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E' un'imbarcazione tedesca con una missione scientifica Ma le apparecchiature sembrano essere troppo sofisticate

Pianosa, il mistero della nave Nato siluri a bordo per studiare una pianta

L'Alliance si è incagliata nelle secche e l'isola adesso è blindata
Interrogazione parlamentare dell'Ulivo, la Procura apre inchiesta
Gianvito Lo Vecchio
Fonte: repubblica.it - 25 luglio 2005

ROMA - Una sofisticata nave della Nato incagliata a Pianosa come un qualsiasi peschereccio. E' da qui che nasce il mistero dell'Alliance, un'imbarcazione tedesca di quasi cento metri che esplora i fondali del Tirreno per studiare una pianta marina chiamata posidonia. Solo che la posidonia cresce fino a cento metri dalla superficie, mentre a bordo della nave ci sono siluri che vanno a una profondità di seimila metri, con un raggio d'azione di 500 chilometri. Queste potenti apparecchiature, ufficialmente, servono solo a fini scientifici. Ma molti aspetti di questa vicenda devono essere ancora chiariti.

Un incidente anomalo. L'Alliance è una nave oceanografica tedesca, lunga 93 metri e con una stazza di 3.180 tonnellate. Opera da alcuni anni per conto della Nato nell'area dell'arcipelago toscano, una delle zone più incontaminate del Tirreno: qui, infatti, è vietata infatti sia la navigazione sia la balneazione. L'imbarcazione scientifica è stata autorizzata a svolgere ricerche e studi e si trova lì con l'appoggio di un'altra nave Nato, l'italiana "Leonardo". Venerdì sera, però, nonostante i sofisticati congegni a bordo, l'Alliance si è arenata a Cala Giovanna, sull'isola di Pianosa. Si sono aperti due squarci a prua, da cui è uscita acqua di sentina, ma secondo la capitaneria di porto non ci sono rischi di inquinamento. Intanto, oggi e domani le gite sull'isola sono sospese e lo saranno finché la situazione non sarà tornata alla normalità.

La posidonia e il sottomarino. Sono "strani esperimenti", commenta Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente: "In una zona dove la posidonia non ha più segreti, viene da chiedersi il perché dell'utilizzo di un bestione di oltre tremila tonnellate di stazza". Oltretutto, aggiunge Venneri, negli anni scorsi il ministero dell'Ambiente ha speso miliardi per studiare l'area dell'arcipelago toscano.

"L'Alliance e la Leonardo operano in questa zona già da alcuni anni", spiega Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente nell'Arcipelago toscano. "Hanno fatto diversi esperimenti, di cui non si sa quasi nulla, e più volte le zone da loro studiate sono state poi chiuse alla balneazione e alla pesca. Nei giorni scorsi, nelle acque dell'arcipelago, è stato avvistato anche un sottomarino. Che cosa facesse qui, è un mistero".

Guardare la tv con un telescopio. "E' bene far sapere - spiega Venneri - che la nave della Nato stava testando dei raffinatissimi robot naviganti e subacquei, progettati per scopi sicuramente non scientifici dall'Office of Naval Research degli Stati Uniti". Questi robot sono portati da siluri di plastica, guidati da appositi barchini, della lunghezza di 3 metri e del peso variabile tra i 100 e i 300 chili. Dei gioiellini tecnologici capaci di immergersi a 6mila metri di profondità ed essere controllati fino a una distanza di 500 chilometri. Sarebbero progettati per eseguire mappature dei fondali, fare rilevamenti ambientali marini ed esplorare siti archeologici subacquei. Ma potrebbero avere anche altre applicazioni.

"Studiare con quei siluri la posidonia, che cresce a al massimo fino a 100 metri dalla superficie (ha bisogno della luce), è come guardare la tv con un telescopio", denuncia Venneri. "Sono evidenti le potenzialità militari di questi robot e, dunque, i nostri timori di militarizzazione sono quanto mai reali, visto che la Nato è riuscita a beneficiare anche di alcuni edifici sull'isolotto". Come ogni anno, infatti, il Wwf ha fatto richiesta per alcuni locali da utilizzare per l'osservazione degli uccelli: richiesta bocciata, e locali destinati a ospitare il personale Nato.

Un'area superprotetta. L'isola al momento è blindata e non sono possibili nemmeno le escursioni a terra. Spiega ancora Legambiente: "Sono stati mobilitati i mezzi navali del ministero dell'Ambiente per cercare di limitare i danni. Questa è una zona marina che dovrebbe essere superprotetta e che ospita ambienti ormai unici nel Mediterraneo, con fauna e flora di grandissima importanza". Pianosa, infatti, è classificata come zona di protezione speciale dell'Unione europea e la sua estesissima prateria sottomarina di posidonia oceanica è sito di importanza comunitaria. Inoltre, sta per essere istituita un'area marina protetta. "Bisognerà fare chiarezza non solo sull'accaduto, ma anche sul futuro dell'isola. Perché il piano di tutela e valorizzazione dell'isola, più volte annunciato dal ministero dell'Ambiente, giace ancora nei cassetti?". Per Venneri, tra carcere e Nato, "l'isola è di nuovo un'isola di militari".

Interrogazioni parlamentari e inchieste. Si muovono intanto anche la politica e la magistratura. Ermete Realacci, deputato della Margherita e presidente onorario di Legambiente, ha infatti presentato un'interrogazione urgente al presidente del Consiglio e ai ministri dell'Ambiente e della Difesa per fare luce sulla vicenda. Analoga richiesta arriva di Ds e dai Verdi, persuasi che la versione ufficiale sulla "ricerca scientifica" non sia affatto credibile. La procura di Livorno ha poi aperto un'inchiesta per fare chiarezza sia sulle ragioni dell'incagliamento sia sui motivi della spedizione scientifica. Secondo i magistrati, è poco convincente, infatti, l'ipotesi che due navi sofisticate come la "Alliance" e la "Leonardo", della Marina militare italiana non si siano accorte in tempo della secca.

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