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I tre funzionari Usa espulsi dal paese lavoravano ad un piano di destabilizzazione

Venezuela: grandi manovre per rovesciare Nicolás Maduro

I diplomatici statunitensi agivano su ordine della Cia
9 ottobre 2013 - David Lifodi

internet La recente espulsione dei tre diplomatici Usa dal Venezuela, ordinata direttamente dal presidente bolivariano Nicolás Maduro, è stata accolta con sdegno dalla comunità internazionale ed è servita ancora una volta  alla grande stampa per attaccare Caracas.

In realtà, Kelly Keiderling Franz, incaricata di tutelare gli affari degli Stati Uniti in Venezuela, non è una persona qualsiasi, ma agiva come agente reclutatrice della Cia a Cuba, dove lavorava sotto copertura presso l’Oficina de Prensa y Cultura de la Sección de Interés degli Stati Uniti a L’Avana. Keiderling si è dedicata quotidianamente alla destabilizzazione di Cuba e Venezuela, dove era arrivata nel luglio 2011. La diplomatica Usa già nel settembre dello stesso anno aveva preso contatti, tramite l’ambasciata degli Stati Uniti, con Henrique Capriles, il candidato delle destre alle presidenziali venezuelane sconfitto sia da Hugo Chávez sia da Nicolás Maduro.  Capriles non è stato soltanto il candidato dell’opposizione più dura al proceso bolivariano, ma anche il gentiluomo che, in occasione del colpo di stato del 2002, fece irruzione nell’ambasciata cubana a caccia di ministri chavisti a capo di una squadraccia di picchiatori e agenti della destabilizzazione di professione: oltre dieci anni fa, testimonia un documento di Wikileaks, il futuro governatore dello stato di Miranda già lavorava a libro paga Cia ed era un attivo collaboratore della Casa Bianca. In un colloquio con la Keiderling, Capriles garantisce che, in caso di vittoria alle presidenziali, la politica estera venezuelana cambierà radicalmente e il paese si trasformerà in uno degli alleati più affidabili di Washington.Si parla anche di finanziamenti all’opposizione provenienti da non meglio precisate organizzazioni non governative di Cile, Panama, Colombia e Stati Uniti: non c’è  da stupirsi, del resto è ciò che ha sempre fatto Usaid. Sempre Keiderling, secondo alcuni reportage indipendenti, avrebbe partecipato a più di una riunione con la catena televisiva di Capriles, proprietario di El Mundo e Ultimas Noticias, ed altri esponenti della stampa antichavista, tra cui Miguel Otero (El Nacional), Andrés Mata (padrone di El Universal, Carlos Groen (Televen), membri di Venevisión e dell’immancabile  Globovisión, denominata dai venezuelani Globoterror. Tutti questi mezzi di informazione, durante il golpe del 2002, trasmettevano telenovelas e cartoni animati, mentre Pedro Carmona Estanga si autoproclamava presidente del paese. Keiderling, insieme a Elizabeth Hunderland e David Mutt, anch’essi funzionari dell’ambasciata Usa a Caracas, furono colti sul fatto anche pochi giorni fa: lo scorso 27 settembre si trovavano nello stato di Bolivar per ricevere informazioni dall’opposizione sugli attuali conflitti sociali in corso. Inoltre, e questo è un aspetto ancora più grave, i tre progettavano i futuri scenari di destabilizzazione del paese a partire dal sabotaggio economico e dalla paralizzazione delle principali imprese venezuelane passando per il rifiuto di riconoscere i risultati emersi dalle urne in relazione alle presidenziali dello scorso aprile. Keiderling non ha mai convocato un incontro con le istituzioni venezuelane democraticamente elette, né si è mai preoccupata di avere come interlocutori i movimenti popolari, ma, al contrario, ha agito per perseguire i piani di Washington volti ad una destabilizzazione sistematica della democrazia venezuelana. La campagna di diffamazione e sovvertimento dell’ordine sociale è condotta non solo dalla Casa Bianca, ma dall’opposizione di estrema destra residente a Miami in collaborazione con il dipartimento di stato Usa e la mafia cubano-americana. Un esempio di questa strategia della tensione riguarda un aspetto all’apparenza poco importante. Il recente viaggio di Maduro in Cina è stato oggetto di una proibizione di volo sopra Portorico poiché l’aereo su cui viaggiava il presidente venezuelano non era un velivolo di stato, ma della Cubana de Aviación. Al tempo stesso, l’opposizione antibolivariana ha accusato Maduro di antipatriottismo poiché aveva preferito un’altra compagnia aerea: in realtà, il presidente aveva scelto la Cubana de Aviación semplicemente perché l’aereo di stato era inutilizzabile da vari mesi per un grave guasto ad una delle sue ali ed  in via di riparazione in Francia. Non si tratta della prima accusa di antipatriottismo proveniente dall’opposizione. Da mesi la destra insiste sul fatto che Maduro non sarebbe nato in Venezuela, ma a Cucuta, in Colombia, e quindi in possesso della doppia cittadinanza che, secondo la stessa Costituzione bolivariana, ne invaliderebbe l’elezione come presidente . E ancora: sono emersi piani dell’ultradestra venezuelana per assassinare Maduro dove figurano i vecchi arnesi del golpismo Usa in America Latina, da Luis Posada Carriles, autore di decine di attentati contro Cuba, all’ex presidente colombiano Álvaro Uribe. Da tutto ciò è nata la decisione di Maduro di dar vita al Centro Estratégico de Seguridad y Protección de la Patria (Cesppa) allo scopo di rafforzare il sistema di intelligence venezuelano e poter prevenire un’offensiva che, con il passare del tempo, è divenuta sempre più pressante. Il sabotaggio petrolifero, un’incalzante campagna di stampa diffamatoria ed il finanziamento sempre maggiore all’opposizione, intendono creare le condizioni per la tempesta perfetta che faccia capitolare il Venezuela bolivariano. Ci prova la stampa conservatrice latinoamericana, che auspica l’esplosione di una rivolta popolare nei confronti del presidente Maduro (come sperano i quotidiani argentini La Nación e il Clarín), fino ad agenzie di rating come Fitch e Moody’s, secondo la quale il Venezuela sta affrontando una difficile transizione a seguito della morte di Hugo Chávez. Il Venezuela para todos propugnato dal proceso bolivariano infastidisce l’opposizione imprenditoriale, politica e internazionale perché non è isolato e il paese ha un ruolo di primo piano a livello regionale: il recente abbandono della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Cidh) deciso da Maduro ha raccolto numerosi consensi nel continente latinoamericano, dalla Bolivia all’Ecuador, da Unasur al Mercosur. Del resto difficile dare torto al Venezuela: la Cidh non ha mai mosso un dito sia in occasione del colpo di stato dell’aprile del 2002 sia in occasione del Caracazo del 1989, solo per citare due degli avvenimenti più noti, quindi per quale motivo Mauro dovrebbe fidarsi di un organismo che è molto influenzato dagli Stati Uniti e comunque ricopre poco più che un ruolo di rappresentanza?

In ogni caso, le manovre per farla finita con il proceso non si fermeranno qui: l’8 dicembre sono in programma le elezioni comunali e, anche in questa circostanza, la destra metterà in atto una campagna simile a quella delle presidenziali di aprile pur di aggiudicarsi la posta in palio.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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