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L'industria della Difesa cinese

27 aprile 2010 - Rossana De Simone

La Commissione degli Stati Uniti che si occupa delle relazioni commerciali ed economiche con la Cina anche sotto il profilo della sicurezza nazionale, ha scritto con una certa preoccupazione nell’ultimo rapporto 2009 http://www.uscc.gov/annual_report/2009/annual_report_full_09.pdf , che in questa crisi globale gli USA si presentano come il più grande debitore del mondo (grandi spendaccioni) e la Cina come il più grande supporto del loro debito (grandi risparmiatori).

La Cina non è più solo il paese che fornisce manodopera a buon mercato (senza capacità di negoziazione collettiva) ma punta a far maturare le proprie aziende fornitrici e assemblatrici di prodotti a tecnologia avanzata e a sostenere le industrie strategiche.
Le stesse aziende americane che si sono collocate in Cina svolgono in loco la loro ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Spesso queste attività contengono interessi che riguardano la sicurezza degli Stati Uniti d’America. Sono industrie che includono la tecnologia dell’informazione, l’ottica, le macchine utensili e l’energia rinnovabile.

Il Rapporto fa naturalmente riferimento all’ammodernamento dell’apparato militare cinese e al PLA (Armata popolare di liberazione), alle attività di spionaggio industriale e a quelle cyber che designano gli Stati Uniti come bersaglio.

Sul fronte militare anche se la Cina è stata riluttante ad intervenire in Afghanistan e nel Pakistan, non smette di esercitare una fortissima influenza su quest’ultimo (per il desiderio reciproco di equilibrare l’India) e investe su larga scala in Afghanistan.
La Cina inoltre cerca di assicurarsi l’importazione di petrolio e gas in Asia, in Nigeria.
Per quanto riguarda le dispute territoriali con i paesi vicini tra cui il Giappone, India, Vietnam e Taiwan, la Cina afferma di voler continuare a mantenere una politica di sviluppo “pacifico” sebbene la spesa militare vari fra i 69,5 ai 150 miliardi di dollari (molto meno dei 636,3 miliardi di dollari degli USA e più dei 32,1 miliardi dell’India).
Le stesse frizioni con Taiwan hanno più a che fare con le crisi con gli Stati Uniti, Taiwan è un punto di disaccordo e luogo dove i due poteri potrebbero entrare in conflitto direttamente.

Per capire la rivisitazione della dottrina operativa cinese avviata insieme al processo di trasformazione tecnologico dello strumento militare, bisogna andare oltre il Report statunitense in questione e tornare ai tempi della prima Guerra del Golfo.
Se nel 1979 il leader cinese Deng Xiaoping decise che il rafforzamento dell’economia civile veniva prima di quello militare, la guerra del 1991 suona come campanello d’allarme per Pechino perchè vede uno scenario completamente cambiato.
Era diventato chiaro che la dottrina di Mao che prevedeva il logoramento di un invasore in profondità per poi sommergerlo con una superiorità numerica schiacciante (nel 1987 l’esercito contava 2,3 milioni di soldati affiancati da 50 milioni miliziani, numeri più o meno rimasti invariati ad oggi) non sarebbe più stata in grado di difendere la Cina nel 21° secolo.
I conflitti sono diventati locali, spostati al di fuori del territorio nazionale e caratterizzati da un uso di forze limitate in un contesto di alta tecnologia o informatizzazione.
La stessa PLA è stata affiancata dalla polizia armata del popolo, una forza paramilitare, per quanto concerne i compiti di sicurezza pubblica. Questa è soggetta a molte delle leggi e regolamenti militari rilasciati dal Governo centrale ma in gran parte è sotto il comando del Ministero della Pubblica Sicurezza. Quando vi sono disordini interni è lei ad essere chiamata per controllare la folla in funzione anti-sommossa. Dispone di una forza totale di circa 600.000 agenti che in caso di guerra devono sostenere la PLA.

Non c’è dubbio che la Cina è in costante costruzione della sua capacità di proiettare potenza al di là delle sue rive. Non ha basi oltremare ma ha interessi globali che portano le sue unità navali (si superficie e subacquee) in missioni antipirateria al largo della costa africana e mezzi per difendere le infrastrutture e investimenti, un pò come hanno fatto gli inglesi nel 1800.
Per la prima volta, verso la fine del 2008, la Cina ha inviato tre navi militari in funzione antipirateria pronte al combattimento con elicotteri e unità speciali, dimostrando così la sua capacità di mantenere una presenza per un tempo prolungato.
Nel 2007 lancia un missile che distrugge un satellite di comunicazione, 12 giorni dopo un portavoce del ministero degli Esteri afferma che il test non era una minaccia per altri paesi.
Sempre nel 2008, immagini satellitari rivelano che la Cina ha costruito una base sotterranea navale sull’isola meridionale di Hainan e quando gli USA annunciano una vendita di armi a Taiwan conducono un nuovo test anti-missile.
Contro Taiwan Pechino ha posizionato i suoi missili a medio raggio. Negli ultimi anni ha allargato il proprio arsenale e fabbricato una nuova generazione di sottomarini capaci di lanciare armi nucleari.
L’arsenale nucleare consiste di circa 100 missili a lungo raggio (per un totale di circa 500 testate nucleari, 176 dispiegate e un numero imprecisato di testate immagazzinate, circa 240,
dato del Bulletin of the Atomic Scientists) tuttavia sebbene si sia dotata di una flessibile forza nucleare, aderisce alla strategia di difesa nucleare. Ha dichiarato che non sarà mai la prima ad usare l’arma nucleare in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza.
http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704830404575199720063121034.html?mod=WSJ_hpp_MIDDLENexttoWhatsNewsForth

Commento di Yumin Hu, ricercatore cinese per il disarmo, a proposito del Trattato Start II.
Nuclear arms still locked and loaded
http://www.chinadaily.com.cn/opinion/2010-04/07/content_9693508.htm

La Russia è sempre stata la prima nazione esportatrice di armamento e tecnologia verso la Cina malgrado la rottura negli anni sessanta. L’esercitazione Peace Mission del 2005 ha dimostrato una convergenza di interessi. Lo scenario ha avuto come teatro la penisola di Shandong e si è svolto secondo un inquadramento teorico-dottrinale volto a raffinare dottrina e tattica delle due forze armate nelle operazioni antiterrorismo. L’intenzione non è stata semplicemente quella di una operazione di peace keeping, ma anche commerciale.
Dopo l’esercitazione la Cina ha acquistato aerei da trasporto e aviocisterne e ha chiesto alla Russia la disponibilità di bombardieri a raggio intermedio.
L’industria cinese ha accumulato conoscenze ed expertise russa a partire dall’accordo tra Russia e la Shenyang Aircraft Industry Company con la produzione su licenza di 200 Su-27 Sk, ma non solo, la politica industriale cinese non si limita più a copiare processi di produzione e tecnologie straniere (fabbrica del mondo) ma mostra di volersi emancipare gradualmente dalle tecnologie di importazione.
Durante una conferenza sino-americana sull’ingegneria, il vicepremier Zhang Dejiang ha dichiarato che “la Cina dà il benvenuto agli esperti stranieri affinché offrano consigli sullo sviluppo industriale e sull’innovazione tecnologica del Paese, aiutando le imprese cinesi a superare le difficoltà tecnologiche” ma nel contempo il budget cinese in Ricerca & Sviluppo è cresciuto enormemente, nel 2008 è stato di 67,7 miliardi di cui il 73,3% proveniente dall’industria e il resto dai laboratori statali e dalle università.
Fino al 2010 sono previsti finanziamenti equivalenti al 2,5% del Pil ponendo di fatto la Cina dietro USA e Giappone. Per quanto riguarda i brevetti, le domande di deposito sono state 800.000 nel 2008.
http://www.oecd.org/document/10/0,3343,en_2649_33703_39493962_1_1_1_1,00.html
http://www.weforum.org/documents/GITR10/index.html

La delicata questione della proprietà intellettuale si mostra nella forte preoccupazione degli USA circa la violazione dei brevetti e il controllo delle esportazioni di tecnologia duale. L’approccio cinese alla proprietà intellettuale:
http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-02/10/content_9453657.htm

L’organizzazione militare cinese
http://www.sinodefence.com/overview/organisation.asp

L’Esercito Popolare di liberazione (PLA) è in sostanza l’organo che controlla lo sviluppo industriale innovativo riguardo agli investimenti stranieri e verifica nelle diverse aziende civili tutto ciò che può essere di interesse militare.
Dalla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC) www.sinodefence.com/space/organisation/casc.asp , principale corporation controllata dal Governo e dal Comitato Centrale del Partito Comunista, proviene l’attuale Presidente.
Conta circa 100.000 addetti, 41.000 specialisti e tecnici, e 1.300 ricercatori (al 2003), ed è composta da oltre 140 unità (centri di ricerca, fabbriche, detiene la partecipazione in circa 100 società).
La sua attività spazia dallo sviluppo, produzione e vendita di missili tattici e strategici, satelliti, veicoli di lancio nello spazio, veicoli spaziali e aerospaziali e altri beni.
E’ diretta dal Partito e dalla Commissione Militare Centrale.
Nelle imprese strategiche sono stati ammessi nell’azionariato sia capitali privati sia stranieri e incentivati i rapporti con le università che si sono dotate di dipartimenti ad hoc per visionare le tecnologie straniere.

Il Dipartimento Generale degli Armamenti si occupa dell’intellicence economica, sovrintende allo sviluppo, approvvigionamento, fornitura, manutenzione e gestione del ciclo di vita dei sistemi di armamento militare. Per sostenere questi obiettivi GAD ha sei sub-dipartimenti: pianificazione globale, armi, attrezzature servizi, attrezzature militari, attrezzature di supporto generale, informazioni elettroniche e basi tecnologiche e degli affari esteri.
http://www.sinodefence.com/overview/organisation/gad.asp

Il Ministero per l’industria e le tecnologie informatiche MIIT impiega circa 600 persone ed è composto di 24 uffici e 25 divisioni. Insieme al GAD si prefigge l’obiettivo di ottenere un indotto all’avanguardia e grandi sistemisti.
http://www.siteluck.com/en/miit.gov.cn
Chen Yanhai, il direttore generale del Dipartimento per i materiali per l'industria del Ministero dell'Industria e dell'Information Technology (MIIT), ha recentemente dichiarato che nel 2010 il MIIT collaborerà con i servizi competenti per rafforzare la tutela delle risorse e stabilire un sistema di riserva dei metalli rari.

Il recente attacco a google ha riportato all’ordine del giorno la questione della cyberwar intesa non solo come spionaggio industriale ma anche come minaccia capace di trasformarsi in una vera e propria dichiarazione di guerra : "Nei prossimi 20/30 anni, i cyber-attacchi diventeranno una componente sempre più importante in guerra", sostiene William Crowell, direttore della NSA statunitense.
Più di una volta gli USA si sono lamentati degli hacker cinesi, compresi quelli che operano per conto del governo cinese e dei militari, perché sarebbero penetrati profondamente nei sistemi informativi di aziende e agenzie governative, rubato informazioni riservate e, in un alcuni casi, ottenuto l'accesso agli impianti di energia elettrica negli Stati Uniti, innescando probabilmente due guasti.
Sappiamo però che la cyberwar viene usata anche come spunto per minacciare la libertà di internet, e questa è arrivata non solo dalla Cina ma anche dagli Stati Uniti d’America quando Michael McConnell era direttore dell'intelligence nazionale.
http://www.wired.com/threatlevel/2008/01/feds-must-exami/
Monito delle Nazioni Unite
http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5h8Uvk-jpSvCWT-bqYSg1Ws4I4yAA

La CNNC http://www.cnnc.com.cn/region/00026.html , sviluppa il programma nucleare cinese, impiega circa 200.000 persone e supervisiona 119 imprese e istituzioni. Il suo obiettivo è quello di raggiungere l'autosufficienza nella progettazione, fabbricazione, costruzione e gestione di centrali nucleari e ottenere la tecnologia del ciclo del combustibile nucleare.
Sovrintende a tutti gli aspetti dei programmi civili e militari della Cina nucleare.
Dichiarazione di Mr. Zhang 'Van, Capo della delegazione cinese nella discussione generale
alla conferenza di revisione del TNP nel 2005
http://www.nuclearfiles.org/menu/key-issues/nuclear-weapons/issues/proliferation/china/2005-review-conference-statement-zhang-van.pdf
Il ruolo della Cina alla Conferenza di maggio sul Trattato di non proliferazione nucleare secondo il Sipri : CHINA AND NUCLEAR ARMS CONTROL: CURRENT POSITIONS AND FUTURE POLICIES
http://books.sipri.org/files/insight/SIPRIInsight1004.pdf

Nel comparto spaziale oltre alla CASC vi è un’altra grande corporation, la China Aerospace Science e Industry Corporation (CASIC) http://www.sinodefence.com/space/organisation/casic.asp , che detiene 180 sussidiarie, 120.000 addetti e diverse accademie. Fornisce missili e sistemi d'arma,elettronica aerospaziale e sistemi informativi. Assorbe quote di investimento crescenti per la fabbricazione di minisatelliti che in uno scenario di guerra cyber permetterebbe di fronteggiare il degrado o la distruzione di sistemi di comunicazione e osservazione. Sta sviluppando il programma missilistico gli SRM CSS-7 (DF-11) che è un miglioramento degli SCUD russi. Le sue Accademie stanno potenziando le ricerche sui missili da crociera lanciabili da piattaforme terrestri, navali ed aeree. E’ suo il missile usato per distruggere un satellite creando oltre 1.000 pezzi di detriti in orbita.

L’Aviation Industry Corporation of China http://www.avic.com.cn/EN/default.asp è nata nel 2008 ed è già entrata fra le prime 500 aziende del mondo (426°).
L’Avic è un consorzio di società aerospaziali con 383.000 addetti, 200 controllate e 33 istituti di ricerca e sviluppo. La Chengdu Aircraft Corporation famosa per lo sviluppo di caccia J-10 e l’FC-1, i primi interamente sviluppati in Cina anche se attraverso tecnologie israeliane e russe, e la Shenyang Aircraft Corporation, specializzata nella produzione su licenza di aerei russi, dimostrano che Pechino vuole entrare nel mercato militare con una vasta gamma di aeromobili.
http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204731804574385490799825598.html

Il colosso Norinco http://www.norinco.com/c1024/english/productsandservices/index.html fornisce sistemi e soluzioni in materia di attacco di precisione, veicoli (camion, automobili e motocicli), macchinari, prodotti ottici, elettronici, attrezzature giacimento di petrolio, prodotti chimici, esplosivi e materiali esplosione, armi da fuoco e munizioni civili, tutto ciò che ha a che fare con l’armamento terrestre. Alcuni dei suoi prodotti sono adattamenti di attrezzature russe. E’ stato istituito nel 1980 con l'approvazione del Consiglio di Stato della Cina ed è supervisionato dalla Commissione per la scienza, tecnologia e industria per la Difesa Nazionale (COSTIND). Impiega 360.000 addetti , 131 fra laboratori di ricerca e controllate e ha stabilito circa 100 joint ventures.

Per quanto riguarda il settore marittimo vi sono la China State Shipbuilding Corporation (CSSC), conglomerato di aziende i cui investimenti sono gestiti direttamente dal Governo centrale http://www.cssc.net.cn/enlish/jgsz.php e la China Shipbuilding Industry Corporation (CSIC) http://www.csic.com.cn/en/default.htm . La prima ha 95.000 addetti, 51 sussidiarie e 9 istituti di ricerca e sviluppo e la seconda 140.000 addetti, 46 controllate e 28 centri di ricerca.

Secondo il Sipri Cina e India rimangono i principali paesi importatori di armi. L’ ottantanove per cento delle importazioni di armi della Cina proviene dalla Russia, ma il trasferimento di grandi sistemi di armi convenzionali è diminuito in modo significativo negli ultimi tre anni.

http://books.sipri.org/files/FS/SIPRIFS1003.pdf

 

 

 

 

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