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Sviluppi dei mondi virtuali e del mondo reale

Che ne sarà dell'etica, della politica e della religione in mondi come SecondLife?
17 febbraio 2007 - Nicola Brusco
Nel ventesimo secolo, in seguito al razionalismo, alla psicanalisi e alla caduta del comunismo (ma sì! mettiamoci anche il comunismo) si è decretata la morte della metafisica. Forse oggi, grazie alla nascita dei mondi virtuali come SecondLife, si apre un nuovo capitolo sulla strada che l'uomo ha intrapreso, da millenni, verso la conoscenza.

Terminata l'epoca delle congetture filosofiche sulla natura del nostro mondo, oggi siamo in grado di realizzare dei veri e propri mondi e studiare la loro evoluzione. Mentre ieri cercavamo di stabilire dove si trovasse il velo di Maja, il confine che limita la nostra possibilità di conoscere la verità, oggi possiamo creare mondi dove siamo noi a definire che cosa sia la verità. Possiamo confrontare i rapporti tra le entità che hanno creato l'universo virtuale, e quelle che lo popolano: possiamo variare le relazioni, cambiare le leggi, ridefinire lo spazio e il tempo.

La filosofia non è solo metafisica: è anche etica e politica. La politica è sempre stata riluttante a farsi comprendere entro schemi esemplificativi di carattere scientifico. Per lo più, essi sono serviti a plagiare menti condizionabili e a realizzare sistemi totalitaristici di dubbia utilità. Oggi è possibile simulare, all'interno di mondi virtuali, tipi diversi di strutture politiche e sociali: le dinamiche relazionali si possono studiare con una rapidità e un livello di dettaglio impensabili nel mondo reale.

Chomsky potrebbe smettere di pubblicare libri, per quanto interessanti, sulla sostenibilità dell'anarchia. Potrebbe trovare nutriti gruppi di persone disposte - grazie alla sua popolarità - a costruire degli Stati virtuali e a vivere, senza infrangere alcuna legge, secondo i dettami della sua idea - o ideologia.


Ragazzi che si chiedono cosa sarà dei loro diritti su Secondlife

Allo stesso modo, apparentemente, nel campo dell'etica il laboratorio costituito dall'insieme dei mondi virtuali può permettere interessanti esperimenti. Anche in un mondo generato dal computer si può morire, anche in un mondo virtuale ci si può sposare, anche in un mondo renderizzato in DirectX si può commettere adulterio, seppure per mezzo di uno script.

Ho scritto "apparentemente" con una ragione ben precisa: in realtà, già nel momento in cui il primo navigatore è entrato in un mondo virtuale, ci è stata preclusa la possibilità di effettuare alcun tipo di esperimento.

Etica e politica nei mondi virtuali sono vere e reali così come le loro controparti in FirstLife. Non possiamo giocare sulla pelle di un abitante di un mondo virtuale: la maggior parte delle persone che vivono in quei luoghi danno un'importanza "reale" alla loro vita "virtuale".

Si potrebbero tuttavia fare esperimenti su dei visitatori occasionali, persone non del tutto coinvolte dall'esperienza della vita su microchip. Ma questo, su FirstLife, equivarrebbe a sostenere che è permesso vivisezionare un aspirante suicida, o un barbone, solo perché non è abbastanza "coinvolto" dalla vita su questa Terra. Si potrebbero assumere schiere di sperimentatori: ma sarebbe come pagare un uomo perchè si faccia cavare un rene. Forme di sfruttamento esistenti nel nostro mondo, ma generalmente considerate inaccettabili.

Presumibilmente, la fase attuale di vita dei mondi virtuali, che potremmo definire "di assestamento", si concluderà con una trasposizione di tutte le logiche dei mondi reali all'interno dei mondi virtuali. Religione, scienza, darwinismo, black block e ronde notturne contro gli immigrati: tutto andrà a finire in SecondLife (o chi per esso) e nei suoi quartieri.


Avremo anche un Borghezio virtuale? Speriamo di no. Fonte: http://morg.blog.deejay.it/

La mappatura tra il mondo reale e quelli virtuali non sarà esatta, anzi: le logiche all'interno di questi ultimi sono completamente nuove perchè diversa è la loro storia, diversi sono i tempi, diversa è la base tecnologica. In SecondLife non ci sono state guerre mondiali, non c'è lo spettro del comunismo, non esiste ancora uno stato della Chiesa che impone la sua autorità morale. Eppure, l'assenza di una storia non vuol dire che si debba partire dall'età della pietra, dal momento che gli abitanti possiedono già il bagaglio delle proprie conoscenze sul mondo reale. Esse saranno trasfigurate, rimodellate, adattate e nascerà una nuova storia dell'uomo. Virtuale.

Ma se nel nostro mondo ci è stata preclusa la possibilità di negoziare le nostre condizioni di vita o le regole del gioco con i creatori (o con il Creatore, per non urtare la sensibilità dei credenti), nei mondi virtuali generati al computer questa possibilità è concreta e anzi è la base della loro esistenza.

Attualmente, ad ogni essere umano corrisponde uno o più avatar nei mondi virtuali. E' possibile, dopo la morte dell'avatar, assumere l'identità di un nuovo personaggio virtuale: tutto questo ha un vago sapore di Buddhismo e metempsicosi e non assomiglia certo al Cattolicesimo: nessun avatar va a finire in purgatorio o all'inferno.

Inoltre il fluire del tempo reale e lo scorrere del tempo virtuale sono perfettamente sincronizzati. Se perdo un'ora in World of Warcraft perdo anche un'ora della mia vita.

Questi vincoli non sono necessari: gli esseri umani potrebbero scambiarsi gli avatar, mantenendo l'identità del personaggio virtuale indipendentemente da chi lo possiede (forse Milingo si metterebbe a fare esorcismi online?), e il tempo reale potrebbe essere svincolato da quello virtuale. Esistono giochi come SimCity dove il tempo virtuale può essere accelerato a piacere.

Si potrebbe realizzare un mondo dove la funzione che mappa il tempo reale in quello virtuale non è monotona: potremmo vivere nel 2007 per poi spostarci nel 1970, e il sistema dovrebbe occuparsi di gestire eventuali paradossi.

Perchè ho proposto questi pochi esempi di possibilità alternative? Perchè danno un'idea della complessità della materia: è ben diverso prevedere lo sviluppo di una comunità in un mondo tridimensionale che si trova su internet, rispetto a un gruppo di individui dalle identità intercambiabili in un ambiente desincronizzato in un mondo eptadimensionale.

Che valore assumono i concetti di "morte", di "io", di "tempo" in una sovrastruttura - una specie di "macchina generatrice di universi" - di questo tipo? Che ne è della religione e della morale? Che dirà Ratzinger di tutto questo? E Pippo Baudo? Litigheranno per mezzo di uno script?

Ho volutamente ignorato, in questo breve pezzo, la funzione dei proprietari dei mondi virtuali. Forse decideranno, in stile "Matrix" (ho provato a non citare quel film ma non ce l'ho fatta), di impedire agli abitanti del mondo virtuale di tornare in quello reale? Forse ridurranno tutto a una mera macchina per fare soldi? E a quali leggi andranno sottoposte queste entità? Forse, per capirlo, dovremo creare, nel mondo virtuale, tanti sotto-mondi, darli in mano vari Tycoon o a strutture virtual-statali e vedere qual è la soluzione migliore?

In "Matrix" ho sempre trovato molto opinabile la frase di uno dei protagonisti "Se muori in Matrix, muori anche nella realtà. Che ne è del corpo senza un cervello?". In realtà la frase esatta sarebbe "Che ne è dell'individuo reale senza un avatar?". L'individuo reale può stare, per fortuna, senza un avatar. Un avatar - o perlomeno un avatar che si rispetti - non può stare senza un individuo reale. Questa, per ora, è l'unica certezza che abbiamo sull'evoluzione dei mondi al computer. E non siamo neppure sicuri che possa essere considerata vera a lungo.

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