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    In Sicilia i fanghi dell'Ilva di Taranto. Cumuli nei parchi sequestrati dalla Guardia di Finanza

    La documentazione del gestore in merito al traffico verso la Sicilia
    20 febbraio 2017 - Luciano Manna

    Gli attivisti siciliani bloccano i mezzi che trasportano i rifiuti dell'Ilva di Taranto

    I traffici di rifiuti dell'Ilva di Taranto verso la Sicilia, e nello specifico verso il già martoriato territorio compreso fra Augusta e Siracusa, hanno occupato nei mesi scorsi gran parte della cronaca locale e nazionale sino a far mobilitare gli stessi siciliani che con un blitz notturno nel porto di Catania sono riusciti a prelevare il famoso "polverino" trasportato con mezzi pesanti, imbarcati dal porto di Taranto sulla Moto Nave Eurocargo Livorno, che dal porto di Catania avrebbero poi raggiunto la discarica CISMA Ambiente di Melilli, in provincia di Siracusa.

    Ma che materiale è quello spedito dalll'Ilva di Taranto in Sicilia? Probabilmente gli attivisti siciliani commissioneranno analisi chimiche autonome sul prodotto prelevato e per questo dovremmo aspettare gli esiti delle analisi con una loro comunicazione ufficiale; nel frattempo è la stessa Ilva a darci, in parte, alcune buone informazioni nella documentazione che ha inviato al Ministero dell'Ambiente il 16 febbraio 2017 dopo richiesta documentale a seguito dell'ispezione in stabilimento di Ispra ed Arpa Puglia effettuata dal 19 al 21 dicembre 2016.

    Il materiale in questione è polverino d'altoforno (CER 100208), fango di acciaieria (CER 100214), e fango di altoforno (CER 1002014). Questi fanghi e questo polverino, provenienti dal processo produttivo degli impianti citati, in parte provenivano da un cumulo gestito nell'area parchi dello stabilimento regolamentati dalla prescrizione UP3. La prescrizione precedente, la UP2, si riferisce ad un cumulo di polveri e scaglie sempre presenti nell'area parchi minerali che fu sequestrano qualche anno fa nello stabilimento Ilva di Taranto. Non è bel chiaro, se i cumuli gestiti dalle due prescrizioni, che hanno la stessa data di scadenza (30 giugno del 2017), siano differenti o se questo sia un solo cumulo di rifiuti e sottoprodotti del processo produttivo. Ilva, nel marzo del 2015, chiede alla GdF l'autorizzazione a procedere alla caratterizzazione dello stesso cumulo, trasmettendo in seguito, a luglio dello stesso anno, lo Studio Pilota Preliminare che recepiva le richieste trasmesse da Arpa Puglia nello stesso mese. A settembre del 2015 la GdF trasmette ad Ilva le contestazioni, in merito allo Studio prodotto da Ilva, sollevate da Arpa nel mese di agosto, mentre ad ottobre dello stesso anno Ilva trasmette le modifiche allo studio in virtù delle osservazioni sollevate e nel mese di novembre Arpa ritiene idonea la proposta di campionamento del gestore. Successivamente i campionamenti del cumulo in questione iniziano nel mese di aprile del 2016 e la stessa Ilva comunica che le attività dello Studio Pilota Preliminare si sono concluse a maggio mentre gli esiti analitici vengono comunicati da Ilva alla GdF e alla Procura di Lecce ad agosto del 2016.

    Secondo la prescrizione UP3, a cui Ilva fa riferimento nel documento inviato al Ministero a seguito della richiesta durante la visita ispettiva di dicembre 2016, l'intervento complessivo della gestione dei materiali deve essere concluso entro il 30 giugno del 2017. Nello stesso documento si fa riferimento al cumulo gestito dalla prescrizione UP2, che ha la stessa scadenza. Ma il cumulo da smaltire della prescizione UP2 ed UP3 è lo stesso o questi sono differenti? 

    Ci chiediamo quindi a seguito di questo sequestro e delle direttive prescritte ad Ilva se questo materiale è stato inviato in Sicilia per essere conferito alla discarica CISMA Ambiente di Melilli. Ilva precisa che il materiale inviato al sito siciliano in parte è relativo al cumulo in questione (UP3) ed in parte è relativo alla produzione di quel periodo; inoltre precisa che il carico inviato alla CISMA Ambiente il 14 maggio del 2015 e trasportato dalla nave Moto Nave Rita BR è relativo al polverino di altoforno (CER 100208) prodotto in quello stesso periodo.

    In ultimo c'è da registrare l'assenza degli allegati a cui la stessa Ilva fa riferimento in questo documento: in realtà sono presenti alcuni allegati a cui il documento si riferisce ma concernenti altre richieste e correlati ad altri argomenti che sono diversi dalla questione "fanghi e polverino verso la Sicilia". 

    Questi allegati, appunto, vengono citati ma non sono stati pubblicati. Ad esempio Ilva nel documento dichiara: "in allegato si forniscono i rapporti di prova relativi alla movimentazione dei rifiuti oggetto della richiesta". Quindi le ipotesi sono: o Ilva non ha inviato questi allegati o gli ha inviati ad Ispra con la richiesta di particolare riservatezza sulla pubblicazione (cosa già avvenuta in passato ed anche da Peacelink documentata), oppure qualcuno al Ministero gli ha dimenticati e non li ha pubblicati, può succedere, sviste. Noi naturalmente chiederemo questi allegati ufficialmente a mezzo pec, chiedendo anche i risultati analitici della caratterzzazione del cumulo sequestrato dalla Guardia di Finanza.

    In ultimo ci sorge un dubbio ed una conseguente domanda: in virtù della scadenza della prescrizione UP3, 30 giugno 2017, tenendo conto di quanto dichiarato da Ilva sulla relazione trimestrale di gennaio 2017, cioè che "le attività di smaltimento sono in corso", ed in virtù delle operazioni di invio dei rifiuti verso la Sicilia interrotte (almeno così abbiamo appreso dalla stampa a seguito dell'annuncio emanato dallo stesso Ministro dell'Ambiente Galletti a dicembre 2017), dove viene inviato oggi il materiale del cumulo sequestrato?. Inoltre, dove vengono stoccati, conferiti o inviati i fanghi dell'acciaieria e il polverino dell'altoforno relativi alla produzione attuale dello stabilimento Ilva di Taranto?

    Al Ministero dell'Ambiente, oggi stesso, porremo queste domande.

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