CyberCultura

Dopo Wikileaks, niente sarà più come prima?

Una rivoluzione in atto?

Nel mondo della comunicazione globale si finisce per saper tutto di tutto. Finzione e ipocrisia non vanno più tanto lontano. E magari è un bene, per noi cittadini del mondo e della Rete, consapevoli, preoccupati e allarmati per le sorti del nostro piccolo e popoloso pianeta. E se questo ha le sembianze di una rivoluzione in atto, why not?
8 dicembre 2010

E-Democracy Chi già certe cose le intuiva, adesso (almeno per adesso) le sa. Chi - forse con troppa disinvoltura, ma si sa, i rivoluzionari, o si espongono al 100% o ci giocano, in quel ruolo - ha voluto (e potuto!) divulgare al mondo le verità di coloro che per i “Grandi del mondo” osservano e valutano, credo abbia svolto un grande servizio all’idea magari utopica di una informazione aperta e corretta. In un’utopia di mondo al di sopra degli Stati, magari; dove la comunicazione (e quindi, la sincera informazione senza confini, retoriche e ipocrisie) è il filo trainante e legante le tante realtà, culture e apparenti diversità che nella vita reale sembrerebbero separare in isole distanti quello che ancora per molti di noi è il “pianeta uomo”.

A dire il vero già nei meccanismi della Rete questa Utopia è realizzata. Quando opinioni, consigli tecnici e non, botta-e-risposta di individui fatti parola-e-pensiero guizzano all’istante rimbalzando e liberando dal rigore di matematiche consuete le percezioni usuali di spazio-tempo, quando l’esperienza dei milioni di internauti dell’era attuale sorpassa inutili barriere nazionali e anche linguistiche e costruisce nella pratica quotidiana ciò che tanti teorici del vivere fraterno avevano sognato, ecco che qualcosa di nuovo si crea. E posso intuire allora che proprio in questo mondo dilatato, dalla mente di qualcuno sia potuto nascere un progetto, qualcosa di inverosimile o di pazzesco secondo il metro comune ma che in realtà è naturale conseguenza di questo processo di “liberazione” in atto.

Julien Assange, ha fatto un passo troppo azzardato per questa epoca? I tempi e i momenti della sua azione erano quelli giusti? Nel futuro che verrà lo sapremo meglio. Ma sempre nel futuro che verrà, probabilmente il suo nome sarà associato a quello di altri personaggi che nel passato hanno cambiato per sempre i percorsi dei loro popoli, penso a Nelson Mandela, a Gandhi. Per il “popolo della Rete” di oggi, nel mondo dilatato senza confini a cui siamo già abituati a stare, l’azione di Wikileaks sa di scrollone benefico atto a toglier di dosso dal vecchio mondo giochi di bugie, ipocrisie e violenze che noi “nuovi cittadini” non possiamo più accettare. Una “rivoluzione” senza spargimento di sangue e che dovrebbe rasserenare quanti tra i Potenti sanno di avere agito con trasparenza e senza intrighi. E se le Ragioni di Stato vollero decidere altrimenti, perché non cambiarne le regole? E se i profondi interessi di tanti leader assommano potere e conquista economica globale danneggiando popoli ed ecosistemi, perché non darne notizia nei dettagli?

Nel mondo della comunicazione globale si finisce per saper tutto di tutto. Finzione e ipocrisia non vanno più tanto lontano. E magari è un bene, per noi cittadini del mondo e della Rete, consapevoli, preoccupati e allarmati per le sorti del nostro piccolo e popoloso pianeta. E se questo ha le sembianze di una rivoluzione in atto, why not?

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