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L'Italia già nel 1987 sapeva di aziende nazionali che vendevano armi chimiche

Libia: le armi chimiche e l'Italia

Nel 1989 il direttore della CIA William Webster aveva accusato paesi europei di aver svolto un ruolo cruciale nello sviluppo di armi chimiche non solo in Libia, ma anche in Iran, Iraq e Siria.
29 marzo 2011 - Rossana De Simone

armi chimiche

Nell'articolo del 2 marzo 2011 "Chinook italiani in Libia" http://www.peacelink.it/disarmo/a/33493.html
si era portato a suffragio di quanto scritto il documento di Analisi Difesa "Le Forze Armate Libiche" del 2006.

Di quel documento non interessava la ricostruzione storica della nascita della Repubblica Araba di Libia, ma chi ha contribuito alla realizzazione della sua capacità militare. L'autore fa un accenno alle armi chimiche presenti in arsenali (in fase di smantellamento), e allora entriamo nel merito della questione per verificare se l'Italia è coinvolta direttamente anche in questo settore.

Cominciamo con quanto scrive Globalsecurity in "Libyan Chemical Weapons". In questo articolo emerge con chiarezza che chi ha messo la Libia in condizione di utilizzare gli agenti chimici sono state aziende di paesi stranieri. Sono loro che hanno venduto infrastrutture tecnologiche, apparecchiature e controlli per avviare il processo produttivo. Negli anni 80 la Libia riesce a produrre fino a 100 tonnellate di agenti chimici nel complesso industriale di Rabta a 65 chilometri a sud-ovest di Tripoli, spacciato per una fabbrica farmaceutica, e sviluppato appunto con assistenza straniera. Fra il 1986 e il 1987 il governo della Repubblica del Chad ha accusato la Libia di usare gas tossico e napalm contro le forze dell' amministrazione centrale e contro le forze ribelli. La Libia ha potuto utilizzare l'iprite rasportandola in bombe con i velivoli AN-26 di produzione russa. All'inizio degli anni '90 Gheddafi si rivolse ad appaltatori privati della Tailandia e di altri paesi per provvedere alla costruzione/conservazione delle varie armi chimiche, ma il governo della Tailandia da parte sua impedì alla Libia l'accumulazione di armi chimiche.

Nel 1989 il direttore della CIA William Webster aveva accusato paesi europei di aver svolto un ruolo cruciale nello sviluppo di armi chimiche non solo in Libia, ma anche in Iran, Iraq e Siria. Vi erano società straniere che stavano aiutando le nazioni del Terzo Mondo a sviluppare missili balistici e fornire armi chimiche e biologiche. Webster non aveva identificato le compagnie. Tuttavia, secondo i funzionari statunitensi, la più grande società aerospaziale della Germania occidentale, la Messerschmidt-Boelkow-Blohm, e la SNIA-BPD, una controllata della Fiat italiana, avevano svolto un ruolo chiave in un progetto congiunto argentino-egiziano per sviluppare un missile balistico a medio raggio.
Gualberto Ranieri, un portavoce di SNIA-BPD, aveva risposto che la società non aveva mai trasferito tecnologia missilistica in Egitto, in Libia o in Iraq, che aveva finito la sua cooperazione con il programma di sviluppo del razzo in Argentina nel 1985 e che la FIAT e le sue controllate non avevano partecipato al progetto Condor II. Nella sua prima apparizione alla commissione del Senato Webster concludeva il suo rapporto informando che aziende della Germania occidentale e aziende giapponesi, avevano svolto un ruolo chiave nella costruzione di un impianto di armi chimiche in Libia.
Nel 1990 fonti dell'intelligence USA avevano scoperto che la struttura di Rabta aveva ripreso la produzione di due tipi di gas (mostarda e nervino)dopo un periodo di rallentamento causato da problemi tecnici.

Articoli di giornali riportano insistentemente la notizia che le migliori aziende aerospaziali tedesche e italiane avevano giocato un ruolo critico nell'aiutare Egitto, Iraq, Libia e Argentina nello sviluppo di missili balistici a medio raggio in grado di trasportare testate chimiche.
http://articles.latimes.com/1989-02-08/news/mn-2086_1_german-firm

L'Italia già nel 1987 sapeva di aziende nazionali che vendevano armi chimiche all' Irak. La SNIA-BPD è una di queste.
Mozione della Camera dei Deputati 1987 pag 53558 a proposito di un processo fissato contro dirigenti della AUSIDET, società del gruppo Montedison, accusati di aver esportato in Iraq almeno 60 tonnellate d i
ossicloruro di fosforo, sostanza base pe rla produzione di gas nervino
http://legislature.camera.it/_dati/leg09/lavori/stenografici/sed0613/sed0613.pdf

Gheddafi e le sue armi chimiche sono state un incubo per la gestione di George Herbert Walker Bush, tant'è che il tema era stato all'ordine del giorno di un incontro tenuto dall'allora Primo Ministro italiano Giulio Andreotti, e funzionari degli Stati Uniti.
Il mese di gennaio del 1989 si presenterà particolarmente difficile per l'Italia. Il 4 non lontano da Creta, caccia americani abbattono colpendoli con razzi, due Mig libici. Il 5 gennaio Giulio Andreotti smentisce che l’impianto industriale libico di Rabta in Libia, rappresenti, com’era stato affermato da fonti americane, "una minaccia per la sicurezza italiana" perché impegnato nella costruzione di armi chimiche. Andreotti cita a sostegno delle sue affermazioni un rapporto del servizio segreto militare italiano. Il 10 gennaio al Senato, Giulio Andreotti afferma di non poter escludere con certezza che l’impianto libico di Rabta non produca armi chimiche, e definisce il rapporto con il regime libico "un approccio cauto, ma equilibrato.

L'Italia viene ancora citata nel documento del 1990 "May the United States Attack the Chemical Weapons Plant at Rabta?" insieme a Germania, Gran Bretagna e Francia come paese che avrebbe dovuto sapere dell'impianto di Rabta. L'Italia risponde con scetticismo di fronte alle foto portate come prova.

Nel testo "The Rollback of Libya's Chemical Wepaons Program" si legge che nel 2003 il leader libico Muammar Gheddafi aveva accettato di eliminare le armi di distruzione di massa (WMD) e la gamma di missili Scud sotto rigorosa verifica da parte degli Stati Uniti, esperti britannici e ispettori internazionali. La svolta per costringere Gheddafi a rinunciare ai suoi programmi ci fu il 3 ottobre 2003 quando la Cia dirottò un cargo tedesco, la nave Bbc China salpata da Dubai, costringendolo ad attraccare nel porto di Taranto. Il cargo trasportava un centinaio di centrifughe utili all’arricchimento dell’uranio: furono tutte sequestrate ed inviate negli Usa. L’operazione lanciata sotto la presidenza di George Bush junior portò ad arresti in Pakistan ed in Svizzera, dove operavano alcuni tecnici coinvolti nel programma. La "Bbc China" poi affondò nell’ottobre 2004 al largo del Sudafrica.

Si appura che il programma nucleare era in uno stato embrionale anche se preoccupavano i legami con il traffico nucleare diretto dallo scienziato pachistano Abdul Qadeer Khan, le armi biologiche erano poco più di un progetto, mentre il programma delle armi chimiche era in uno stato avanzato.
Per quanto riguarda proprio queste, il team dell' intelligence aveva appreso che il programma era stato condotto da un ingegnere chimico chiamato Ahmed Hesnawy che contava di una dozzina di chimici e ingegneri chimici. Anche se il programma di ricerca CW era ancora attivo, la linea di produzione era stata chiusa da più di un decennio. Si sono distrutte le oltre 3.500 munizioni chimiche vuote.
Il complesso industriale Rabta Pharmaceutical Factory nasce il 1984. Nella fase iniziale la Libia importava grandi quantità di tiodiglicole TDG), il precursore immediato per fabbricare il "gas mostarda", da fornitori esteri, solo in seguito ha cominciato a fabbricare in proprio il TDG.
Il programma CW libico è riuscito a importare quattro macchine di riempimento da fornitori stranieri, tra cui società tedesche e italiane. La struttura trovata dai funzionari addetti allo smantellamento era di notevole qualità.
La seconda struttura definita dal direttore della CIA John M. Deutch "la più grande metropolitana di armi chimiche" era situata a Tarhunah.
Consisteva in un tunnel circondato da un gigantesco sistema di irrigazione per il trasporto dell'acqua dalle falde sotterrane. Enormi serbatoi di acciaio servivano per lo stoccaggio dei precursori atti alla produzione di gas nervini e "mostarda". Più di 1.400 milioni di tonnellate di queste sostanze chimiche provenivano da imprese dell'Europa occidentale e dell'Estremo Oriente. L'uso di questi agenti doveva avvenire tramite bombe aeree.
Una sola bomba poteva contenere un totale di 48 litri di "gas mostarda". La produzione di gas nervino non è mai iniziata perchè andava al di là delle capacità tecnologiche.
http://www.informaworld.com/smpp/content~db=all~content=a915796822

Il tiodiglicole è stato oggetto di studio da parte del Sipri e del movimento Pugwash. Lo troviamo nell'elenco dei prodotti e delle tecnologie a duplice uso.
ELENCO DEI PRODOTTI E DELLE TECNOLOGIE A DUPLICE USO
Verification of Dual-use Chemicals under the Chemical Weapons Convention: The Case of Thiodiglycol
http://books.sipri.org/product_info?c_product_id=102
http://www.exportstrategico.org/Liste%20controllo/lista%20integrata.pdf

Ci sono due percorsi di base per la fabbricazione del gas mostarda, uno dei quali utilizza la sostanza chimica tiodiglicole industriale.
Dall'industria tessile all'utilizzo del tiodiglicole come arma chimica.
Il caso dell'Irak.
http://www.cbwinfo.com/General/Proliferation/Thiodiglycol.html

U.S. Companies Tied to Chemical Sales. Triangolazioni per vendere il tiodiglicole.
http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=950DE4DB1F3CF932A05752C0A96F948260

Un documento eccezionale è LA “POISON GAS CONNECTION”. I fornitori occidentali di armi e tecnologie non-convenzionali all’Iraq e alla Libia
Rapporto speciale redatto da Kenneth R. Timmerman per conto del Simon Wiesenthal Center del 1990. In questo documento sono elencate, fra le altre, dodici aziende coinvolte nel citato traffico.
Ausidet (precursori del gas Sarin per Montedison), Montedison (precursori del Sarin per Melchemie), Snia Techint (gruppo Fiat, laboratori per armi chimiche al Saad 16 e cellule nucleari per Thuwaitha), Technipetrole (fabbrica di gas nervino di Alashat), Snia Bpd (combustibile solido per missili), Euromac (progetto nucleare), BNL (finanziamenti), Danieli (siderurgica acciai per il progetto missilistico Tadji), Ilva (acciaii e parti del supercannone con Società delle Fucine).
http://www.kentimmerman.com/krt/PoisonGas.pdf

Sui progetti di conversione degli impianti e distruzione degli agenti, Wikileaks riporta che nel novembre 2009 l'ambasciata Usa a Tripoli fa il punto dei progetti di collaborazione sulla non proliferazione. Su quelli che riguardano l'Italia una fonte spiega: "La Libia non sembra interessata alla conversione degli impianti, anche se il semplice non utilizzo per la creazione di armi chimiche è già un risultato. I libici stanno rallentando la distruzione delle riserve di armi chimiche per mantenere un mezzo di contrattazione".

La ditta Pharmachem viene incaricata per la conversione del sito di Rabta e la ditta italiana Sipsa per movimentare da un bunker al sito di Rabta l’agente chimico e gestirne la sua distruzione
http://www.telegraph.co.uk/news/wikileaks-files/libya-wikileaks/8294577/ITALY-SAYS-GOL-DELIBERATELY-STALLING-ON-SIGNING-CHEMICAL-WEAPONS-DESTRUCTION-CONTRACT.html

A guerra inoltrata non sappiamo se queste armi siano state del tutto distrutte. Per ora è certo che la coalizione dei "volenterosi" non ha intenzione di intervenire via terra.

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