CyberCultura

l Sudamerica, intanto, libera il software

Brasile e Venezuela, alfieri della nuova cultura dell'inclusione digitale e di un libero accesso alla tecnologia. Un manipolo di hackers salva il colosso petrolifero venezuelano e apre definitivamente al paese la strada del free software
17 luglio 2005
Fiorello Cortiana
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Di ritorno dalla conferenza internazionale «Free Software, Free Society» tenutasi in Kerala, India. Dove risulta chiarissimo come il Brasile continui deciso nella sua politica di software libero. Il «pc conectado» (progetto di distribuzione di computer a basso costo con software libero), la politica di preferenza per il software libero nell'amministrazione pubblica, i «pontos de cultura» promossi dal ministero della Cultura (che prevede la distribuzione di kit multimediali alle comunità selezionate per produrre contenuti audio e video utilizzando software libero), il progetto Gesac (per la distribuzione di antenne satellitari alle comunità dell'Amazzonia) sono solo alcuni elementi che dimostrano l'attenzione del governo brasiliano per i temi dell'inclusione digitale e dello sviluppo di una nuova cultura. Il ministro della Cultura Brasiliano, il cantante Gilberto Gil è forse l'alfiere più noto delle nuove idee che circolano nel governo brasiliano. Ma il Venezuela è la vera sorpresa: numerosissima la delegazione fatta di rappresentanti del ministero dell'Economia Popolare, da Pdvsa (la società petrolifera venezuelana che fattura 46mila milioni di dollari, una delle più importanti al mondo), Conatel (società di telecomunicazioni), Sapi (la società per la proprietà intellettuale venezuelana) ed esponenti della comunità del software libero venezuelana. La storia di Pdvsa è esemplare e forse spiega parecchio della convinta scelta del governo venezuelano di sposare il software libero.

Nel 2002 in Venezuela si svolsero due colpi di stato. Il primo, in aprile, «convenzionale» secondo la consolidata tradizione di questa antica pratica: occupazione del palazzo presidenziale da parte dell'esercito, arresto del Presidente, nomina di un governo d'emergenza. Fallito il primo, nel dicembre dello stesso anno avvenne un secondo colpo di stato con caratteristiche nuove ed esemplari. In quel mese si svolge lo sciopero dei dipendenti di Pdvsa che mette in ginocchio in paese e rischia di far saltare il governo. Uno sciopero particolare: il primo organizzato direttamente dal management di Pdvsa. Il petrolio venezuelano è stato nazionalizzato negli anni `70. Pdvsa venne fondata incorporando in questa tutte le società private che prima erano controllate dalle diverse multinazionali. Il management di Pdvsa però non era mai cambiato, anche dopo che il governo Chavez si insediava in Venezuela. Pdvsa restava un'isola di privilegi in Venezuela, ostile al governo Chavez. La gestione di tutti i servizi informatici di Pdvsa era affidata in outsorcing ad Intesa, una società partecipata al 40% dalla stessa Pdvsa, ed al 60% da Saic, una società legata al governo statunitense. L'accordo tra Pdvsa ed Intesa stabiliva che Intesa non sarebbe stata responsabile in caso di inefficienze causate da uno sciopero e, in ogni caso, Pdvsa poteva parlare ad Intesa solo per mezzo di dipendenti inclusi in un elenco chiuso, tutti in sciopero nel dicembre 2002. Intesa non diede mai corso alla richiesta del presidente di Pdvsa di consegnare i codici di controllo del sistema informatico. Pdvsa era in ginocchio. Non usciva una goccia di petrolio dai depositi. La società fu salvata da un manipolo di hackers che rimisero in piedi pezzo per pezzo il software. Da allora Pdvsa e tutto il Venezuela hanno una nuova consapevolezza: il controllo delle tecnologie informatiche è strategico.

Con decreto presidenziale n. 3390 del 28 dicembre 2004 il Venezuela ha decisamente preso la strada del software libero. In base a questo decreto tutti gli enti del potere esecutivo dello stato venezuelano devono attivare un processo di migrazione al software libero con tempistiche stringenti.

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