Cultura

Lista Cultura

Archivio pubblico

Mosca-Grozny: Neanche un bianco su questo treno

24 maggio 2007
Maddalena Parolin (Osservatorio sui Balcani - PeaceLink)

Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno Francesca Sforza, ex corrispondente da Mosca per la Stampa, si avvicina al complesso conflitto russo-ceceno, in maniera competente ma al tempo stesso umana. Accanto alle analisi storico-politiche, ci presenta il racconto, la testimonianza semplice di chi, per capire, è “andato a ficcarcisi dentro” in maniera ostinata, forse sventata, con un viaggio sul treno Mosca-Grozny. Quello che stupisce però, è lo sguardo ironico, un modo di alleggerire la tragedia che hanno sia gran parte dei ceceni che molti di coloro che sono impegnati per la pace e i diritti umani di questo popolo, siano essi attivisti norvegesi, americani o russi, e che ritroviamo forse per la prima volta in un libro in italiano.

- E se andassimo a Grozny in treno?
- Ma come vuoi che ci facciano salire senza akkreditazia?
- Possiamo sempre provare, e se non ci fanno salire scriviamo un pezzo che dice «Non ci hanno fatto salire».
Con la stessa logica, se ci avessero fatto salire e poi ci avessero fatto scendere, avremmo potuto scrivere un pezzo: «Ci hanno fatto salire e poi ci hanno fatto scendere». Neanche per un minuto abbiamo pensato che sarebbe stato possibile arrivare fino a Grozny, e dunque del ritorno non ci siamo preoccupate, non quella sera.

Invece Francesca e la collega Lorraine di “Libération” a Grozny ci arriveranno, un po' per semplice fortuna, un po' grazie a provvidenziali incontri. Come quello con Andreij, uno dei poliziotti in servizio sul treno, che incarna la retorica russa dei rappresentanti dello Stato, assieme ad una certa ingenuità di un popolo che fatica a tentare di vedersi dall'esterno.

- Questo è valido per la Russia, il treno va in Cecenia – dice Andreij guardando i documenti.
- E da quando in qua la Cecenia non è più parte della Federazione Russa? - chiediamo facendo quelle che cascano dalle nuvole.
- Qui nessuno ha detto che la Cecenia non è Russia
[...]
- Beh, e che siete venute a fare?
- Un reportage dal titolo “La vita sul treno”.
- Mmhh, La vita sul treno – Andreij cerca la risposta nei meandri del suo labirinto – E come mai proprio su questo treno?
- Che cos'ha che non va questo treno? Forse non è un treno tranquillo?
- Questo è un treno tranquillissimo, è il treno più tranquillo di tutta la Russia – e fa un gesto con il braccio come per dire: «Ce n'è voluta per farli stare tranquilli, questi Ceceni, ma a forza di menar le mani ce l'abbiamo fatta».

Partendo dal racconto del viaggio sul Mosca-Grozny, luogo di incontri, di storie, di tensioni ci si avvicina di persona a “questa strana guerra, in cui si muore senza che nessuno, ormai, vinca o perda davvero”. Ma Francesca Sforza alla logica dei numeri, del conteggio delle vittime, preferisce testimoniare le storie delle persone, delle madri, dei ragazzi sbandati, e interrogandosi su cosa custodiscano dentro quegli occhi profondi le ragazze, con le quali non si può parlare: “Devono avere un marito, dei figli, o essere vedove per conquistare il diritto di parola”.

Dal libro emergono intensi ritratti di storie femminili di dolore, coraggio e speranza. Ma non manca l'analisi della figura del famigerato premier ceceno Kadyrov figlio, della ricostruzione di Grozny, della faccenda della “kompensazia” (i risarcimenti per gli edifici bombardati), insomma della “normalizzazione” imposta da Mosca che, in particolare negli ultimi due anni, ha assunto l'aspetto di una “cecenizzazione” per la quale ora il conflitto è sempre più interno alla società cecena.

Denuncia e dolore, tragedie e ironia nel raccontare la Cecenia e le sue ferite, ed in conclusione una analisi del rapporto dei russi con il Caucaso alla luce della tradizione letteraria russa.

Conciliando serietà, testimonianza drammatica e momenti di ironia, la giornalista della Stampa sembra avere uno sguardo sulle tragedie della repubblica caucasica molto simile a quello degli stessi ceceni, capaci di stemperare il dolore in un umorismo che a volte dall'esterno può lasciare esterrefatti, ma che nasce dall'istinto di sopravvivenza. Più dei russi, ceceni ed italiani sanno sorridere di sé stessi nonostante tutto. Ed è proprio vero: i ceceni adorano scherzare sul gemellaggio Italia-Cecenia e sentir parlare della mitica mafia italiana.

Note: http://www.osservatoriocaucaso.org/

Articoli correlati

  • Una dichiarazione di guerra contro i lavoratori
    MediaWatch
    Sanzioni americane

    Una dichiarazione di guerra contro i lavoratori

    Ciò che i media non trasmettono è l'impatto di questa guerra sui lavoratori e sulla povera gente in Russia. E la vita comincia a diventare molto più difficile per i comuni lavoratori.
    22 maggio 2022 - G. Dunkel
  • Il 20 maggio i lavoratori e le realtà sociali di tutta l’Italia scioperano per dire NO alla guerra
    Pace
    Affollata assemblea preparativa a Roma

    Il 20 maggio i lavoratori e le realtà sociali di tutta l’Italia scioperano per dire NO alla guerra

    “Il padronato vuole comprarci col bonus governativo di €200? Se li metta in quel posto”, ha tuonato un rappresentante sindacale. “Noi, il 20, scioperiamo contro la sua guerra che causa inflazione, aumento di prezzi, cassa integrazione nelle industrie vulnerabili, tagli alla sanità e ai servizi".
    8 maggio 2022 - Patrick Boylan
  • L'escalation della guerra Russia-Ucraina
    Disarmo
    Nella dinamica dell’escalation i mezzi divorano il fine

    L'escalation della guerra Russia-Ucraina

    “Durante la guerra fredda gli Stati Uniti resistettero all'Unione Sovietica in conflitti per procura in tutto il mondo senza venire a scontri diretti. La stessa risposta accuratamente calibrata è necessaria per l'invasione russa dell'Ucraina"
    6 maggio 2022 - Rossana De Simone
  • Dolci, terribili scivolamenti del discorso pubblico sulla guerra in Ucraina
    Conflitti
    Scomparsi i negoziati e la parola "pace"

    Dolci, terribili scivolamenti del discorso pubblico sulla guerra in Ucraina

    Il discorso pubblico sulla guerra in corso si va modificando in modo rapido e sostanziale ma, al contempo, poco visibile e perciò “indolore”. Questi cambiamenti così rilevanti raramente sono oggetto di discussione in quanto tali e questo può contribuire a renderli invisibili ai nostri occhi.
    1 maggio 2022 - Daniela Calzolaio
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.44 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)