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Le Donne e l'impegno sociale

Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo- 8 Marzo 2011

Il Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo raccoglie interventi e testimonianze di donne impegnate nel sociale, tra cui Giancarla Codrignani, Giuliana Martirani, Anna Baluganti, Paola Pavese, Laura Tussi e molte altre...per un 8 Marzo di amicizia, solidarietà e accoglienza tra donne e uomini in cammino, nel costruire insieme contesti di Pace e Nonviolenza.
3 marzo 2011 - Laura Tussi

 

Il Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo raccoglie interventi e testimonianze di donne impegnate nel sociale, tra cui Giancarla Codrignani, Giuliana Martirani, Anna Baluganti, Paola Pavese, Laura Tussi e molte altre...per un 8 Marzo di amicizia, solidarietà e accoglienza tra donne e uomini in cammino nel costruire insieme contesti di Pace e Nonviolenza.
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 483 del 3 marzo 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Franca Maria Bagnoli: Un racconto per l'otto marzo

2. Anna Baluganti: Questo otto marzo

3. Giancarla Codrignani: Questo otto marzo

4. Giuliana Martirani: A mia madre

5. Paola Pavese: Questo otto marzo

6. Wanda Tommasi: Questo otto marzo

7. Laura Tussi: Questo otto marzo

8. Ricciardo Aloisi: Le parole

9. Una lettera aperta alla Presidente del Fai - Fondo Ambiente Italiano

10. Per sostenere il Movimento Nonviolento

11. "Azione nonviolenta"

12. Segnalazioni librarie

13. La "Carta" del Movimento Nonviolento

14. Per saperne di piu'

 

1. NARRAZIONI. FRANCA MARIA BAGNOLI: UN RACCONTO PER L'OTTO MARZO

[Ringraziamo Franca Maria Bagnoli (per contatti: francamaria@gmail.com) per questo intervento in forma di racconto.

Da un'ampia intervista apparsa in "Coi piedi per terra" n. 303 riprendiamo la seguente notizia autobiografica di Franca Maria Bagnoli: "Diciamo che sono una persona anziana. Non precisiamo l'eta'. Nel marzo del 2009 ho perso mio marito per un tumore al polmone. Ho due figli, Paolo e Francesco. Paolo insegna matematica alle medie, naturalmente da precario. Francesco e' un ottimo programmista informatico. Sono contenta della mia vita anche se e' stata ed e' segnata dalla sofferenza. Ho un'invalidita' motoria del 100%. Ma forse gia' l'ho detto. Ho sempre incontrato persone che mi hanno aiutato e che mi hanno arricchito spiritualmente. Non amo la ricchezza. Ho insegnato nella scuola pubblica, come insegnante di ruolo, Storia e filosofia nei Licei classico e scientifico e, poi, Filosofia, pedagogia e psicologia nell'Istituto magistrale che adesso non di chiama piu' cosi'. Dei miei figli sono contenta. Qualche volta mi contestano ma sono contenta ed ho la presunzione di credere che, tra i tanti errori commessi nell'educarli, questo loro spirito critico sia dovuto anche al mio modo di educarli. Poi magari sbaglio. Ho avuto il dono di conoscere ed essere amica di persone come don Tonino Bello, presidente, molti anni fa, di Pax Christi, Alex Zanotelli, Enrico Chiavacci, Ernesto Balducci. E molte altre da ognuna delle quali ho imparato qualcosa. Amo l'arte nelle sue molteplici forme, in particolare la musica e l'architettura. Ho pubblicato due libri , uno di favole: Bambini e animali. L'altro e' un romanzo: Una vita negata, nel quale rivaluto la personalita' di Santippe, la moglie di Socrate, la cui vita fu soffocata da una citta' maschilista. Dal 1981 pratico l'obiezione di coscienza alle spese militari. Ora con il Cud e' un atto formale ma prima era abbastanza impegnativo. Ho subito vari pignoramenti ma sono riuscita a farmi pignorare libri sulla pace. Ho partecipato a molte marce per la pace, compresa la Perugia-Assisi. E, come tanti, ho firmato appelli per la difesa dei diritti umani, dell'ambiente, contro la pena di morte. Mi fermo qui. Non vorrei sembrare presuntuosa..."]

 

Sono Florence. A 18 anni lavoravo alla Cotton. Il salario non mi bastava per mantenere dignitosamente mia madre e i miei cinque fratelli e sorelle, tutti piccoli. Quando mi assunsero allo stabilimento tessile ero contenta. Mio padre, che era macchinista delle ferrovie, era morto in un incidente di lavoro. Io ero l' unico sostegno della mia famiglia. Ero contenta, lo ripeto, perche' non guazzavamo nell'oro ma non morivamo di fame. Alla Cotton lavoravamo dalla mattina alla sera tardi. A meta' giornata mangiavamo velocemente un po' di cibo portato da casa. Il rumore dei telai era assordante e la luce, perennemente accesa, bruciava gli occhi.

Alcune mie amiche si erano ammalate di tubercolosi e, naturalmente, erano state licenziate.

Le cure? Senza lavoro e senza assistenza sanitaria, con quali soldi potevano curarsi? Ad una ad una se ne erano andate. Il signor Johnson non venne neanche ai funerali e non si degno' di mandare un biglietto di condoglianze alla famiglia.

Una nostra amica che aveva letto molti libri e che, come noi, era sfiancata e indignata, ci propose di scioperare. Sapevamo di non avere la tutela sindacale ma aderimmo tutte. In quei primi giorni di marzo del 1908 eravamo al lavoro in 129. Quando sentimmo chiudere dall'esterno le porte dello stabilimento, pensammo che il signor Johnson volesse prenderci per fame e per disperazione.

Poi esplose l'incendio. Margareth se la prese con Jessica che, di tanto in tanto, fumava qualche sigaretta.

"Sei pazza?", grido', "Dove hai buttato la cicca accesa? Dai, aiutaci a cercarla. Qui non ci vuole niente perche' il cotone bruci e si scateni un bell'incendio". Infatti si scatenarono tutte le fiamme dell'inferno.

Jessica, singhiozzando, giurava che lei non aveva fumato. Al lavoro le sigarette non le portava mai. A cosa le sarebbero servite? Sapeva bene che fumare sul posto di lavoro era proibito, pena il licenziamento.

"Non stiamo a discutere", disse Kelly", Cerchiamo di individuare dove e' iniziato l'incendio. Prendete tutti i recipienti che trovate e riempiteli d'acqua".

Corremmo, cercammo, trovammo i recipienti e li riempimmo d'acqua.

Le fiamme crescevano. Fumo e fuoco. Non si vedeva niente.

Gettammo l'acqua tra le fiamme che ingigantivano, si univano in un rogo.

Gridavamo tutte. Ci abbracciavamo. E le fiamme che avevano avvolto i nostri vestiti ci riducevano a torce.

Disperate, ci gettammo a terra, ci rotolammo, nella vana speranza di spegnere i nostri vestiti. Ad una ad una stavamo morendo tutte, tra dolori... dolori che non voglio ricordare.

Kelly lancio' un urlo: "Giovanna!" Nessuna di noi si chiamava Giovanna.

"Santa Giovanna!" rantolo' Kelly. Allora ci ricordammo della Pulzella.

Fuoco, fumo, puzzo di carne bruciata, la nostra carne. Poi... non so se me la immaginai o se la vidi davvero, quella spada di luce puntata verso l' esterno.

Ora vi chiedo di non mercificare il nostro strazio.

Rosa Luxemburg propose di proclamare l' 8 Marzo Giornata di lotta internazionale a favore delle donne.

E, allora, lottate.

Ci sono ancora tante donne sfruttate, violentate, disoccupate o costrette a rinunciare alla maternita' per lavorare.

Lottate con la forza dell'amore e della nonviolenza, ma lottate, lottate, lottate.

 

2. RIFLESSIONE. ANNA BALUGANTI: QUESTO OTTO MARZO

[Ringraziamo Anna Baluganti (per contatti: Anna.Baluganti@cgil.lombardia.it) per questo intervento.

Anna Baluganti, femminista, amica della nonviolenza, e' impegnata nel Coordinamento per la pace di Mantova, ed in molte iniziative per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani]

 

Mi ricordo le mimose gonfie di giallo, la prima primavera, incontri e sorrisi, discorsi davanti a sindaci o amministratori vari, volantini gialli e rosa, poesie  di donne lette con il batticuore...

Mi ricordo discussioni appassionate, rivendicazioni , richieste, cortei colorati...

Poi mi ricordo convegni, divorzio, aborto, lavoro, parita', potere, differenza.

Ma che si sappia una cosa: mi ricordo le donne incontrate, trovate, conosciute e ri-conosciute. Le facce e le storie, alcune rimaste, altre che si sono intrecciate solo un attimo ma che hanno comunque lasciato un segno.

Quello che resta puo' essere anche un momento di festa ma cio' che conta e' l'incontro, la relazione, la scoperta di identita' comune, di affidamento, di rispecchiamento di valore.

Questo soprattutto le donne hanno fatto per creare societa': si sono confrontate, hanno stretto legami, sono cambiate, cercano di stabilire modalita' di comportamento dettate dall'ascolto, dalla comprensione, dall'accoglienza.

In questi anni si sono tessute tele, alcune visibili, altre meno ma che comunque tengono assieme forza e fragilita', limiti e poteri, sconfitte e traguardi raggiunti da condividere con tutte.

Mi piace pensare a questo lavoro di tessitura (Penelope tesse...) che va avanti, che continua, interrotto a volte dagli eventi fuori di noi,  vedi le ultime vicende sia politiche che sociali, ma il filo non si spezza e ci sono mani  sollecite che lo raccolgono e continuano il lavoro.

L'otto marzo allora, come il nodo che a volte si forma se il filo e' troppo lungo, ci si sofferma, ci si impegna, poi si continua il lavoro con le altre "ricamatrici"  vicine a noi.

 

3. RIFLESSIONE. GIANCARLA CODRIGNANI: QUESTO OTTO MARZO

[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri@alice.it) per questo intervento.

Giancarla Codrignani, gia' presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare), gia' parlamentare, saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu' rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994; L'amore ordinato, Edizioni Com nuovi tempi, Roma 2005. Si veda anche l'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 343]

 

Credo che sia difficile trovare un "ottomarzo" cosi' intrigato e difficile, con una chiara, ma non divulgata, valorizzazione della nonviolenza e l'ombra, sempre rinnovata e perfino imprevedibile, delle violenze. Gli uomini sanno che le donne, al primo impatto con le difficolta', si disperano, poi reagiscono costruttivamente. In Italia - un'Italia in cui diciamo non esserci golpe perche' il responsabile delle esplicite violazioni contro le regole democratiche e' uno che e' stato regolarmente  (pur usando una legge illiberale) eletto. E' responsabile non solo di "violenze" contro le norme democratiche e costituzionali, che cambia, quando lo danneggiano; ma anche di comportamenti privati che, oltre a vederlo autore di reati (concussione e prostituzione minorile), configurano menzogna, degradazione morale e umiliazione della sessualita' sia femminile che maschile (quel corpo di vecchio libertino offende i maschi piu' delle donne che vengono pagate). Violenze che non trovavano nel paese chiara indignazione e rivolta morale collettiva.

Fino a domenica 13 febbraio, fino alla manifestazione corale della donne, non preventivamente organizzata, non politicizzata, impermeabile a strumentalizzazioni (e, infatti, regolarmente accantonata come non sufficientemente "politica", mentre dio solo sa se non era direttamente tale). E nonviolenta. Vogliamo riandare a ragionare sul "genere" della nonviolenza? E sentire che il momento e' grande - forse il solo che renda ottimisti - per un futuro di nonviolenza?

Si puo' partire da noi, che non siamo contente di ricorrere ai rigori delle condanne per le violenze contro il nostro corpo se non cambia davvero il costume: siamo ben liete di aver aperto il risveglio di iniziative dopo troppi mesi di scoraggiamento e inerzia (anche delle opposizioni, il cui dovere sarebbe proprio reclamare i diritti per non farsi togliere il Parlamento). Ci troviamo alla vigilia di un nuovo appuntamento collettivo, tutti/e indignati/e per l'offesa, questa volta non al corpo delle donne, ma a quel corpo dello stato chiamato "scuola" da parte del solito "violento" dittatore.

Ma voglio dire altre ragioni di ottimismo. Non so come andranno a finire le insurrezioni del Nord Africa, ma e' grande rendersi conto che la globalizzazione delle nuove tecnologie puo' veicolare richieste di liberta', di giustizia, di uguaglianza e dignita' umana assolutamente nonviolente. Non so come andranno a finire. Ma lavoriamo e studiamo dietro la dinamica di questi giovani e meno giovani che hanno sentito che si e' forti quando e finche' non si ricorre alla violenza e alle armi. Il mondo ha bisogno di valorizzare l'umano davvero "umano", cioe' non "eroico", a mani nude. E le mani piu' nude sono quelle delle donne che in Africa non vorrebbero lasciare le carezze ai bambini per difendersi dalle aggressioni di uomini violenti, amici o nemici. Non so come andranno a finire; ma so che i nostri governi "democratici" ne hanno la responsabilita'. E temo che la violenza degli interessi condizioni la liberta': eppure e' evidente che occorre ormai una nonviolenza dei governi democratici che non abbiano paura di diventare un po' piu' poveri. Penso sempre che se diventeremo meno egoisti del nostro tanto superfluo, saremo piu' sicuri e contenti. Come donne non abbiamo molte illusioni; ma saremmo pronte. Quasi tutte.

 

4. POESIA E VERITA'. GIULIANA MARTIRANI: A MIA MADRE

[Ringraziamo Giuliana Martirani (per contatti: giuliana@unina.it) per questo intervento in forma di poesia.

Giuliana Martirani e' nata a Napoli nel 1945, meridionalista, docente universitaria di geografia politica ed economica e di politica dell'ambiente, fa parte del direttivo dell'International Peace Research Association (Ipra), e' membro di Pax Christi, del Mir, e collabora con numerose altre esperienze pacifiste, ecologiste, della solidarieta', nonviolente. Dal sito www.giulianamartirani.it abbiamo ripreso tempo addietro la seguente piu' ampia notizia: "Giuliana Martirani e' docente alla Facolta' di Scienze Politiche dell'Universita' di Napoli 'Federico II'. E' docente alla Lumsa di Palermo, dell'Istituto interfamiliare della Famiglia Francescana di Nola, e dell'Istituto pastorale calabro Pastor Bonus di Lamezia Terme. Ha insegnato alla Ottawa University (Canada) ed e' stata direttrice del Corso di Educazione alla Pace, dell'International Peace Research Association (Ipra) all'Interuniversity Centre, Universita' di Dubrovnik, Jugoslavia. E' stata delegata ufficiale alle Conferenze Onu sulla criminalita' organizzata transnazionale (1994) e alla IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla donna (Pechino, settembre 1995). E' esperta  per il V Programma Quadro della Commissione Europea relativamente agli "Aspetti socio-economici dello sviluppo sostenibile in ordine a cambiamenti globali, clima e biodiversita'". E' stata analista di scenario ed esperta per lo sviluppo sostenibile del Progetto Posidonia della Provincia di Napoli nell'ambito del Programma Terra della Commissione Europea. Ha collaborato con gli Istituti Regionali di Ricerca Sperimentazione e Aggiornamento Educativo (Irrsae) di Veneto, Campania, Toscana, Lombardia. E' delegata della Commissione Giustizia Pace Salvaguardia del Creato della Conferenza Episcopale Campana, ha animato un gruppo su Impegno sociale e politico al III Convegno della Chiesa Italiana (Palermo 1995) e sull'Interculturalismo alle Settimane Sociali (Napoli, 1999). E' membro del Progetto Policoro e l'Imprenditoria Giovanile nel Mezzogiorno. E' docente di Giustizia pace salvaguardia del creato e Pace e nonviolenza alla Facolta' di teologia della famiglia Francescana di S. Angelo in Palco (Nola). E' stata presidente dell'International Fellowship of Reconciliation - sezione italiana - Movimento Internazionale della Riconciliazione (Ifor-Mir, con stato consultivo presso Unesco ed Ecosoc). Come membro del direttivo dell'International Peace Research Association (Ipra, con stato consultivo presso le Nazioni Unite) ha creato molte "Universita' verdi", "Scuole popolari", "Istituti per la Pace", accompagnandole con conferenze, seminari nonviolenti, e l'organizzazione di numerosi convegni nazionali. Collabora alla formazione per Caritas italiana e Caritas Internationalis, Unione Superiore Maggiori d'Italia (Usmi), Unicef, Agesci, Azione Cattolica, Federazioni italiane di Organismi Non Governativi (Focsiv, Cipsi, Cocis), Legambiente, Pax Christi, Fondazione G. Serio, Commissione francescana Giustizia Pace e Integrita' del Creato, Terzo Ordine Francescano, Gifra. Comunita' di Vita Cristiana (CVX) ed altri. Ha scritto numerosi libri su sviluppo, pace, ambiente, nonviolenza, mondialita', interculturalismo per le edizioni Paoline, Dehoniane, Cittadella, Emi, Qualevita, Gruppo Abele... Collabora  a molte  riviste tra cui la Rivista della Conferenza Episcopale Italiana, Affari sociali e lavoro, Consacrazione e servizio, Segno Sette (Azione Cattolica), Horeb, Rassegna di Teologia, Cem Mondialita', Nord  Sud (di Francesco Compagna), Azione nonviolenta, Italia Caritas, Mosaico di pace, Arcobaleno di pace, Il tetto, Qualevita, Qualeducazione, Nigrizia, Scuola viva, Ecole,  Gandhi Marg...". Tra le opere di Giuliana Martirani: La geografia come educazione allo sviluppo e alla pace, Dehoniane; A scuola dai poveri, Cittadella, Assisi; La geografia della pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino; Sviluppo, ambiente, pace, Emi, Bologna 1988; Gea. Un pianeta da amare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1989; Progetto Terra, Emi, Bologna 1989; Facciamo pace? Lavori di gruppo e progetti nonviolenti per lo sviluppo, l'ambiente, la pace, Qualevita,1992; Giona, Qualevita, 1994; Facciamo politica!, Qualevita, 1995; (con Carola Fluto, Vittoria Primack), Miriam. Un sogno di pace, giustizia e salvaguardia del creato, La Meridiana, Molfetta 1995; Maria Romero. Contempl-attiva al servizio degli ultimi, Paoline, 2002; La civilta' della tenerezza. Nuovi stili di vita per il terzo millennio, Paoline, 1997; Il drago e l'agnello. Dal mercato globale alla giustizia universale, Paoline, 2001; (con Antonio Bello), Fotografie del futuro. Le beatitudini come stile di vita, Paoline, 2003; AA. VV., Pace! Voci a confronto sulla Lettera enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII, Paoline, 2003; (con Antonio Moroni, P. Francesco Ghetti), Acqua e aria per la vita, Istituto Rezzara, 2004; La danza della pace. Dalla competizione alla cooperazione, Paoline, 2004; Viandante maestoso. La via della bellezza, Paoline, 2006]

 

A mia madre, la Terra,

donna di tenerezza e di grande bellezza

 

La natura non e' solo da rispettare e conservare,

perche' ci da' da mangiare.

Non e' solo da disinquinare e rigenerare,

perche' altrimenti non ci sara' sopravvivenza.

 

Non e' solo da conoscere piu' profondamente

per poterla rispettare e capire.

 

La natura non e' solo da capire e rispettare

ma e' una madre da amare.

Una madre che ne sa piu' di noi,

una vecchia ragazza emancipata,

una madre che ci sorride, ci coccola, ci vizia,

ma ci rimprovera anche.

 

La natura e' una sorella come l'acqua

e un fratello caro e indispensabile come l'ossigeno

e l'aria e il vento che spazza via lo sporco

e ci porta antichi odori e nuove brezze mattutine.

 

La natura e' un fratello

che ci scalda col suo calore, come il fuoco

e ci ripara dal sole con le querce

o come il sole ci illumina di giorno.

 

La natura e' una madre

che nel suo grande utero buono

conserva tutti i suoi figli, quelli nati

e pure quelli morti,

per regalarceli quando noi glieli chiediamo.

 

E non e' solo Madre.

Ma e' anche la donna piu' bella che ci sia,

la piu' affascinante e piu' ammaliante.

 

E' bella, pero', se e' "naturale",

senza belletti chimici ne' trucco.

E' bella se e' acqua e sapone,

se e' pura semplicita'.

 

E solo se la guardiamo come una vergine bellissima

e non la violentiamo;

solo se la curiamo come una madre amorevole,

contro cui non ci ribelliamo,

 

solo se le facciamo compagnia

come ad una sorella tenera che rispettiamo,

solo se ci stupiremo ogni momento

per la sua magnitudine e per tutto il suo splendore,

solo allora la sua bellezza ci salvera'.

 

5. RIFLESSIONE. PAOLA PAVESE: QUESTO OTTO MARZO

[Ringraziamo Paola Pavese (per contatti: paolapavese@hotmail.com) per questo intervento.

Paola Pavese, nata a Roma nel 1965, e' da sempre interessata ai temi riguardanti il rapporto Nord-Sud ed ha collaborato con alcuni organismi non governativi in campagne di educazione allo sviluppo; conosce il mondo della cooperazione sociale per averne fatto parte e per aver svolto su di esso un percorso di riflessione critica; nella sua formazione e' stato molto importante l'incontro con il buddismo]

 

Io credo che parte della ricchezza dell'essere donne sia nella possibilita' che abbiamo, in quanto esseri femminili, di connetterci con cio' che la femminilita' ha ispirato al genere umano.

La femminilita' nella mente degli esseri umani e' generatrice, e' la forza della crescita, e' l'abbondanza ed e' la terra che ci accoglie quando la vita cessa. Ed e' l'acqua che porta la vita con se'. E' l'accettare e il proteggere questo ciclo di generazione, ricchezza e termini.

La femminilita' per me e' questo. E quindi e' il corpo di una donna, in tutta la sua bellezza e fecondita'. In tutta la sua vecchiezza e decadenza. La Ninfa e la Befana! Cio' che ci affascina e cio' che ci spaventa.

E' il corpo di una ragazzina e i suoi desideri che riescono a restare a loro modo innocenti anche quando un vecchio ha tentato di carpirne il potere.

Questo 8 marzo, per me, e' come Ruby, che non mi ruba il futuro, ma che lo cerca. Ed e' lontano da tutto il velare la forza sacra ed oscena delle donne, prendendo a pretesto la decadenza del mondo. E' un richiamo a qualcosa, il femminile, che non sara' mai una mente ed un corpo al servizio della produzione ed e' un Paese (una terra, un luogo, un intreccio di monti, di fiumi, di laghi, di alberi, di mari, di animali, di aria, di vento e di esseri  umani e dei loro mille artifici) che conosce da sempre lo scarto tra cio' che appare essere auspicabile, giusto, sano, normale e cio' che invece semplicemente esiste: la forza generatrice, creatrice, di cui tutti siamo fatti, di cui tutto e'.

 

6. RIFLESSIONE. WANDA TOMMASI: QUESTO OTTO MARZO

[Ringraziamo Wanda Tommasi (per contatti: wanda.tommasi@univr.it) per questo intervento.

Wanda Tommasi e' docente di storia della filosofia contemporanea all'Universita' di Verona, fa parte della comunita' filosofica di "Diotima". Tra le opere di Wanda Tommasi: La natura e la macchina. Hegel sull'economia e le scienze, Liguori, Napoli 1979; Maurice Blanchot: la parola errante, Bertani, Verona 1984; Simone Weil: segni, idoli e simboli, Franco Angeli, Milano 1993; Simone Weil. Esperienza religiosa, esperienza femminile, Liguori, Napoli 1997; I filosofi e le donne, Tre Lune, Mantova 2001; Etty Hillesum. L'intelligenza del cuore, Edizioni Messaggero, Padova 2002; La scrittura del deserto, Liguori, Napoli 2004; Maria Zambrano. La passione della figlia, Liguori, Napoli 2007. Una recente intervista a Wanda Tommasi e' apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 302]

 

Gia' da diversi anni l'otto marzo era divenuta per me una ricorrenza ormai rituale, poco significativa: visto che sono impegnata nella mia quotidianita' ordinaria, tutti i giorni dell'anno, a favore delle donne, che significato puo' avere un giorno esclusivamente dedicato alle donne?

Quest'anno tuttavia mi sembra che questa ricorrenza vada ricordata e fatta uscire dalla ritualita': perche', a fronte della visibilita' mediatica di ragazze come Ruby, c'e' l'invisibilita', ma ben piu' rilevante, delle moltissime donne che studiano, lavorano e che cercano di fare dei luoghi in cui vivono dei tessuti di relazioni sensate, significative e aperte al nuovo; perche' la grande manifestazione di donne del 13 febbraio scorso ha reso visibile a tutti un sentire politico diffuso, diverso da quello dei partiti, coltivato da lungo tempo, nelle relazioni fra donne e con uomini, e capace di fare argine al degrado di una politica istituzionale che ci avvelena tutti; perche' ho a cuore le mie studentesse, giovani donne che cercano di imprimere il segno del loro desiderio di sapere e della loro novita' generazionale nell'universita', nonostante le recenti riforme distruttive che mettono a rischio l'istruzione pubblica; perche', come ricorda Virginia Woolf ne Le tre ghinee, le donne, memori della loro passata e recente oppressione, non possono non sentirsi solidali con tutti coloro che lottano per uscire da ogni condizione di subordinazione; perche', come ha scritto una grande filosofa e una carissima amica recentemente scomparsa, Angela Putino, "ogni donna pensa" e il suo pensiero e' pensiero per tutti.

 

7. RIFLESSIONE. LAURA TUSSI: QUESTO OTTO MARZO

[Ringraziamo Laura Tussi (per contatti: tussi.laura@tiscalinet.it) per questo intervento.

Laura Tussi e' docente, giornalista e ricercatrice. Ha conseguito la sua quinta laurea specialistica nel 2009 in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Autrice dei libri: Sacro (Emi 2009), Memorie e Olocausto (Aracne 2009), Il disagio insegnante (Aracne 2009), Il dovere di ricordare (Aracne 2010). Collabora con l'Istituto comprensivo Prati di Desio (Mb), con diverse riviste di settore, come "La rassegna dell'istruzione" (Le Monnier Mondadori - Miur), "Scuola e didattica" (La Scuola, Brescia), e con moltissime realta' online. Un'ampia intervista a Laura Tussi e' in "Coi piedi per terra", nn. 291-292]

 

Il militarismo e la propensione alla guerra sono un aspetto del maschilismo piu' truce. Gli uomini, muovendosi guerra, violentano la Madre Terra, l'umanita' e l'ambiente.

La valorizzazione di genere, la considerazione della donna e del femminile, il dialogo tra generi e generazioni, come punto di riferimento per la trasmissione della memoria storica e dei valori della pace, a partire dall'istituzione scolastica, sono strumenti ed istanze imprescindibili dei veri processi di pace, contro l'obbidienza agli ordini, all'uniformita', al culto della forza, tipici delle organizzazioni militari.

Per questo motivo, la cultura politica attualmente egemone, strumentalizza e svilisce la figura della donna: vuole imporre lo spirito maschilista e guerrafondaio, di violenza e sopraffazione. Mentre il femminismo conquista la sua dignita' di nuovo umanesimo, che unifica tutte le grandi utopie, nell'importante obiettivo della solidarieta' tra donne e uomini, in cammino per la realizzazione di contesti sociali di pace e nonviolenza. La pace puo' essere favorita attraverso i valori di cui le donne sono portatrici, trascendendo le barriere etniche, culturali e religiose attraverso il dialogo, la comprensione e la riconciliazione.

Un tema molto dibattuto agli inizi del '900 fu il pacifismo connesso e opposto all'interventismo. Le donne a favore dell'interventismo vedevano una possibilita' di chiedere il diritto di cittadinanza, mostrando alla patria l'utilita' di presa di consapevolezza femminile, scoprendo cosi' l'importanza di far parte di una comunita'. Invece le donne portatrici di riflessioni sul pacifismo e sull'internazionalismo, incominciavano a cercare di superare le frontiere, i confini, le barriere, i limiti imposti dal potere maschile e, comunque, in quanto portatrici di differenza sottolineavano i molteplici motivi di dissenso, discutendo di come quanto ogni tipo di conflitto esasperi le diversita' del tessuto sociale.

Sulla differenza incombe sempre la riproposizione degli stereotipi e dei luoghi comuni, per cui l'identita' di genere non e' solo una condizione connotata in modo statico, ma diventa piuttosto un processo formativo che progressivamente rielabora la propria appartenenza al genere, quale identita' sessuata in cammino, che pone a confronto gli stereotipi proposti dalla cultura, dalla storia in interpretazioni, scelte e rifiuti, che ogni singolo opera al fine di divenire se stesso. Il rapportarsi con l'altro da se' comporta una presa di consapevolezza nell'identita' e nella differenza come certezza modificata e modificabile dalle situazioni, dagli incontri, dai condizionamenti culturali e sociali, dai rapporti affettivi, dagli eventi significativi di ogni biografia.

Differenza e diversita' femminile sono sempre state definite come complemento e appendice e completamento, rispetto al maschile. Infatti dalla millenaria ripetizione dei ruoli legati alla differenza sessuale sono scaturiti semplificazioni improprie, stereotipi stantii, luoghi comuni, generalizzazioni acritiche, alla base dei pregiudizi che restringono la gamma della potenzialita' di differenze, secondo una netta bipolarizzazione asfittica dei ruoli. Secondo la stereotipizzazione piu' ottusa, claustrofobica e pregiudiziale, al femminile compete il mondo emotivo, al maschile il mondo cognitivo, da cui deriva l'atavica educazione femminile alla dipendenza, alla disautonomia, che portano le donne a non esistere per se stesse. Ne Il secondo sesso (1949), Simone de Beauvoir individua e delinea il destino sociale e psicologico delle ragazze, per cui sin da bambine si insegna loro la passivita', la subordinazione, l'obbedienza, mortificando lo spirito d'iniziativa, il senso d'avventura, il coraggio, l'esplorazione, condizionandole nelle loro dimensioni professionali, intellettuali e sociali.

Anche l'uomo e' condizionato nello sviluppo emotivo in quanto lo stereotipo maschile insegna ad astenersi dalle manifestazioni di emotivita' che sono proprie della donna. Questa bipolarita' ingannatrice e' ancora presente nei media, anche se nella societa' attuale i ruoli tradizionali sono in crisi, uomini e donne devono ripensare e ricostruire la propria identita' in un immaginario collettivo. Una prospettiva olistica della complessita' potra' consentire alla differenza di genere, tra maschile e femminile, di superare il riduttivismo pregiudiziale per costruire un complesso identitario che rispetti le singole individualita'.

Attualmente si auspica che la condizione della donna a livello planetario, diventi innanzitutto una presa di coscienza e di consapevolezza di un valore intrinseco, di una diversita' implicita che racchiude in se' molteplici differenze, scandagliate nell'intima analisi introspettiva, di un'istanza psicologica interiore, che diventa mondo proteiforme nel rimembrare degli eventi, delle memorie, riesumando emozioni e sensazioni, sia in solitudine, sia in comunita', in gruppo, rammentando che le conquiste ottenute sul piano sociale, i diritti, i riconoscimenti, sono un patrimonio di rivendicazioni maturato e conquistato nel tempo, nel corso della storia, di cui occorre rendere partecipi e testimoni le giovani generazioni di donne volte alla partecipazione sociale, all'impegno politico, senza mai prescindere dalla propria dimensione interiore, dall'Anima piu' genuina del se', risorsa interiore per l'esistenza.

 

8. RIFLESSIONE. RICCIARDO ALOISI: LE PAROLE

[Ringraziamo il nostro buon amico Ricciardo Aloisi per questo intervento]

 

Le parole che come

fili si protendono nel vuoto

ne' sanno come

sfidano la morte

salvano le vite.

 

Stupide come la luna

stupide come le cipolle

le parole

stanche

lucenti

che fanno piangere.

 

9. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE DEL FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Alla Presidente del Fai - Fondo Ambiente Italiano

e per opportuna conoscenza: al Presidente della Repubblica Italiana, al Presidente della Commissione Europea, alla Direzione generale dell'Unesco, alla Commissione nazionale italiana per l'Unesco, ai capigruppo parlamentari della Camera dei Deputati, ai capigruppo parlamentari del Senato della Repubblica, ai capigruppo parlamentari del Parlamento Europeo, al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla presidente della Regione Lazio, all'assessore all'ambiente del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, alla ministra dell'Ambiente, al ministro dei Beni Culturali, al ministro della Salute, al ministro dei Trasporti, alla ministra del Turismo, al commissario europeo all'Ambiente, al commissario europeo alla Salute, al commissario europeo ai Trasporti, alle associazioni ambientaliste italiane ed internazionali, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Appello in difesa dell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame; contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge

*

Gentile presidente,

gentili signori,

vi segnaliamo che l'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, di dantesca memoria, un vero e proprio bene dell'umanita', e' gravemente minacciata di irreversibile devastazione e catastrofico inquinamento da manovre speculative di selvaggia aggressione sia del territorio e dei beni naturali e culturali, sia della salute e dei diritti della popolazione locale.

Punta di lancia di questa aggressione e' il progetto dissennato ed illecito di realizzare, nel cuore di un'area cosi' unica e preziosa, un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge.

La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bulicame avrebbe come immediate e disastrose conseguenze:

a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano;

b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;

c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali;

d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');

e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu';

f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;

g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

Quell'area va tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.

Con la presente lettera sollecitiamo ancora una volta tutte le istituzioni e le associazioni variamente competenti e interessate, a un impegno in difesa di questa preziosa area, assurdamente minacciata di irreversibile devastazione, e in difesa del diritto alla salute della popolazione viterbese; un impegno che si opponga alla realizzazione di un insensato ed illegale mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bullicame a Viterbo.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 27 febbraio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 2 marzo 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro@gmail.com, e anche: "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: nbawac@tin.it

 

10. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an@nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

11. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an@nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an@nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

12. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

Hannah Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano 1964, 1994, pp. XXXIV + 286.

- Margarete Buber-Neumann, Milena, l'amica di Kafka, Adelphi, Milano 1986, 1999, pp. 312.

- Diotima, Mettere al mondo il mondo, La Tartaruga, Milano 1990, pp. 216.

- Emilia Ferreiro, Vigencia de Jean Piaget, Siglo veintiuno editores, Mexico 1999, pp. 136.

 

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

14. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta@sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 483 del 3 marzo 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la redazione e': nbawac@tin.it

 

Note:

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