L'Islanda riprende la caccia commerciale alle balene

Le quote, autoassegnate dal governo islandese, sono impressionanti: 209 balenottere comuni (Balaenoptera physalus) e 217 balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata) potrebbero essere uccise ogni anno. In totale, il permesso quinquennale consentirebbe di eliminare fino a 2.000 balene nei prossimi cinque anni, senza alcun controllo parlamentare aggiuntivo. Un massacro silenzioso.
Ma non si tratta solo dell’Islanda.
Secondo le fonti citate da OceanCare, anche la Norvegia ha già dato il via alla sua stagione di caccia, con catture in aumento rispetto all’anno scorso. Entrambi i paesi continuano a operare nonostante il divieto globale di caccia commerciale alle balene, in vigore dal 1986 grazie alla moratoria della Commissione baleniera internazionale (IWC).
E così le acque europee e sub-artartiche vengono ancora insanguinate da arpioni esplosivi.
OceanCare: “Fermate subito i preparativi”
L’organizzazione ambientalista OceanCare, storica voce nella protezione dei mammiferi marini, ha condannato con fermezza i piani islandesi. In una nota ufficiale, l’associazione chiede al governo di Reykjavik di interrompere immediatamente tutti i preparativi per la caccia commerciale e di revocare i permessi esistenti.
“Dopo anni di stagioni interrotte – dichiara OceanCare – sembrava che l’Islanda potesse porre fine una volta per tutte a questa pratica crudele e superflua. Invece, la flotta si sta preparando a riprendere le uccisioni da un momento all’altro. È un passo indietro inaccettabile per la protezione degli oceani”.
Perché fermare la caccia alle balene?
Le balene, maestose e senzienti, svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi marini. Contribuiscono al ciclo dei nutrienti, alla cattura del carbonio (le cosiddette “balene pompe di carbonio”) e alla salute dell’intera rete trofica oceanica. In un’epoca di crisi climatica e perdita di biodiversità, ucciderle è un atto contro l'ecologia, l'etica e il diritto al futuro dell'umanità.
Cosa possiamo fare
PeaceLink, da sempre impegnata nella difesa degli animali e degli oceani, si unisce all’appello di OceanCare per
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diffondere l’informazione;
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sostenere le campagne internazionali;
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chiedere all’Unione Europea di esercitare pressioni diplomatiche su Islanda e Norvegia affinché rispettino standard minimi di tutela della fauna marina.
Non possiamo permettere che il 2026 segni l’inizio di una nuova mattanza. Le balene hanno bisogno della nostra voce, oggi più che mai.
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