Conflitti

L'intervento americano in Irak: un'opinione

27 settembre 2004

Quel miraggio....chiamato pace, nel deserto iracheno non compare ancora.
Ma non solo lì. Vi sono altri posti nel mondo, altri paesi, altre città
dilaniate dal terrore, da madri senza figli, da figli senza madri, i
cosiddetti "figli di nessuno" tranne che della guerra. Insomma, le
guerre ci sono state nel mondo e ce ne saranno ancora. Necessarie?
Alcuni dicono di si altri No. Ma uno dovrebbe, prima di decidere,
guardare i dati, anzi le conseguenze di queste guerre: morti, tra
militari e civili(quindi innocenti), distruzione economica, annullamento
morale e strutturale di paesi. Poi può anche decidere. Pensiamo al 11
settembre. Quel lontano death day americano e di tutto il mondo
occidentale. I terroristi hanno colpito nel cuore del "nuovo mondo"
lasciando sulla loro scia migliaia di vittime. Poi 11 Marzo. E l'Europa
sconvolta e sorpresa si trova quasi risvegliata, nella realtà. Il
terrorismo esiste veramente. Ora, che fare? Starsene con le mani in
tasca non è consigliabile, non è conveniente aspettare un altro attacco
dei terroristi. E allora? Reagire. Ci sono due vie essenzialmente. La
prima è la più dura. La strada della diplomazia, dell'essenza pura della
democrazia insomma. Ma sorgono domande: come possiamo metterci a parlare
con uomini che non vogliono scendere a compromessi? Come possiamo
fermare migliaia di fanatici religiosi che darebbero la loro vita per i
loro ideali? Ed è qui che scende in campo la seconda via, forse più
facile all'apparenza, ma che può generare conseguenze catastrofiche.
Perché non facciamo una caccia all'uomo? Perché non andiamo nel cuore,
nel campo base di questi nemici?
Tirate fuori le armi, si parte per l'Afghanistan, tra le cui montagne si
nasconde uno dei presunti capi di questo grido religioso. E mentre
stiamo li, perché no, compriamoci qualche barattolo d'olio!. Fa sempre
comodo. E' la patria del petrolio no? Ma tra le colline desertiche, non
si trova nessuno. E allora si discute, si impazzisce, il mondo si
domanda se fosse stato necessario questa invasione non autorizzata nel
territorio islamico, e intanto l'economia americana precipita. Forse
l'Irak è una probabile fonte di contagio per l'umanità...Allora nuovi
soldati, nuove armi e via per l'Irak. E qui succede il finimondo. Sciiti
e Sunniti, ribelli e seguaci del Baffone, scendono in campo per
rivendicare ognuno la propria, mentre il potere è in mano a nessuno. E
di questi terroristi poche tracce. Saddam coinvolto? Poche prove e
nessuna certezza. Ma la polveriera irachena ha risvegliato tutti gli
estremisti islamici, che si sono sentiti invadere da questa gioia, da
questo sentimento vitale strettamente religioso. E nel loro mirino c'è
proprio l'occidente. Così, mentre gli americani in Irak, un po'
combattono, un po' comprano del petrolio, mi sorge un dubbio...E se
questi estremisti non avessero un capo, se questi uomini lottassero per
un ideale che è al di sopra di tutto e tutti, allora come potremmo
uscirne? Quel miraggio chiamato pace, vale a dire fine di tutti i
contrasti, se prima era solo un miraggio, ora non lo vediamo neppure in
una cartolina dagli U.S.A

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