Difendere l'ETS significa fermare l'ILVA a carbone, responsabile di imponenti emissioni di CO2

ETS sotto attacco: il governo italiano vuole smantellare lo scudo climatico europeo

Il Consiglio europeo del 19-20 marzo è il banco di prova. PeaceLink seguirà con attenzione l'esito, consapevole che ogni cedimento sul prezzo del carbonio è un cedimento sul futuro del pianeta.
19 marzo 2026
Redazione PeaceLink

Il governo italiano, affiancato da Repubblica Ceca ed Estonia, ha rilanciato con forza la richiesta di sospendere — o quanto meno svuotare — l'ETS, il sistema che in Europa mette un prezzo sull'inquinamento da CO₂. La tesi di Roma è nota: quel prezzo si trasferisce nel costo dell'elettricità, penalizza le industrie e scarica costi eccessivi sulle famiglie. 

Il problema non è l'ETS

Secondo un'analisi del think tank Ember, agli attuali livelli il costo del carbonio pesa al massimo per il 10 per cento della bolletta elettrica media europea: molto meno dell'impatto del gas. Il vero nodo, dunque, è la dipendenza strutturale dell'Italia dalle centrali termoelettriche a gas. Nel nostro Paese, il gas ha influenzato il prezzo dell'elettricità in quasi il 90 per cento delle ore dall'inizio del 2026. Un dato che non accusa l'ETS, ma fotografa vent'anni di scelte energetiche sbagliate: mancata diversificazione, ritardi nelle rinnovabili, assenza di politiche industriali all'altezza.

Il confronto con la Spagna è illuminante. Al polo opposto dell'Italia si colloca la Spagna, dove l'incidenza del gas si è fermata al 15 per cento delle ore, dimostrando come una maggiore diffusione delle rinnovabili consenta di contenere i prezzi senza smantellare i meccanismi di protezione climatica. Non è un miracolo: è il frutto di una politica energetica coraggiosa e orientata al futuro.

L'ETS: una conquista da difendere

L'ETS non è una tassa punitiva ma è uno dei pilastri della politica climatica europea: copre circa il 40% delle emissioni continentali e coinvolge oltre 11.000 impianti tra centrali elettriche e grandi stabilimenti industriali. Il principio che lo anima è semplice e giusto: chi inquina di più paga di più, creando incentivi concreti per investire in tecnologie pulite.

Cinque Stati membri — Danimarca, Finlandia, Portogallo, Spagna, Svezia — hanno definito l'ETS "la pietra angolare della strategia climatica e industriale europea", lo strumento più efficace per ridurre le emissioni e guidare gli investimenti. E hanno messo in guardia: i tentativi di indebolire, sospendere o limitare il sistema ETS minerebbero la fiducia degli investitori, penalizzerebbero chi si muove per primo, distorcerebbero la parità di condizioni e rallenterebbero la trasformazione delle nostre economie.

Una crisi usata come pretesto

La crisi in Medio Oriente ha fornito al governo italiano l'occasione politica per rilanciare una battaglia già in corso. Il rischio di un blocco delle rotte petrolifere nello Stretto di Hormuz ha riacceso i timori di un aumento dei costi di gas e petrolio, e con essi la tentazione di scaricare la responsabilità sul meccanismo ETS piuttosto che affrontare la vera vulnerabilità: la nostra dipendenza dai combustibili fossili importati.

Ma questa crisi, come le precedenti, dimostra esattamente il contrario di ciò che sostiene il governo: ogni fiammata sui mercati energetici globali colpisce più duramente i Paesi che non hanno ancora completato la transizione alle rinnovabili. L'antidoto non è sospendere l'ETS; è accelerare quella transizione con ogni mezzo disponibile.

La Commissione regge, ma per quanto?

La Commissione europea ha respinto le richieste di smantellamento, definendo l'ETS uno strumento "collaudato" e fondamentale non solo per la politica climatica, ma anche per la sicurezza energetica. Von der Leyen ha aperto a una revisione accelerata entro la metà del 2026, nonché a misure di accompagnamento come compensazioni alle industrie energivore e Power Purchase Agreement per disaccoppiare i prezzi industriali dalla volatilità del mercato all'ingrosso.

Fonti europee confermano che la maggioranza dei 27 leader ritiene l'ETS indispensabile, non solo per la transizione energetica, ma perché è stato importante per le strategie di investimento di lungo periodo del continente.

Il Consiglio europeo del 19-20 marzo è il banco di prova. PeaceLink seguirà con attenzione l'esito, consapevole che ogni cedimento sul prezzo del carbonio è un cedimento sul futuro del pianeta.

La vera alternativa

La strada è tracciata. Non sospendere lo strumento che penalizza chi inquina, ma moltiplicare le rinnovabili, efficientare gli edifici, liberare le comunità energetiche, ridurre la dipendenza dal gas. L'Italia che vuole sospendere l'ETS è la stessa Italia che ha il sole più generoso d'Europa e lo sfrutta meno di quanto potrebbe.

Difendere l'ETS oggi significa difendere la possibilità di un'Europa — e un'Italia — che non tremi a ogni crisi geopolitica, che non veda le bollette impazzire ogni volta che qualcosa accade nello Stretto di Hormuz. Significa scegliere la sovranità energetica anziché la dipendenza fossile.

Difendere l'ETS significa fermare l'ILVA a carbone, responsabile di imponenti emissioni di CO2 e definita come vero e proprio "mostro climatico".


Come funziona l'ETS: una spiegazione

L'EU ETS (European Union Emissions Trading System) è il principale strumento europeo per ridurre le emissioni di gas serra. Funziona secondo il principio "cap and trade" — letteralmente: fissa un tetto e poi lascia scambiare.

1. Il tetto (cap) L'Unione Europea stabilisce ogni anno un limite massimo alla quantità totale di CO₂ che le industrie e le centrali elettriche possono emettere. Questo tetto viene abbassato progressivamente nel tempo, così le emissioni complessive devono necessariamente scendere anno dopo anno.

2. Le quote All'interno di quel tetto, vengono emesse delle quote di emissione — una quota corrisponde al diritto di emettere una tonnellata di CO₂. Le aziende ricevono una parte delle quote gratuitamente e devono acquistare all'asta quelle rimanenti.

3. Il mercato Le aziende possono comprare e vendere le quote tra loro. Chi riesce a ridurre le proprie emissioni più del previsto ha quote in eccesso e può venderle; chi invece supera le proprie emissioni deve acquistarne altre. Questo meccanismo crea un prezzo del carbonio: inquinare ha un costo economico reale.

4. L'incentivo alla transizione Poiché le quote costano denaro, le aziende hanno convenienza economica a investire in tecnologie più efficienti e meno inquinanti, accelerando la transizione verso processi produttivi puliti.

5. Il legame con l'elettricità Le centrali elettriche che bruciano gas o carbone devono acquistare quote per ogni tonnellata di CO₂ emessa. Questo costo entra nel prezzo di produzione dell'energia e si trasferisce — in quota parte — al prezzo finale dell'elettricità. In Italia, dove il gas domina la produzione elettrica, questo effetto è più marcato che altrove: non perché l'ETS sia sbagliato, ma perché il mix energetico italiano è ancora troppo dipendente dai fossili.


Glossario Nel grafico: la curva di Keeling, ossia l'accumulo annuale di CO2

Cap and trade — Sistema di mercato per il controllo delle emissioni inquinanti: si fissa un tetto massimo (cap) alle emissioni totali consentite, poi si lasciano scambiare (trade) sul mercato i diritti ad emettere. Chi inquina meno può vendere le quote in eccesso a chi ne ha bisogno.

CO₂ (anidride carbonica) — Principale gas serra prodotto dalla combustione di petrolio, gas naturale e carbone. È il parametro di riferimento per misurare le emissioni climalteranti; gli altri gas vengono convertiti in CO₂ equivalente per uniformità.

Combustibili fossili — Carbone, petrolio e gas naturale: risorse energetiche formate in milioni di anni dalla decomposizione di materia organica. La loro combustione rilascia in atmosfera carbonio rimasto sepolto per ere geologiche, alterando l'equilibrio climatico del pianeta.

Competitività industriale — La capacità delle imprese di un Paese di produrre beni e servizi a costi comparabili a quelli dei concorrenti internazionali. Nel dibattito sull'ETS, si teme che il prezzo del carbonio aumenti i costi di produzione europei rispetto a industrie di Paesi che non applicano analoghi sistemi.

Consiglio Energia (Consiglio dell'UE) — Formazione del Consiglio dell'Unione Europea composta dai ministri dell'energia dei 27 Stati membri. Il Consiglio dell'UE è una delle due camere legislative dell'Unione (l'altra è il Parlamento Europeo) e rappresenta i governi nazionali. Si riunisce in formazioni tematiche diverse a seconda degli argomenti trattati: quando si discute di energia, si riuniscono i ministri competenti in materia energetica. Adotta posizioni comuni su normativa e politiche energetiche, negozia le direttive con il Parlamento e può esprimere orientamenti politici vincolanti per la Commissione europea.

Direttiva ETS — Atto normativo europeo che istituisce e disciplina il sistema di scambio delle quote di emissione. La versione originale è la Direttiva 2003/87/CE, più volte modificata; l'ultima revisione significativa è del 2023 (Direttiva 2023/959).

ETS (Emissions Trading System) — Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Vedi la sezione "Come funziona l'ETS" per la spiegazione completa.

Gas climalteranti / gas serra — Gas presenti in atmosfera che trattengono il calore solare, provocando il riscaldamento globale. I principali sono CO₂, metano (CH₄), protossido di azoto (N₂O) e gas fluorurati.

Industria energivora — Settore industriale caratterizzato da un consumo molto elevato di energia nel processo produttivo (es. acciaio, cemento, alluminio, chimica). Questi settori ricevono spesso quote ETS gratuite per evitare che delocalizzino la produzione fuori dall'UE verso Paesi con normative ambientali meno stringenti — fenomeno noto come carbon leakage.

Mercato all'ingrosso dell'energia — Mercato in cui produttori, grossisti e grandi consumatori comprano e vendono elettricità o gas a prezzi determinati dall'offerta e dalla domanda in tempo reale. Il prezzo al dettaglio per famiglie e piccole imprese è largamente influenzato da questo mercato.

Power Purchase Agreement (PPA) — Contratto a lungo termine tra un produttore di energia rinnovabile e un acquirente (industria, ente pubblico, ecc.) che fissa in anticipo il prezzo dell'elettricità. Permette alle imprese di sottrarsi alla volatilità del mercato all'ingrosso e di avere costi energetici stabili e prevedibili.

Prezzo marginale — Nel mercato elettrico, il prezzo fissato dall'impianto di produzione più costoso che viene attivato per soddisfare la domanda in un dato momento. Poiché in Italia le centrali a gas sono spesso le ultime ad entrare in funzione — e le più costose — il loro costo, incluse le quote ETS, determina il prezzo per tutta l'elettricità venduta in quell'ora.

Quote di emissione (EUA – European Union Allowances) — Titoli negoziabili che conferiscono il diritto di emettere una tonnellata di CO₂. Sono il "bene" scambiato nell'ETS europeo; il loro prezzo varia quotidianamente sul mercato, come quello di un titolo in borsa.

Sovranità energetica — La capacità di un Paese di controllare autonomamente la propria produzione e fornitura di energia, riducendo la dipendenza da importazioni estere e da Paesi terzi potenzialmente instabili. Più energie rinnovabili domestiche significano maggiore sovranità energetica.

Transizione energetica — Il processo di trasformazione del sistema energetico dai combustibili fossili verso fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico) e tecnologie a basse emissioni, con l'obiettivo di contenere il cambiamento climatico entro limiti accettabili.


Link a ILVA "climate monster"

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