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    Lettera aperta a Mario Calabresi sui danni provocati dalle ideologie

    Caro Calabresi, di violenza ne parlo con te che ne capisci

    Il paese va verso uno scontro tra due bande che camminano con cinismo su morti e feriti, pronte a usare il sangue del premier per giustificare le violenze sui poveri, e il sangue dei poveri per giustificare le violenze sul premier
    14 dicembre 2009 - Carlo Gubitosa

    Aldo Capitini, maestro della nonviolenza italiana, "interpretato" da Mauro Biani

    Gentile Dott. Calabresi,

    Ho avuto modo di leggere il suo articolo "gli indignati a senso unico", nel quale si parla delle persone che "mostrano di essere solidali con gli immigrati e i più deboli, sconvolte per gli attacchi di Berlusconi ai magistrati e preoccupate per la democrazia, ma non toccate da ciò che è accaduto ieri sera". Vorrei richiamare la sua attenzione sull'altra meta' del problema, e cioe' sulle persone che sono state sconvolte per la violenza esercitata ai danni del premier e preoccupate per una degenerazione violenta del clima politico, ma non toccate dalla violenza esercitata sugli ultimi e sui poveri ne' interessati a fare qualcosa per combatterla".

    A mio avviso questa seconda categoria di persone va tenuta sotto osservazione tanto quanto la prima, anzi forse di piu', perche' comprende persone che rivestono alti incarichi di governo e che non solo non fanno niente per ridurre la violenza ai danni di soggetti deboli come migranti o carcerati, ma promuovono e dispongono misure che la aggravano: interventi militari all'estero, respingimenti forzati che forzano anche il diritto internazionale, ronde di vigilantes, lager di stato.

    I "sensi unici" nel codice della strada sono due, perche' lei ne condanna uno soltanto? Se vogliamo affermare il principio di civilta' di una "nonviolenza a doppio senso di marcia" che condanna con la stessa fermezza le aggressioni ai potenti e quelle contro i poveri, dobbiamo stare attenti anche a quelli che minimizzano alcune forme di violenza solo perche' rivestono una parvenza di legalita', e sono approvate dal senso comune anche se le loro conseguenze ricadono su tantissime persone e non su un solo capo di governo.

    Cito testualmente del suo articolo: "questo modo di ragionare mi fa paura: come è possibile mostrare sensibilità a senso unico, battersi contro le violenze e poi giustificare un’aggressione, essere democratici e pacifisti e provare soddisfazione per il volto tumefatto di Berlusconi. Significa che l’ideologia continua a inquinare le coscienze, ad oscurare le menti".

    Le confesso che mi fa paura anche lo speculare ragionamento a senso unico: come e' possibile battersi contro la violenza di una mano nuda che sfigura un uomo e poi chiudere gli occhi di fronte alla violenza degli eserciti che aggrediscono altri popoli e nazioni, delle polizie che reprimono proteste legittime a colpi di manganello, delle carceri dove i detenuti vengono pestati spesso e volentieri, delle ronde razziste, delle speculazioni economiche che distruggono e violentano aziende, famiglie e l'intero paese?

    Magari e' vero quello che lei dice: l'ideologia continua a inquinare le coscienze. Ma le ideologie inquinanti non sono solo quelle pseudorivoluzionarie che illudono la gente di poter cambiare le cose in meglio a colpi di cazzotti o pallottole. A "inquinare le coscienze e ad oscurare le menti" c'e' anche l'ideologia del potere, una pericolosa ideologia classista pronta a convincerci che due denti rotti di un uomo di potere sono un problema piu' importante dei poveri che muoiono affogati nell'adriatico, suicidi in un lager di stato, deportati in Libia o ammazzati di botte in caserma.

    Come e' possibile dirsi nemici della violenza senza riconoscere che i denti, il sangue e la vita dei poveri sono uguali a quelli dei capi di stato e di governo? Chi oggi difende (giustamente e con ragione) Berlusconi aggredito, soprattutto se riveste incarichi di governo, domani dovrebbe impegnarsi a combattere anche la violenza contro gli sconosciuti, i poveri e i dimenticati per dare dignita' e coerenza alle proprie affermazioni.

    Tanto per fare un esempio, quanti denti rotti e quanto sangue versato si potrebbero evitare se il ministro La Russa di fronte al sangue del suo leader di partito decidesse di disporre il ritiro delle truppe italiane all'estero dirottando sulla cooperazione e sulle agenzie umanitarie dell'Onu quello che oggi viene speso per far rischiare la vita a migliaia di soldati italiani? Perche' oggi chi fa questi ragionamenti viene chiamato terrorista, comunista o coglione nella migliore delle ipotesi, e si ritrova reclutato a forza tra le fila di chi ha esultato per l'aggressione al premier? Non e' anche questa una forma di violenza?

    Lei ha pieno titolo e piena autorita' morale per parlare di violenza, visto che l'ha subita, e non solo quella armata, ma anche la violenza verbale, ideologica e politica esercitata da piu' parti contro lei e la sua famiglia.

    Ma io mi auguro per il bene di tanta gente che non ha potere ne' giornalisti pronti a difenderli che domani lei sia pronto a parlare e scrivere con altrettanta forza anche dopo il prossimo suicidio in carcere, rimpatrio forzato di migranti, manifestazione repressa con violenza, cittadino ammazzato di botte dalle forze di polizia.

    Mi auguro che lei sia pronto a mettere al servizio degli ultimi il suo coraggio di affermare verita' scomode anche quando i rappresentanti delle istituzioni giustificheranno queste violenze dicendo che si tratta di "episodi isolati" (quando i suicidi in carcere sono sempre piu' frequenti), "immigrati clandestini" (quando spesso si tratta di richiedenti asilo che hanno uno status giuridico ben diverso) o "ragazzi drogati" (quando in realta' sono stati ammazzati di botte come Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi).

    Quello che la gente di buon senso chiede a lei e a tutti gli intellettuali, giornalisti, scrittori, politici, pensatori e opinionisti, e' che la lotta contro la violenza avvenga sempre, con coerenza e onesta' intellettuale, indipendentemente da chi e' l'oggetto della violenza. Sarete capaci di questo compito cosi' importante?

    L'alternativa e' quella di osservare il paese che precipita verso uno scontro tra due bande che camminano con cinismo su morti e feriti, pronte a usare il sangue del premier per giustificare le violenze sui poveri, e il sangue dei poveri per giustificare le violenze sul premier. Nessuna di queste violenze e' giustificabile, ma entrambe vanno comprese, capite e denunciate senza vergogna per poterle combattere.

    Immagino che la violenza contro il premier verra' combattuta con il miglior trattamento clinico di cui si possa umanamente disporre e con rafforzate misure di sicurezza per tutelarne l'incolumita'. Che cosa faremo io e lei domani per combattere la violenza contro i poveri e gli sconosciuti? Lascio a lei la risposta a questo interrogativo.

     

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