Conflitti

I comunicati e le iniziative. La morte dei militari italiani mobilita la solidarietà e interroga le coscienze.

Sangue italiano in Iraq

12 novembre 2003

Il ministro della Difesa ammette: "Missione ad altissimo rischio" (clicca su http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_2581.html)

Emerge sempre più forte il dissenso dei carabinieri rispetto alla missione in Iraq (clicca su http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_2344.html)

PeaceLink scrive ai carabinieri esprimendo il profondo dolore di chi si è mobilitato contro la guerra. I carabinieri hanno inviato una e-mail di ringraziamento a PeaceLink (si veda http://lists.peacelink.it/news/msg06664.html).

Per il dibattito sul ritiro dei militari italiani si leggano gli approfondimenti sulla pagina http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_2276.html

Rassegna stampa sui "militari italiani ad altissimo rischio" (Sismi)
http://lists.peacelink.it/news/msg06742.html

La rabbia dei familiari dei militari verso i potenti
http://lists.peacelink.it/news/msg06736.html

Altri aggiornamenti
http://lists.peacelink.it/news/maillist.html

Lutto nazionale: per il 18 novembre il movimento pacifista espone la bandiera alcobaleno (http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_2343.html).

Pubblichiamo qui di seguito l'editoriale di Peppe Sini (Centro di ricerca per la pace di Viterbo).


E' UNA STRAGE ANNUNCIATA

Un immenso dolore e' il primo sentimento per la strage di cui sono restati vittima a Nassiriya, in Iraq, molti italiani che poteri senza scrupoli avevano gettato nella fornace di quella guerra illegale e criminale, terrorista e stragista.

Un immenso dolore e un'esigenza profonda ed urgente di pieta' e di verita': l'Italia esca immediatamente da quella guerra e da quella occupazione militare terrorista e produttrice di terrorismo. L'Italia rientri immediatamente nella legalita' costituzionale che la nostra partecipazione a quella guerra e a quell'occupazione militare proibisce.

L'Italia faccia subito l'unico atto che puo' salvare le vite umane dei superstiti che anch'essi sono in grave pericolo di morte: si ritiri dalla guerra e dall'occupazione, e si adoperi nelle istituzioni della comunita' internazionale e nelle relazioni bilaterali con gli altri stati in quell'area presenti per far cessare guerra e occupazione.

Solo con un'azione di pace, immediata e limpida, si puo' fermare tanto orrore.

Oggi l'Italia sente anche nelle proprie carni, nella scomparsa dei propri figli, dei nostri fratelli, il dolore immenso del popolo iracheno, gia' oppresso da una feroce dittatura per tanti anni armata anche dall'Italia, gia' oppresso da tre guerre senza soluzioni di continuita' (l'aggressione all'Iran, l'invasione del Kuwait, la prima guerra del Golfo) che hanno devastato indicibilmente il paese e provocato infiniti lutti, poi oppresso dal persistere della dittatura ed insieme - della dittatura effettuale complice - da un embargo irrazionale e stragista voluto da un'Onu dimentica delle sue finalita' istituzionali e asservita a poteri assassini, infine nuovamente colpito
da una guerra che tuttora si prolunga in occupazione colonialista.

A tanto orrore si deve porre fine, e solo la pace puo' porvi fine, e solo la cessazione dell'occupazione militare straniera puo' aprire una via alla pace.
Ci sta a cuore la vita della popolazione irachena coi' come ci sta a cuore la vita dei ragazzi americani, inglesi, italiani e di altre nazionalita' inviati li' da poteri senza scrupoli a rischiare di uccidere e farsi uccidere, a correre il pericolo di divenire vittime o assassini.

Per questo mentre ci inchiniamo in lacrime dinanzi alle vittime di quest'ultima strage, con piu' forza chiediamo:
- cessi la guerra e l'occupazione militare dell'Iraq;
l'Italia ritiri immediatamente tutte le sue forze armate li' schierate;
- l'Italia si adoperi nelle sedi internazionali per la cessazione della guerra;
l'Italia invii subito aiuti umanitari al popolo di quel paese martoriato.

Peppe Sini
responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo
Centro di ricerca per la pace strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
tel. e fax 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

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--- Archivio ---

Già i militari italiani avevano sfiorato la morte in Iraq. Ecco quando.

8 settembre 2003.
Spari contro i bersaglieri. Tutti illesi, muore un interprete iracheno.
http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/esteri/iraq1/sparaita/sparaita.html

13 settembre 2003.
Carabinieri coinvolti in una sparatoria a Nassirya. Ucciso un manifestante in modalità non ancora chiarite.
http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/esteri/iraq1/carabinieri/carabinieri.html

E dopo...

24 novembre 2003
Spari contro i carabinieri a Nassiryia, coinvolti due giornalisti del Tg2
http://www.repubblica.it/2003/k/sezioni/esteri/iraq9/troupe/troupe.html

Note: ARCHIVIO

16 aprile 2003
Missione Iraq, arrivano i nostri
Il parlamento dà il via libera all'invio di 3000 militari. Il governo: scorteranno gli aiuti umanitari. Mezzo Ulivo si astiene, la Casa delle libertà ricambia, Berlusconi incassa
http://italy.indymedia.org/news/2003/04/262506.php

14 maggio 2003
Martino: «La missione in Iraq comporta rischi» http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2003/05_Maggio/14/martino.shtml

24 luglio 2003
Il 10 luglio il governo Berlusconi ha approvato un decreto legge con "interventi urgenti a favore della popolazione irachena", settimane dopo aver inviato i militari italiani con la missione "antica Babilonia". Il titolo non corrisponde al vero. Non si tratta di un'iniziativa umanitaria e non vi è traccia di aiuti concreti alle popolazioni dell'Iraq.
http://www.deputatids.it/Articolo.asp?ID=7752

Stato Maggiore della Difesa e risoluzioni ONU sull'Iraq
http://www.difesa.it/smd/antica_babilonia/approfondimenti.shtm

Allegati

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