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La regione di Aysén si trova nella Patagonia cilena, terra conosciuta per la sue ricchezze naturali, ma anche per la probabile costruzione di cinque centrali idroelettriche commissionate dalla multinazionale spagnola Endesa e dall'italiana Enel.

Nei giorni scorsi il governo cileno ha spedito i carabineros in questo angolo del Cile meridionale per reprimere una massiccia mobilitazione della gente, scesa di nuovo in piazza con l'intenzione di protestare contro le cinque dighe, denominate Progetto Hydroaysén: non solo la costruzione delle centrali inonderà migliaia di ettari di uno dei territori incontaminati dell'America Latina, ricco di riserve di acqua dolce e foreste inesplorate, ma costringerà anche migliaia di persone al desplazamiento, lo sfollamento forzato dai loro luoghi di origine. Inoltre, la realizzazione delle infrastrutture necessarie alle dighe stravolgerà la vita dell'intera regione, dall'arrivo di migliaia di operai ad una crescita incontrollata delle periferie da cui ne uscirà a pezzi il tessuto sociale pre-esistente. Le proteste del Movimiento Social Por Aysén e di Patagonia Sin Represas si sono concluse con dieci feriti, altrettanti arresti, e l'utilizzo dei lacrimogeni da parte della polizia, che ha sfondato le barricate erette dai manifestanti. La lotta degli ayseninos non si è fermata: la popolazione ha chiesto di poter incontrare i ministri dell'Interno, dell'Economia, dell'Energia e del Lavoro, ma nessuno di loro si è presentato. Il fatto che mezzo governo del presidente cileno Piñera abbia scelto deliberatamente di non fornire alcuna spiegazione e disertare l'incontro con la cittadinanza la dice lunga. Lo studio di impatto ambientale, necessario a valutare la sostenibilità dell'opera, si è rivelato carente, così come appare quanto meno fantasiosa l'ipotesi che il Cile necessiti di cinque dighe per soddisfare il suo fabbisogno energetico. In realtà, la richiesta di energia è giustificata dall'obbligo di soddisfare le miniere gestite dalle multinazionali ed alimentarle giorno e notte per l'estrazione a cielo aperto. Solo per citarne alcune, troviamo la canadese Pan American Silver, con sede a Vancouver, le cilene Energía Austral e Colbún, infine Endesa, acquistata da Enel e, in precedenza, proprietaria dell'acqua cilena e patagonica. Proprio nella sola Patagonia sono tuttora in corso decine di conflitti ambientali legati alle risorse idriche per quanto riguarda l'estrazione mineraria ed il conseguente inquinamento dei fiumi, la produzione di energia elettrica e l'attività delle cartiere. La popolazione si è riunita nel Consejo de Defensa de la Patagonia per scongiurare la costruzione delle dighe, ma non è riuscita a smuovere né il governo argentino né quello cileno, colpevoli entrambi di ignorare il trattato internazionale sottoscritto il 2 Agosto 1991 e che, all'articolo 1, garantisce lo svolgimento di azioni coordinate in materia di sostenibilità e sviluppo ambientale. Un altro accordo, datato 26 Giugno 1971, impegna i due stati, sotto i quali ricade la giurisdizione della Patagonia, a non creare condizioni atte a pregiudicare l'ecosistema naturale, ma sia alla Moneda, sia alla Casa Rosada, sembrano ignorare che le cinque dighe su cui punta Endesa (e di conseguenza la nostra Enel) potrebbero provocare il preoccupante fenomeno della cosiddetta Sismicidad Inducida. La sismicità indotta è un fenomeno scientifico che può condurre a forti movimenti tellurici soprattutto in territorio cileno, non solo zona sismica, ma anche vulcanica. La centrale idroelettrica denominata El Portón, collocata nella provincia argentina del Chubut e non lontana dal Cordón del Fuego situato nella Cordigliera delle Ande cilena, potrebbe dar vita ad un sommovimento anomalo sotto la faglia Liquiñe-Ofqui, da cui ha avuto origine anche il devastante terremoto che nel Febbraio 2010 ha messo in ginocchio la città cilena di Concepción. Nonostante il rischio di Sismicidad Inducida sia alto, Endesa si è preoccupata soltanto di simulare, tramite una particolare opera ingegneristica, una scossa del nono grado della scala Richter per testare l'eventuale resistenza delle dighe al sisma: questo dimostra che la multinazionale spagnola non ha alcuna intenzione di bloccare il suo progetto.

Dall'Italia nessun interesse, eppure Endesa significa Enel, e dietro a questa mastodontica operazione si nasconde l'ineffabile direttore generale Fulvio Conti. 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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