Gravissimo incidente sul lavoro a Casalbordino (Chieti)

Ad un passo dall'apocalisse

Secondo i soccoritori si sarebbe potuta sfiorare una tragedia di dimensioni immense. Gravissimo uno dei due operai feriti. Lo stabilimento lavora materiali bellici
14 ottobre 2009

stabilimento Esplodenti Sabino

Un boato immenso e, immediatamente dopo, un'inquietante colonna di fumo nero che si alza minacciosa verso l'aria. Lo raccontano alcuni cittadini che hanno sentito e visto quanto stava accadendo da abitazioni vicine e dalla strada.

Le ore successive hanno permesso di capire la dinamica dell'accaduto: due operai stavano inertizzando un razzo, quando sono stati investiti da un'esplosione (così hanno riportato stamattina alcuni quotidiani, mentre altri parlano di semplice fiammata). Uno dei due operai, in gravissime condizioni e con ustioni sull'85% del corpo, è stato trasportato d'urgenza all'Ospedale di Pisa. I soccoritori, almeno da quanto riportato stamattina il quotidiano locale Il Centro, hanno dichiarato che si sarebbe potuto sfiorare il dramma e la tragedia di proporzioni immense: sarebbero bastati pochi metri per far esplodere strutture delicatissime e ad altissimo rischio.

Lo stabilimento (citiamo dal loro sito ufficiale http://www.esplodentisabino.com/esplodenti/servizi.html ) lavora anche con "missili, teste di guerra, bombe d'aereo, mine navali, cariche di profondità, mine anticarro, mine antipersonali", aggiungendo un ecc. non meglio identificato.

Nei mesi scorsi, l'apposita Commissione Regionale (nella quale, tra gli altri, siedono anche rappresentanti dei Vigili del Fuoco), seguendo quanto prescrivono le direttive SEVESO, hanno rilasciato il proprio parere sull'ampiezza della superficie a rischio in caso di esplosione. L'area indicata dalla Commissione sarebbe secondo alcuni, solo in orizzontale, di diversi chilometri, coinvolgendo almeno altri 3 comuni (per chi volesse cercare la zona su una cartina, o già la conosce, andrebbe dal casello autostradale Vasto-Casalbordino alla località Le Morge nel Comune di Torino di Sangro). In ottemperanza alle direttive SEVESO il prefetto dovrà ora dare informativa alla popolazione della situazione e vigilare sulla messa in sicurezza dell'area (gli scenari prospettatici, se non si dovesse trovare una soluzione affidabile, sono sostanzialmente due: la rimozione dello stabilimento o lo sgombero di tutti gli edifici dell'area a rischio, che significherebbe dover evacuare popolazione ed esercizi turistici dei comuni coinvolti, cioè all'incirca qualche migliaio di abitanti).

Alla luce di tutto ciò, e delle dichiarazioni riportate da Il Centro, non è esagerato parlare di fortissime paure e di attimi di terrore dopo il boato. E' diritto, anzi è dovere pretenderlo, della popolazione essere debitamente informata di tutta la situazione e dei rischi per la propria sicurezza. Fugare i dubbi, informare la popolazione e altri interventi di cui secondo le leggi in applicazione delle direttive Seveso hanno compiti e responsabilità ben precisi enti istituzionali. 

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