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Dossier Fiumi 2010

L'Abruzzo si allontana dall'Europa

La Regione Abruzzo non ha ancora un Piano di Tutela delle Acque, dal valore strategico per l'ambiente e le attività economiche, e quello proposto è inaccettabile in quanto tende ad eludere le prescrizioni dell'Unione Europea sulla qualità dei fiumi
20 maggio 2010 - WWF Abruzzo

Il WWF presenta il “Dossier Fiumi 2010". L'Abruzzo, quella che doveva essere la Regione Verde d'Europa, si allontana dagli obiettivi di qualità delle acque dei fiumi dettati dall'Unione Europea e da raggiungere entro il 2015.

 



Acqua

Il WWF ha presentato oggi il “Dossier Fiumi 2010: la Regione Abruzzo si allontana dall'Europa” basato sui dati del monitoraggio dell'ARTA dei fiumi abruzzesi per il 2009. L'Unione Europea ha infatti stabilito che entro il 2015 tutti i fiumi devono raggiungere lo stato ambientale definito “buono”.



Lo studio dei corsi d'acqua viene svolto dal 2004 dall'ARTA che ha una rete di oltre 100 stazioni di monitoraggio lungo i fiumi della regione. L'ARTA misura una serie di parametri chimico-fisici e batteriologici e provvede allo studio degli invertebrati presenti secondo tecniche standardizzate a livello nazionale.



L'integrazione dei dati chimico-fisici con quelli biologici nell'indice SACA (Stato Ambientale Corsi Acqua) permette di classificare ogni stazione in una delle 5 possibili classi di qualità (Pessimo; Scadente; Sufficiente; Buono ed Elevato).



L'Arta ha recentemente redatto la relazione sulle attività di monitoraggio svolte nel 2009. Il WWF ha ripreso questi dati e li ha elaborati ulteriormente. La Regione Abruzzo vede aumentare la quota di punti di campionamento non conformi rispetto all'obiettivo fissato per il 2015.  Infatti ben il 63% delle stazioni è in una classe di qualità non corrispondente allo stato “buono” o “elevato”. Preoccupa soprattutto il trend che è in peggioramento, nonostante il 2009 sia stato un anno abbastanza piovoso. Questa situazione è dovuta ad un numero elevato di stazioni che è passato dallo stato “buono” a quello “sufficiente”.



Le condizioni peggiori (stato “pessimo”) sono state riscontrate nei fiumi Tavo, Piomba e Vibrata. Altre situazioni di forte criticità (stato “scadente”) riguardano i fiumi Imele, Raio, Aterno, Pescara, Alento, Riccio, Feltrino, Arielli, Moro, Osento e Tordino. Tra i fiumi più grandi, preoccupa lo scadimento della qualità delle acque del Trigno, che in due stazioni del tratto intermedio è passato da “buono” a “sufficiente”.

Solo il Fiume sangro è sugli standard di qualità europei. In quasi tutte le stazioni è risultato nello stato “buono” e non è un caso, quindi, che la Lontra sia presente in questo fiume per larghi tratti ancora spettacolare.



Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “La Regione Abruzzo deve ancora approvare il Piano di Tutela delle Acque nonostante le attività siano state avviate nell'ormai lontano 2001. Questo Piano assume un valore strategico per la Regione non solo per l'impatto che dovrà avere sulla qualità dell'ambiente in cui vivono i cittadini abruzzesi ma anche per tutte le attività economiche che si svolgono nella Regione (turismo, agricoltura, industria ecc.). Tra l'altro abbiamo potuto consultare una bozza avanzata di Piano con le norme tecniche di attuazione solo recentemente e solo dopo forti insistenze, nonostante le norme comunitarie prevedano il coinvolgimento di enti e portatori d'interesse fin dalle prime fasi di redazione di questo piano, proprio per condividere gli obiettivi tra le diverse parti ed evitare successivi conflitti. In ogni caso, nella formulazione che ci è stata illustrata, il Piano è inaccettabile in quanto sostanzialmente cerca di eludere l'obiettivo fissato dall'Unione Europea per il 2015. La richiesta di derogare a questo obiettivo è generalizzata e non si pongono neanche limiti temporali certi per la riqualificazione dei fiumi abruzzesi e per la difesa della biodiversità. Questo atteggiamento è estremamente grave perchè la Regione Abruzzo pare non volersi assumere chiare responsabilità nonostante l'Unione Europea abbia fissato una data certa per il raggiungimento di una qualità ambientale accettabile per i cittadini europei. Sono necessarie scelte in linea con le politiche internazionali e condivise con la comunità abruzzese. Da un lato bisogna rivedere radicalmente le modalità di depurazione, non solo attraverso interventi strutturali ma anche con l'applicazione di controlli severi. Dall'altro per far rivivere i fiumi è necessario applicare immediatamente e rigorosamente un Deflusso Minimo Vitale (DMV) calcolato in maniera sicuramente più conservativa rispetto a quanto fatto dalla Regione. Non vorremmo che sugli obiettivi di qualità che interessano tutti i cittadini e l'ambiente abruzzese prevalgano i grandi interessi connessi allo sfruttamento intensivo delle acque”.

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