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Il dramma dello smaltimento illegale dei rifiuti. Meno commissioni, più inchieste?

Ecomafie

Contaminata la catena alimentare. Veleni nei mari, nei fiumi, nelle falde acquifere e nei campi adibiti a pascolo. Nelle fondamenta delle nostre case e nei manti stradali potrebbe esserci di tutto. Nei forni ad arco vengono fuse latte contenenti sostanze radioattive...
23 luglio 2005 - Nadia Redoglia
Fonte: Nadia Redoglia; Liberazione; 22 luglio 2005

Rifiuti, la new economy delle mafie Cento milioni di tonnellate sono pressappoco le quantità di rifiuti che il nostro Paese produce in un anno, tra solidi urbani, pericolosi, radioattivi. Più di trenta milioni di tonnellate sono smaltite illegalmente. Piero Manzoni propose nel ‘61 la sua “Merda d’artista”. La “nostra” ci viene sbattuta addosso da chi possiamo definire veri e propri “artisti” della sostanza fecale. Imprese mutanti, scatole cinesi, sofisticati professionisti, laboratori tecnico-scientifici, geniali reti di trasporto terra/mare, eccellenti relazioni diplomatiche, scrupolosa connivenza diretta o indiretta con pubbliche amministrazioni, vassalli e valvassori, al soldo di un feudo planetario: l’ecomafia. Il giro d’affari multinazionale ammonta a centinaia di miliardi.

Lo smaltimento illegale di mille chili di rifiuti, viene proposto per una settantina d’euro. Smaltire legalmente cento chili di lana di roccia può costare 10 volte di più. Regolamentare lo smaltimento di un parafulmine radioattivo costa almeno 2.000 euro, se poi passiamo alle sostanze pericolose elencate nei codici CER del decreto Ronchi, le cifre assumono proporzioni esorbitanti. Facile è dedurre, perciò, di chi si serve l’imprenditoria senza scrupoli. Fino al 2001 la disciplina penale ambientale non contemplava delitti e pene, ma per lo più contravvenzioni oblazionabili amministrativamente. Ora possiamo almeno contare sull’importante innovazione apportata al Decreto Ronchi: il 53 bis. Chi cede, riceve, trasporta, esporta, importa ingenti quantitativi di rifiuti illegalmente rischia fino a 6 anni di galera e questo permette alle nostre forze investigative le preziose e probatorie intercettazioni ambientali.

Il 53 bis infatti è bene prezioso, ma poiché tale, richiede una fatica improba per... ottenerlo, ed è per questo che spesso i nostri investigatori di buona volontà (sempre e ancora troppo pochi) sono costretti ad arrendersi di fronte alla “datata” contravvenzione che, prescrivendosi in tempi brevi, non consente d’iniziar processi, ma permette ai delinquenti di difendersi da questi, piuttosto che in questi. Il sistema dunque, inevitabilmente, diviene “complice” di un delitto che, se venisse approfondito secondo natura, potrebbe annoverarsi tra i più efferati. Noi siamo ciò che mangiamo e respiriamo. Le patologie neoplastiche sempre più esponenziali, le malformazioni neonatali, le allergie che si moltiplicano su tutto il pianeta lo dimostrano.

La catena alimentare è nutrita dal riversamento di veleni nei mari e nei fiumi, nelle falde acquifere, nei campi adibiti a pascolo. Le fondamenta delle nostre case, i manti stradali potrebbero essere frutto di cave ove sono state mischiate al pietrisco tonnellate d’amianto e fanghi velenosi. Nei forni ad arco vengono fuse latte contenenti sostanze radioattive, nei forni del pane vengono disciolte gomma e plastica. Se poi ci spingiamo nel terzo e quarto mondo, paesi abituati a ricevere il vomito dei nostri rifiuti in cambio di sostentamenti bellici o affinità, la scenografia è sconfinata... Questo è il contenuto delle sofferte indagini racchiuse nelle migliaia di faldoni giacenti presso parecchie procure d’Italia, i cui procuratori si affannano a cercare di ricostruire le file di consolidate ragnatele mafiose. Questi magistrati, i loro collaboratori, il Corpo Forestale, le forze dell’ordine, e tutti coloro che vi ruotano attorno, fornendo il loro contributo, lottano quotidianamente “per la vita”. La vita dell’uomo nel suo ambiente. Forse questi “angeli custodi” meriterebbero qualcosa di più…
Abbiamo intervistato il senatore Tommaso Sodano, membro della Commissione d’inchiesta sui rifiuti. Dichiara che tra i componenti c’è una sinergica armonia. Ci parla delle trasferte in tutto il territorio italiano, l’ultima in Piemonte.

Obiettivo primario è la lotta allo smaltimento illecito, lavorando sulla prevenzione, potenziando gli enti sanitari e di controllo. Ci confida i drammatici problemi incontrati, raccogliendo dal vivo realtà allucinanti. Ammette che la commissione non è preposta a indagare, occorre potenziare le Procure, è consapevole che troppi sono i casi insoluti. Per questo è già stato approvato un documento che pretenderà una legislazione ancora più adeguata alla severità che il disastro ambientale richiede, privilegiando le menti di buona volontà al fine di colpire tutti gli elementi della catena delinquenziale. Volendo sviluppare il significato di sinergia gli chiediamo come procede il lavoro con la "collega" Commissione Alpi. C’incuriosisce che magistrati e loro collaboratori vengano escussi da una e dall’altra. Che senso ha fare perdere loro del tempo prezioso? Non possono scambiarsi le testimonianze, la documentazione e quant’altro necessario a compiere un lavoro comune? -“In una scala da 1 a 10 come quantifica la collaborazione?”- Sodano risponde: -”Zero”-. I risultati della Commissione Alpi e di quella rifiuti, forse ci sapranno spiegare il motivo di questa risposta.

Stiamo attendendo da lustri altre risposte. Per esempio il caso Pitelli di La Spezia. Il primo esposto partì nel 1988, ma solo nel 1996, grazie alle indagini del magistrato Tarditi di Asti e dei suoi collaboratori si riuscì a dimostrare il disastro ambientale e ad emettere avvisi di reato contro innumerevoli imputati “eccellenti” Perché dopo ben nove anni non abbiamo ancora ottenuto sentenze di condanna? E ancora: Jolly Rosso, la ben nota vicenda delle navi dei veleni, in 15 anni non siamo stati capaci di emettere avvisi di reato...
E’ drammatica la situazione dei rifiuti abusivi, ma l’abuso dei rifiuti a… procedere ci spaventa di più.

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