incontro

Il clown è l'utilizzo del linguaggio di Zefferino Di Gioia

22 febbraio 2006
ore 06:40

L’incontro con un ragazzo autistico

LO CHIAMEREMO..........ANDREA!!!

pensieri di Zerò clown dottore
della Compagnia dell’arpa a dieci corde
dell’associazione onlus
GAU – Gruppo di Azione Umanitaria

L’autismo è un handicap molto grave che colpisce i bambini impedendo loro di comunicare con il resto del mondo e si manifesta con gravi alterazioni nelle aeree delle comunicazioni verbali e non.
Il bambino con autismo presenta spesso problemi comportamentali ed utilizza il linguaggio in modo bizzarro.
Spesso ripete parole, suoni e frasi che sente pronunciare.
L’autismo si manifesta con apparente carenza di interessi....tendenza all’isolamento ed indifferenza emotiva agli stimoli...difficoltà ad istaurare un contatto visivo.....ad iniziare una conversazione o a rispondere alle domande ed a partecipare alla vita e ai giochi di gruppo.
Con queste premesse (!!!) ed insieme alla logopedista, avevamo programmato in una scuola elementare di Trieste, una serie di interventi dove, attraverso il gioco e la presenza di noi clown, si voleva raggiungere l’obiettivo di trasmettere ai compagni di classe di....Andrea!!! l’idea che è possibile entrare in contatto con altri ragazzi “in difficoltà”, non solo attraverso il verbale, ma anche attraverso l’utilizzo di “strumenti” a cui “solitamente” diamo scarsa importanza.
Negli incontri preparatori si era parlato dell’uso di simboli pittografici che rappresentassero l’attività che Andrea svolgeva a scuola.....in modo da permettergli di incidere sul proprio ambiente famigliare (famiglia-scuola) dove, come spesso succede con le persone non parlanti,sovraiterpretano o si sostituiscono nella comunicazione, portandolo alla passività.
L’idea era di coinvolgere i compagni di classe, ponendo ai bambini i seguenti quesiti:
- cosa faresti per far comprendere ad un bambino “straniero” che hai fame, sete, andare al bagno, cercare l’albergo, dove sono i tuoi genitori, ecc.........senza usare la parola?
- cosa faresti per far capire ad un altro, che è stato fuori dell’aula, quale oggetto si è individuato nell’aula.... fuori dell’aula?
- qual’è il motivo per cui “secondo te” è stata fatta questa esperienza?
- come interpretare i segnali provenienti da un’altra persona (sguardo, voce, gesti, abbigliamento, ecc.?

Si era, quindi, giunti alla conclusione che i clown avrebbero escluso il linguaggio verbale ed attraverso il paradosso evidenziato ciò che non si deve fare nella comunicazione.
Nelle scenette i movimenti dovevano essere lenti, chiari..........bisognava guardarsi negli occhi...utilizzare dei simboli..........fare cerchio con i ragazzi.....per chiedere cosa pensassero dei simboli......e cosa avrebbero voluto chiedere ad Andrea..

La tecnica del gioco è stata da noi sperimentata in più circostanze ed è stata sempre ricca di risultati, perché i bambini/ragazzi riescono, in modo “non noioso” ad apprendere concetti e significati e..........i risultati...a volte sono sorprendenti:
Forti delle passate esperienze, ma certi di non avere la ricetta miracolosa e con la consapevolezza della “novità” dell’intervento, abbiamo accettato l’invito della logopedista ad intraprendere questo percorso “del tutto nuovo”.
Nel primo incontro si era escluso ogni coinvolgimento di Andrea....anche se saremmo restati attenti ad ogni sua reazione.
L’intervento ruotava intorno alla presenza in classe di Pik Malabuk (Clown Zerò), un ragazzo negro, che aveva seguito i suoi genitori, trasferiti in Italia per motivi di lavoro e che non conosceva l’italiano.
L’unico modo per potersi mettere in contatto con lui era l’utilizzo di tecniche che fossero diverse dall’uso della parola (gestualità, ecc).
I clown avevano il compito, tramite l’utilizzo di questa figura e di alcune scenette, di evidenziare e sottolineare delle situazioni e, cercando il coinvolgimento dei bambini, di trovare un modo, una soluzione, per riuscire a capire le esigenze di Pik ed a relazionarsi con lui.
Importante in questo contesto il ruolo di supervisore della logopedista, attenta agli interventi ed all’evolversi della situazione.
Di solito come elemento di rottura utilizziamo “l’entrata clown”...(i ragazzi, almeno la prima volta non sanno della nostra presenza)...la porta è sempre stretta e, nonostante tutte le acrobazie, è sempre difficile oltrepassare quella porta ...che ci porterà in classe.
Il tutto avviene tra le fragorose risate dei ragazzi che non si aspettavano la nostra presenza, né, tantomeno, quella “nostra incapacità” ad oltrepassare quella porta.
Dopo questa “affannosa impresa” finalmente all’interno della classe ogni clown saluta personalmente i singoli bambini cercando, anche in questa circostanza, di coinvolgerli...ma sempre restando attenti alle difficoltà...ai timori che si potrebbero leggere negli sguardi di alcuni…..è importante! perché l’approccio si possa trasformare in contatto positivo.
Altrimenti il rischio...sarebbe.......il fallimento dell’intervento.
Si era, quindi, iniziati questa girandola di saluti quando Pik Malabuck si trova di fronte ad Andrea.
Per un attimo i nostri sguardi si sono incontrati.....una eternità!!!
L’ho guardato ed ho pensato…..e adesso!!!???
Lui mi ha guardato!!!
Ci siamo guardati.
E lui, quasi conscio di questi miei tentennamenti........allunga la mano ed inizia a giocare con il mio naso rosso.
Cerco lo sguardo della logopedista, in un’ intesa, che mi invita a tentare...ad entrare nel gioco.
Stava succedendo quello che nessuno si aspettava che succedesse...... in quella circostanza....in quel momento...così presto!
Lo guardo negli occhi...sorrido.......e con le dita faccio suonare il mio naso.
Lui ripete il mio gesto......sembra attratto.......continua a farlo suonare.
Pian piano mi tiro indietro....invitandolo a seguirmi..........continuo....sino al centro della stanza.......e lui e con me.......a giocare con il mio naso rosso.
Mi adagio.........fino a sdraiarmi e lui…..seguendo ogni mio movimento.....mi è addosso ed inizia a rotolarsi con me.
Poi abbandona la presa........... mi allontana......e rotolandosi su se stesso...mi è di nuovo addosso.
Continuamo per un po’.....fino a quando Andrea mi invita a giocare con dei piccoli pupazzetti.........che si trovavano lì..........quasi per caso.
A fatica!!! ho dovuto interrompere quel gioco...per continuare con le scenette che avevamo programmato per coinvolgere tutti i ragazzi
Ed in quei giochi “spesso” Andrea era protagonista.
Al di là delle risposte di Andrea...comunque...ci ponevamo la domanda:”Siamo riusciti a trasmettere il messaggio ai ragazzi?!.
Ci barcamenavano intorno a questa domanda, quando abbiamo avuto...in modo inatteso!!! la conferma che i ragazzi avevano capito.
Nei loro “temini”, scritti in classe riguardo alla “presenza dei pagliacci”, la maggioranza dei ragazzi sottolineava la nostra amicizia con Andrea e il motivo della nostra presenza:
- “E’ importante comunicare con i gesti, perché senò non si può comunicare con.......Andrea”;
- “Sono venuti solo in classe nostra perché c’è un bambino che non parla. Ci hanno fatto capire che si può comunicare anche con chi non sa parlare la nostra lingua oppure con chi non parla, chi non sente e così si può diventare amici”;
- “Pic aveva già un amico...” con Andrea “giocavano con i pupotti e con i nasi rossi”..... “Ci hanno insegnato a parlare con i gesti così potevamo comunicare con”…...Andrea.
Le stesse scene, le stesse emozioni, si sono ripetute nei due incontri successivi.
Come sempre, alla fine di ogni intervento, si cerca di fare sintesi e......ti accorgi, ancora una volta, di quanto ti insegni la vita..
Pur non avendo mosso montagne, sono esperienze che lasciano il segno......che aiutano a crescere.........che ti pongono di fronte alla domanda dell’immensità della mente umana.......di quanto abbiamo ancora da imparare......che in quel mondo “sconosciuto” possono aprirsi...anche se per un momento......spiragli spesso ritenuti inaccessibili.
Basta cogliere l’attimo, andare “oltre”........ senza la presunzione del sapientone di turno che sa tutto, che sa fare tutto.
Spesso non bisogna essere supertecnici, ma semplicemente lasciarsi andare......ritrovarsi bambini......in quel mondo dove non esiste il diverso, dove la comunicazione non è semplicemente nell’apparire........dove “scopri” che l’uomo parla “non solo” con la bocca, ma anche con il corpo......attraverso i suoi sguardi…..con il cuore…..attraverso il calore che trasmette.....attraverso un semplice contatto.....che fa capire all’altro che sei là disponibile, pronto ad ascoltarlo.......se ha voglia di parlare e che sei.....semplicemente.....lì...... in silenzio, se non ha voglia di dire.
E’ questa...in fondo.......la semplicità di essere clown........la genialità spesso nascosta nel forziere della nostra umanità dove trovi che l’uomo è fatto anche di “odori”.........di “sapori”.
Trovi che essere clown:
- è non lasciarci prendere dal degrado dell’abitudine
- è non dire addio alla curiosità dell’infanzia.
- è non essere un adulto noioso.........che a tutti i costi vuole essere giocoso.
- è porci domande perché non abbiamo perso ...la curiosità
- è non diventare vecchi per meravigliarsi dell’enigma della vita
- è rilassarci lasciandoci trasportare dalla curiosità del bambino che vive dentro di noi.
Se si è tutto questo.........potremmo dire di......esserci........riappropriati della vita.

Zefferino (clown-dottore Zerò)
gau-trieste@libero.it
clownzero_@libero.it
www.gautrieste.it
www.clown-arpa.it

Per maggiori informazioni:
Zefferino Di Gioia
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