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Gli studenti non mollano la presa

Cile: in piazza per una democrazia sociale

E la Cut punta a paralizzare il paese
23 agosto 2011 - David Lifodi

Gli studenti cileni non si fermano. Non si sono arresi di fronte ad arresti di massa, minacce e violenze della polizia mandata dal presidente pinochettista Piñera, anzi. Adesso rilanciano di nuovo il loro slogan per un'istruzione gratuita e di qualità. Nel frattempo il sempre più screditato mandatario cileno, su cui pesano sondaggi impietosi che segnalano la sua popolarità in picchiata, deve fare i conti con uno sciopero generale che, da stasera al 25 agosto, intende paralizzare il paese.

Felipe Bulnes, ministro dell'Istruzione, aveva provato a spengere la protesta studentesca usando la carota, dopo il bastone con cui aveva dato via libera ai carabineros concedendo loro ampia libertà di azione. Una proposta agli studenti fondata su quattro punti poteva essere la chiave per anestetizzare la lotta, ma l'errore del ministro, in sostanza, è stato quello di garantire, al limite, un'educazione di qualità, ma non certo gratuita. Non ci sono infatti, nel piano di Bulnes, dei cambi significativi per una reale riforma del sistema educativo cileno. Suona come ambigua la creazione di una formula incentrata sulla relazione tra crediti e borse di studio per gli studenti economicamente in difficoltà, così come non è chiara l'annunciata riforma costituzionale prevista per settembre in teoria garante di un'istruzione di qualità. L'unica proposta accettabile potrebbe essere quella riferita alle case dello studente private che saranno amministrate da fondazioni senza fini di lucro, ma è troppo poco per un paese in cui potenti gruppi economici composti da poche persone cercano di condizionare a loro vantaggio l'economia di un intero paese. E'anche per questo che alle manifestazioni studentesche si somma la mobilitazione sindacale della Central Unitaria de Tabajadores (Cut), il cui intento è quello di bloccare il paese per quasi tre giorni. Si comincia stasera con un cacerolazo nacional ciudadano per poi dar vita ad una serie di assemblee, marce, seminari ed iniziative in ogni città con l'obiettivo di raggiungere una "democrazia sociale" per il Cile. La Cut punta a realizzare la più grande manifestazione da oltre venti anni e si è rivolta apertamente a tutti i movimenti sociali presenti nel paese affinché aderiscano all'appello. La risposta è stata incoraggiante: già 80 organizzazioni popolari hanno garantito la loro presenza. Saranno di nuovo in piazza anche gli studenti, all'ennesima giornata di protesta negli ultimi tre mesi e che hanno alcuni tra i loro rappresentanti in sciopero della fame. La Confederación de Estudiantes de Chile avverte che il governo dovrà rispondere direttamente se sorgeranno complicazioni di salute per i tre giovani ormai senza mangiare da diversi giorni, tanto che sono stati condotti all'ospedale per i necessari controlli medici. Sulle mobilitazioni in corso in Cile, probabilmente le più grandi dal ritorno alla democrazia, pesa molto l'influenza, anche mediatica, delle destre, in un paese dove lo spirito pinochettista o comunque fortemente conservatore continua ad avere un preoccupante diritto di cittadinanza. Lo ha spiegato bene agli studenti il sociologo e giornalista argentino Pedro Brieger che, alla Casa Central de la Universidad de Chile, ha parlato del ruolo dei mezzi di comunicazione nei conflitti sociali. In effetti i grandi media hanno mandato in onda all'infinito le immagini degli scontri tra studenti e polizia ed hanno insistito sulle vetrine spaccate. "En una sociedad de espectáculo", ha spiegato Brieger, "ver non es comprender". I social network, ha insistito il giornalista argentino, dovranno cercare di sostituirsi ai mezzi di comunicazione ufficiali, che cercano di imporre un pensiero unico ai telespettatori.

Se la primavera cilena è in arrivo, sull'onda della mobilitazione studentesca e adesso sindacale, lo chiariranno le prossime decisive giornate, su cui pesa anche l'incognita di una reazione governativa che finora non è andata troppo per il sottile ed ha utilizzato quei metodi spicci purtroppo già ben conosciuti e sperimentati in America Latina.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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