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Nel 2009 ha pubblicato il libro “Donne ai tempi dell’oscurità. Voci di detenute politiche nell'Argentina della dittatura militare” (Edizioni Seb 27)

Argentina: Norma Victoria Berti racconta la sua esperienza di detenuta all’epoca del regime militare

31 maggio 2016 - David Lifodi

internet

“Donne ai tempi dell’oscurità. Voci di detenute politiche nell'Argentina della dittatura militare” (Edizioni Seb 27) fa parte della mia vita da sopravvissuta. Ho partecipato a tutti i processi, compreso quello in Italia”: esordisce così Norma Victoria Berti, invitata a Siena dalla sezione locale di Amnesty International per raccontare la sua esperienza di detenuta dai militari del regime argentino.

Pubblicato nel 2009, il libro racconta la vita di nove donne nelle mani degli aguzzini di Videla e Massera,  e per questo, spiega Norma, “rappresenta un omaggio alle mie compagne di prigione che, anche nei momenti peggiori della nostra vita, avevano il sorriso sulle labbra”. Sequestrata a 21 anni, nel novembre 1976, NormaVictoria Berti ha trascorso tre anni in carcere e, una volta uscita, ha cercato di combattere ad ogni livello per ottenere giustizia. “Vivere o morire era una questione di pura casualità in un vissuto personale in cui era già molto difficile elaborare il lutto per i compagni caduti”, per questo, prosegue Norma, “ho proseguito la militanza: per non darla vinta ad un regime che voleva cancellare il ricordo e la memoria di tutti gli oppositori politici eliminati dai militari”. Norma Victoria Berti parla di “genocidio della memoria” poiché, una volta uccisi i militanti, si è tentato in tutti i modi di far cadere su di loro l’oblio”.  Su tutto ciò ha influito il cambiamento della società argentina negli anni Ottanta: “All’impegno politico del decennio precedente ha fatto seguito il riflusso caratterizzato dal ritorno al privato e dalla diserzione dall’impegno politico”. In una situazione del genere non è stato facile, anche con il ritorno alla democrazia, mantenere viva la memoria. Non solo gli anni Ottanta esaltavano l’individualismo, ma le leggi di Punto Final e Obediencia Debida fecero il resto, consegnando su un piatto d’argento l’impunità ai militari. Solo in epoca kirchnerista, a partire dal 2003, sono cominciati i primi processi per i diritti umani,  “In carcere abbiamo cercato di mantenere le nostre convinzioni politiche”, sottolinea Norma: “Lo dovevamo ai nostri compagni uccisi dai militari e a tutte quelle donne che nel corso degli anni Settanta avevano scoperto per la prima volta il significato della partecipazione politica”. Per la prima volta, evidenzia, i militari argentini si trovarono e reprimere le donne che, sostiene con orgoglio Norma, “avevano dato un forte apporto al paese, anche dal punto di vista culturale”. Le stesse Madres de la Plaza de Mayo, prima di divenire celebri in tutto il mondo per la loro caparbietà nel cercare di ritrovare i figli scomparsi, erano casalinghe e spesso  senza nemmeno una grande coscienza politica, ma si sono rivelate “una vera e propria potenza per tutta la società argentina”, argomenta Norma. Un altro aspetto assai significativo della militanza e della prigionia, sempre dal punto di vista femminile, riguarda la capacità nella resistenza, e nella sofferenza, di abbattere le barriere culturali. “Contadine, operaie e semianalfabete vengono a contatto con donne colte all’insegna di un unico ideale: ottenere verità e giustizia per i figli desaparecidos”. Il 70% delle persone viene rapite nei primi tre mesi del regime, grazie al precedente e accurato lavoro di intelligence: del resto, evidenzia Norma Victoria Berti, “già nei mesi precedenti al golpe, si mirava a far scomparire i consigli di fabbrica, che infatti furono i primi ad essere colpiti”. La strategia dei militari è molto più accorta rispetto a quella della dittatura instaurata in Cile solo tre anni prima, l’11 settembre 1973. Apparentemente il regime non intacca la vita dei cittadini, se non a livello superficiale, memore del clamore suscitato dallo stadio di Santiago del Cile, trasformato in un enorme campo di concentramento. Inoltre, fa notare Norma, “la società percepisce i militari come portatori di ordine” e in effetti “la dittatura argentina imploderà da sola per il fallimento dell’avventura delle Malvinas, per problemi interni alla giunta militare (soprattutto tra Marina ed Esercito) e per delle scelte errate in politica economica”. Solo con il ritorno in democrazia si scoprirà che mancheranno all’appello trentamila persone, ma fino all’epoca kirchnerista, rileva Norma, “lo Stato aveva avuto buon gioco nel propagandare la teoria dei due demoni”: l’intervento militare veniva spacciato come necessario per combattere la militanza di sinistra e la lotta armata”.

Norma Victoria Berti compie anche un salto temporale nell’attualità e le prospettive sono tutt’altro che rosee: “Il presidente Mauricio Macri sta distruggendo tutto ciò che avevano costruito i Kirchner in tema di diritti umani. Alle associazioni impegnate per tener viva la memoria dei desaparecidos sono stati tagliati tutti i fondi, mentre ai vertici delle Aerolinas Argentinas sono stati nominati due ex militari coinvolti nella dittatura”. Questa, purtroppo, è la situazione che sta vivendo attualmente l’Argentina.    

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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