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L’elezione di Marco Feliciano frutto di un accordo tra destra e bancada evangelica

Brasile: deputato razzista e omofobo alla presidenza della Commissione per i Diritti Umani

Manifestazioni di protesta in tutto il paese
19 marzo 2013 - David Lifodi

internet L’elezione di Marco Feliciano, deputato del Partido Social Cristiano, alla presidenza della Commissione per i Diritti Umani in Brasile, continua a sollevare proteste in tutto il paese. Pastore evangelico, Feliciano è conosciuto per le sue dichiarazioni razziste contro le comunità nere e le sue idee intolleranti nei confronti degli omosessuali: se rimarrà a presiedere la Commissione si tratterà di un grave regresso per i diritti umani nel paese.

L’elezione di Feliciano è frutto di un accordo trasversale tra la bancada evangelica e quella più conservatrice: entrambe hanno sempre ignorato le reali necessità dei brasiliani, ma hanno puntato sul rafforzamento del fondamentalismo religioso, sul disprezzo dei diritti umani e, soprattutto, da tempo sferrano attacchi molto pesanti alla laicità dello stato. Sebbene la mobilitazione contro Feliciano non abbia un carattere religioso e non sia nata per la fede evangelica del pastore, la bancada evangelica, forte dell’aumento esponenziale dei suoi fedeli negli ultimi anni, in più di una circostanza ha cercato di condizionare la vita politica brasiliana, a partire dalla contestazione alla presidenta Dilma Rousseff sui temi legati all’aborto durante la sua campagna elettorale per le presidenziali. Peraltro, va sottolineato che in molte manifestazioni sono comparsi cartelli degli stessi evangelici in cui è scritto che non si riconoscono nelle posizioni del loro pastore. Il discredito di Marco Feliciano è tale che non solo in Brasile, ma anche in Argentina, per le strade di Buenos Aires, la gente è scesa in piazza per manifestare di fronte all’ambasciata verdeoro. Purtroppo l’elezione di Marco Feliciano alla presidenza della Commissione per i Diritti Umani non è l’unica brutta notizia proveniente dal Brasile in questa settimana. Blairo Maggi, senatore e noto esponente della bancada ruralista, ha guadagnato la presidenza della Commissione Ambiente. Anche questo è un fatto molto grave, e desta sconcerto la stima di Lula e Dilma Rousseff verso una personalità molto discutibile. Personaggio di spicco del Partido da República, nato pochi anni fa da un’alleanza tra liberali e destra, Blairo Maggi è universalmente conosciuto come il re della soia, governatore del Mato Grosso, è a capo di un impero che ha contribuito alla deforestazione dell’Amazzonia. Per indigeni, campesinos, omosessuali, neri, quilombolas, ribeiriñhos e i familiari delle vittime della dittatura militare, la Commissione Ambiente e quella dei Diritti Umani rappresentavano due baluardi della legalità che adesso sono andati in pezzi. L’elezione di Marco Feliciano è avvenuta grazie anche all’abbandono della Commissione da parte dei deputati più legati alla causa dei diritti umani, che hanno voluto protestare contro la sua candidatura proposta dalla bancada evangelica. In pratica, l’elezione si è svolta solo alla presenza dei deputati evangelici, e Feliciano ha ottenuto 11 voti su 12 conquistando facilmente la presidenza. Hanno deciso di ritirarsi cinque deputati petisti (Padre Ton, Domingos Dutra, Janete Pietá, Erika Kokay e Luiz Couto), Jean Wyllys (Partido Socialismo e Libertade) e Luiza Erundina (Partido Socialista Brasileiro). In molte città e stati del paese si sono svolte manifestazioni all’insegna di un’unica parola d’ordine: “Em Luto pelos direitos humanos”. “Che paese è quello che elegge alla Commissione per i Diritti Umani un presidente conosciuto da tutti come omofobo e razzista?” si chiedono i numerosi attivisti delle rete sociali. Finora ha lasciato forti dubbi anche l’atteggiamento del governo e della Presidenza della Repubblica, che hanno scelto di non dedicare troppa importanza alla questione. Il movimento nazionale brasiliano per i diritti umani ha minacciato di portare il caso di fronte all’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) e all’Onu, poiché Feliciano non ha alcuna qualifica che possa garantirlo come un reale difensore dei diritti umani. Anche le istituzioni religiose di orientamento progressista hanno preso posizione contro il pastore evangelico. Per il Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane del Brasile (Conic) e il Consiglio Indigenista Missionario (Cimi), l’elezione di Feliciano (ma anche quella di Blairo Maggi) rappresentano un chiaro tentativo delle forze più conservatrici di minare la vita democratica del paese. La presidenza di Feliciano alla Commissione per i Diritti Umani, oltre ad essere inadeguata,  è una contraddizione in termini e rischia di compromettere tutte le conquiste raggiunte faticosamente nel corso degli anni. Feliciano ha più volte qualificato le lotte della comunità lgbt brasiliana come “attivismo di Satana”, dimostrato il suo razzismo sostenendo che “un negro è un negro e non può cambiare”, attaccato più volte gli afrobrasiliani. Un’altra perla, questa volta pronunciata dal deputato Hidekazu Takayama, collega di partito di Feliciano, in occasione del discorso che introduceva l’insediamento del nuovo presidente: “Gli oltre tremila omicidi compiuti ai danni degli omosessuali sono stati compiuti da altri omosessuali, non certo da cristiani”. Come dire: se la vedano tra loro stessi.

La permanenza di Feliciano alla presidenza di una Commissione egemonizzata dalla bancada evangelica rischia di portare i diritti umani ai minimi storici in un paese come il Brasile, dove già l’impunità è di casa quando le vittime sono indios, contadini senza terra e afrodiscendenti.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it.
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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