Liberiamo le scuole dalle Big Tech
Il Dirigente scolastico del liceo scientifico statale “Leonardo da Vinci”, con la circolare numero 300 del 15 aprile 2026, obbliga i docenti delle classi quinte a fornire un documento molto importante per l’Esame di Stato (il cosiddetto “Documento del 15 maggio”) “in formato WORD”. Alcune riflessioni intorno a questa imposizione sono d’obbligo.
Il “formato WORD” non esiste. Esiste il programma Word di Microsoft, un software proprietario per la scrittura di testi, che utilizza come formato nativo dei documenti “OOOXML Transitional”, un formato standard proprietario progettato in modo specifico per impedire l’interoperabilità e rendere difficile la conservazione del documento nel tempo. La circolare andrebbe riscritta precisando il formato desiderato.
Il Dirigente, nel chiedere l’inesistente “formato WORD” ma intendendo molto probabilmente riferirsi al programma Microsoft Word, obbliga implicitamente i docenti a usare un software e un formato proprietario oltre al pagamento di una licenza d’uso.
Imporre l’utilizzo di un software proprietario è contrario alle indicazioni dell’articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale, che invita la Pubblica amministrazione all’uso del software libero, tranne i casi in cui non esistano alternative valide a quello proprietario, e solo dopo un’attenta analisi indipendente e documentata dei motivi per cui le alternative non vengono considerate all’altezza del software proprietario.
Nel caso degli editor di testi, esiste l’alternativa LibreOffice, distribuita con una licenza di software libero utilizzabile con tutti i sistemi operativi e in grado di girare anche su computer più datati rispetto a Microsoft Word.
Ci rendiamo conto che, al di là del caso specifico, sia necessario un ripensamento generale degli strumenti digitali che vengono usati nella Pubblica amministrazione e in particolare nelle scuole. Negli ultimi anni le scuole hanno adottato progressivamente i servizi offerti dalle Big Tech, soprattutto durante la pandemia. Oggi le scuole italiane usano strumenti proprietari legati a grandi aziende che tracciano i dati di docenti e studenti, anche minorenni, come evidenziato dall’autorità austriaca per la protezione dei dati (*).
«Le scuole in lingua italiana dell’Alto Adige (circa 77 plessi scolastici) da vent’anni usano GNU/Linux e software libero nella didattica; così siamo riusciti a dimostrare nei fatti – ci spiega Paolo Dongilli coordinatore del progetto FUSS della provincia di Bolzano – che è possibile rompere il lock‑in del software proprietario, acquisendo pieno controllo sul software in uso e sulla sua personalizzazione in funzione delle esigenze didattiche, favorendo al tempo stesso la più ampia condivisione della conoscenza tra istituti e comunità.»
«Il formato standard e aperto dei documenti ODF – ci ricorda Italo Vignoli fondatore di The Document Foundation – garantisce agli utenti il pieno controllo sui contenuti, a differenza dei formati proprietari che lasciano il controllo all’azienda, così come ha potuto realizzare a sue spese il Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale, a cui Microsoft ha bloccato l’accesso a tutti i documenti (modificando in pochi istanti i parametri) su richiesta della Casa Bianca. La scuola dovrebbe essere il luogo in cui viene costruita una cultura di libertà e indipendenza, e questo è possibile solo utilizzando software libero e formati standard e aperti, che sono alla base della sovranità digitale.»
Abbiamo appena festeggiato il 25 aprile con la liberazione dal nazifascismo. La Resistenza non è finita: oggi dobbiamo liberarci dagli strumenti e dai servizi forniti dalle Big Tech per diventare autonomi dalle multinazionali e acquisire una nostra sovranità digitale, soprattutto nelle scuole, che dovrebbero essere dei luoghi privilegiati dove vengono insegnati i principi costituzionali della libertà e dell’indipendenza, così come auspicato da Pietro Calamandrei nel suo famoso discorso a difesa della scuola pubblica (**) pronunciato nel 1950. Dopo 76 anni, è probabilmente giunto il momento di mettere in atto le sue parole.
(*) “Vittoria Noyb: Microsoft 365 Education non può tracciare gli scolari” https://softwareliberoliguria.org/vittoria-noyb-microsoft-365-education-non-puo-tracciare-gli-scolari/ (**) https://www.museodellascuolaicare.it/wp-content/uploads/2024/02/testo-completo-del-discorso-pronunciato-da-Piero-Calamandrei-al-III-Congresso-dellAssociazione-a-difesa-della-scuola-nazionale-ADSN-Roma-11-febbraio-1950.pdf
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