronte al fallimento totale sia dell'Aia Ilva sia della tempestività dei controlli in essa contemplati, una e una sola è la nostra richiesta: revoca dell'autorizzazione a produrre. Scriveremo oggi stesso alla Commissione Europea perché la procedura di infrazione si arricchisca degli inquietanti e gravissimi dettagli emersi oggi nella conferenza stampa dell’ARPA Puglia.

     

     

    Per PeaceLink

     

    Antonia Battaglia
    Fulvia Gravame
    Luciano Manna
    Alessandro Marescotti

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