Conflitti

E adesso Bush è sempre più solo

Con la Cia nell’occhio del ciclone, la guerra in Iraq non sembra essere più un buon business
31 ottobre 2005

Se anche il fido compare Berlusconi prende le distanze dalla decisione di attaccare l'Iraq, la nave della Casa Bianca sta proprio affondando. Le dichiarazioni del Cavaliere alla vigilia della partenza per Washington hanno scandalizzato molti, e non solo per l'inversione di rotta ("la guerra non era la giusta soluzione", "ritireremo gradualmente le truppe"), ma anche perchè, ora, questo è sembrato un atto di vigliaccheria da parte dell'alleato italiano. Come il suo solito, Berlusconi si è reso conto solo dopo aver parlato, della reazione che poteva suscitare, e prima di partire alla volta degli Stati Uniti ha concesso un'intervista alla tv La7, in cui ha attenuato le sue precedenti parole, sostenendo che "la guerra forse non è stata la scelta migliore, ma lasciare adesso l'Iraq sarebbe un tradimento per quel popolo". Il premier è giunto a Washington quando in Italia era l'1:30 di notte. Nella capitale Usa discuterà col presidente George W. Bush di come e quando ritirare le truppe. E' la prima volta che il presidente del consiglio non rassicura della sua piena fedeltà l'amico George, il quale ha ipotizzato che la permanenza delle truppe straniere in Iraq possa protrarsi per dieci anni. Forse Berlusconi mette le mani avanti, prima che l'ombra del Cia-gate raggiunga il governo del Belpaese? I media americani hanno interpretato la sortita del nostro premier come un tentativo di smarcarsi dalla Casa Bianca in vista del voto italiano.
Il Partito repubblicano è nei guai: ormai l'inchiesta sulle menzogne propinate al mondo intero dall'amministrazione Bush e dalla Cia per iniziare la guerra a Saddam è agli sgoccioli, e il presidente Usa passa più tempo a difendersi che a governare.
L’Iraq è un pantano da cui l’America non uscirà facilmente: il nuovo macabro record di duemila marines morti la dice lunga sulla gravità della situazione che il governo statunitense deve fronteggiare anche e soprattutto in patria, nei confronti dell’opinione pubblica. Se poi si pensa che il numero di vittime irachene ha superato le 30.000 unità, si ha un’idea del successo che l’azione occidentale sta ottenendo per portare la libertà e la democrazia in Mesopotamia. Baghdad in questo momento può rivendicare il primato di luogo più pericoloso della terra. La capitale, al di fuori della zona verde, fortezza delle truppe occupanti, è senza controllo e in balia del terrore. E, a detta delle più importanti firme del giornalismo internazionale, fare informazione corretta nel paese oggi è impossibile.

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