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18 maggio 2004 - STEPHEN GOWANS - Trad. Melektro

Chi crede a quanto segue?

Le truppe straniere dovrebbero lasciare immediatamente l'Iraq.
L'autorità di occupazione degli Stati Uniti ed il Consiglio Governante Iracheno,
dovrebbero essere sciolti il più rapidamente possibile.
Un governo ad interim dovrebbe essere nominato, non dalle Nazioni Unite, non
dagli Stati Uniti, non dall'autorità di occupazione e non dal Consiglio
Governante Iracheno, ma bensì dagli Iracheni stessi.
Dovrebbero seguire elezioni, e dovrebbero essere organizzate, gestite e
sorvegliate dagli Iracheni, non dalle Nazioni Unite e definitivamente non dagli
Stati Uniti.
La ribellione guidata da Moqtada Sadr contro le forze di occupazione è
giustificabile e meritevole di appoggio.

Risposta: una maggioranza degli Iracheni, e questo secondo un recente sondaggio
che è stato commissionato dall'autorità di occupazione degli Stati Uniti [ 1 ].

Qual è la probabilità che Washington gli darà ascolto?
Risposta: Assolutamente nessuna.

Perché no?
Risposta: Perché abbandonare il paese e lasciare che siano gli Iracheni stessi a
fare funzionare il posto, interferirebbe con il progetto degli Stati Uniti
di...costruzione della democrazia in Iraq.

Irragionevole? E allora che altro c'è?

Secondo il sondaggio
Oltre l'80 per cento degli Iracheni vuole che gli eserciti stranieri se ne vadano dal loro paese.
Otto su 10 non hanno fiducia nell'Autorità Provvisoria di Coalizione.
Più di quattro su cinque dicono che le elezioni del 2005 dovrebbero essere
supervisionate dai soli Iracheni.
Due terzi della popolazione di Bassora supporta l'insurrezione.
E meno d'un decimo dell'un per cento della popolazione dice che dovrebbe essere
il Consiglio Governante Iracheno a nominare il governo ad interim - un numero
ben più alto di quello di coloro che pensano che dovrebbero essere gli Stati
Uniti a farlo, che è uguale a zero.
Per peggiorare ancora di più la questione, va detto che il sondaggio è stato
fatto prima che le foto delle arroganti guardie statunitensi, che sollevano i
pollici in su mentre umiliano i prigionieri Iracheni, saltassero fuori dalla
nota prigione Abu Ghraib. Si può soltanto immaginare quanto più a morte adesso
gli Iracheni ce l'abbiano nei confronti di una presenza continuata degli Stati
Uniti.
Dire che l'occupazione degli Stati Uniti non ha legittimità agli occhi degli
Iracheni è dire troppo poco. Si pensi ai Nazisti che occupano la Francia.

Troppo pesante?
La maggior parte dei Americani la penserà così.

Oh sicuro, alcuni ammetteranno che sotto la amministrazione Bush gli Stati Uniti
hanno difficilmente seguito il consiglio di Dale Carnegie sulla necessità di
trovare appoggio fra gli amici e di influenzare la gente, ma diranno anche che
questa è certamente un'anomalia.

Bè, sì e no. La politica estera dei Democratici seguirebbe molto da vicino il
testo di Carnegie, mentre si darebbe ancora da fare per violare i diritti di
altra gente con lo stesso zelo usato dall'amministrazione Bush. La differenza
starebbe alquanto in profondità, il che, nella rincorsa all'elezione '04, si è
trasformata in tutta la differenza del mondo, e questo secondo coloro che
detestano Bush con grande furia e stanno ora cercando un qualunque chiodo per
appenderci sopra il voto a Kerry.

Non che Bush non sia nauseante. Quando si è seduto a Washington mi sono
divertito tanto a ridicolizzare il suo gruppo di tirannosauri mentre si
preparavano a "modellare la situazione di sicurezza internazionale in
conformità con gli interessi e gli obiettivi degli Stati Uniti". E' stato
catartico.

Ma presto ho capito che chiamare il cabinet di Bush un gruppo di tirannosauri,
per quanto viziosi siano i suoi membri, era un errore. A prima vista sembravano
essere gli attributi della gente al potere che tendevano a rendere la politica
estera degli USA così orientata alla guerra ed espansionista.

Se avete creduto a questo, la soluzione era chiara: sbarazzatevi dei
tirannosauri ed eliminerete una politica estera sanguinosa, viziosa, ed
imperialista.

Ma la politica estera degli Stati Uniti è sempre stata questa, non importa chi
fosse in carica, tirannosauri o brontosauri pacifici. E non è mai stata
particolarmente interessata alle opinioni -- o al destino - degli stranieri che
della stessa sono rimasti vittime. Gli Iracheni sono semplicemente gli ultimi
in una lunga sequenza.

A partire dalla Guerra dell'Indipendenza, gli Stati Uniti si sono dati da fare
in qualche parte del mondo nell'attività della guerra durante tre ogni quattro
anni della sua esistenza [ 2 ]. E i premi, per quella parte della popolazione
che possiede e controlla l'economia, sono stati effettivamente molto alti:
terre, miniere, piantagioni, diritti sull'energia e sul petrolio, mercati di
esportazione, lavoro a basso costo e basi militari -- centinaia di esse in una
grande massa di paesi, avamposti creati per garantire che parti sempre più
ampie del mondo vengano aperte alle esportazioni e all'investimento degli Stati
Uniti, sia che la popolazione indigena lo gradisca oppure no.

E in quante aggressioni sono stati coinvolti gli Stati Uniti dal 1999, ossia
meramente la metà di una decade? Kosovo, Iraq, Afghanistan e ancora Iraq.

Il militarismo degli Stati Uniti assomiglia difficilmente alla politica di uno
specifico gruppo di persone al potere. Sembra più come un qualcosa che è
integrato - sistematico, vecchio e quasi obbligato ad andare avanti nella
usuale maniera non importa quale sia la targhetta del nome che è appoggiata
sulla scrivania dell'Ufficio Ovale.

Il che dice che sbarazzarsi ora del gruppo al potere e sostituirlo con un altro
gruppo -- come è stato fatto ripetutamente nella storia degli Stati Uniti --
non cambierà che cosa spinge gli Stati Uniti ad andare a fare la guerra, o ad
oltraggiare la sovranità degli altri.

Questo è tanto più vero, dato che il presunto concorrente Democratico alla Casa
Bianca, John Kerry, sembra più come un Bush sotto l'effetto di steroidi che un
Bush moderato quando si cimenta con le domande sulla politica estera.

Kerry dice che il suo esercito sarà più grande di quello di Bush [ 3 ] e che
anche lui farà ugualmente uso della forza in maniera preventiva ed unilaterale
[ 4 ].

E recentemente si è impegnato che, diversamente da Bush, porterà a termine il
lavoro con Cuba [ 5 ]. Castro e tutto il suo intollerabile bagaglio --
piena-occupazione, sanità universale e educazione gratuita -- verrebbero
spazzati via, per essere sostituiti dalla finta libertà e dalla finta
democrazia che gli Stati Uniti stanno facendo ingoiare ad Iracheni tanto
riconoscenti.

Tristemente, la Sinistra finirà in ogni caso per allinearsi dietro questa agenda
di destra, pro-imperialista - stupidamente, disperatamente, incerta sul da
farsi, se non gettare ancora una volta i dadi, in un gioco già fissato.

E se questo non è assurdo quanto gli Stati Uniti che rimangono in Iraq
nonostante le obiezioni di una vasta maggioranza degli Iracheni, in nome della
democrazia, che cosa lo è?

Note:

traduzione di Melektro a cura di Peacelink

Stephen Gowans è uno scrittore e un attivista che vive a Ottawa, Canada. Può
essere raggiunto all'address: sr.gowans@sympatico.ca

1. "80% in Iraq Distrust Occupation Authority," The Washington Post, May 13,
2004.
2. Harry Magdoff, "Imperialism Without Colonies," Monthly Review Press, New
York, 2003. p. 115.
3. "On foreign policy, Kerry is not far from Bush," The Globe and Mail, March 3,
2004.
4. "Kerry Condemns Bush for Failing to Back Aristide," The New York Times, March
7, 2004; John Laughland, "If it's war you want, vote Kerry," The Spectator,
April 10, 2004.
5. "Bush's Failed Policies on Cuba," www.johnkerry.com

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