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Eserciti mercenari

La guerra data in appalto ai vigilantes privati

Si parla di oltre 20mila uomini, tutte persone come Fabrizio Quattrocchi, Umberto Cupertino, Angelo Stefio e Maurizio Agliana, privati cittadini al servizio dalle cosiddette Pmc private military companies.
17 aprile 2004 - Claudio Gatti
Fonte: Il Sole24Ore

NEW YORK - Fino a quando non cominciata la stagione dei rapimenti la loro presenza è passata per lo più inosservata. Nonostante i numeri fossero enormi. Si parla di oltre 20mila uomini (le donne sono pochissime). Tutte persone come Fabrizio Quattrocchi, Umberto Cupertino, Angelo Stefio e Maurizio Agliana, privati cittadini al servizio dalle cosiddette Pmc private military companies. Senza di loro in Irak le truppe americane non e sarebbero potute né arrivare né restare. Perché sin dai giorni dell'invasione del 2003, questo vero e proprio esercito parallelo gioca un ruolo essenziale non solo nella manutenzione di mezzi e strutture militari ma anche nella difesa e nella sicurezza del Paese.
La cosa sorprendente è che l'Irak ormai la norma, anziché l'eccezione. "Truppe" delle Pmc sono oggi attive praticamente tutti i maggiori teatri guerra, guerriglia o anche solo tensione al mondo - dalla Colombia al Congo, dai Balcani all'Africa occidentale. Non c'è quindi da sorprendersi se il business di queste aziende abbia ormai raggiunto cifre da capogiro. Si calcola che varie centinaia di società operanti in oltre 100 Paesi in sei continenti producano ormai un giro d'affari annuale di oltre 100 miliardi.
Secondo uno dei massimi esperti al mondo, Peter Singer della Brookings Institution di Washington, solo il Pentagono spenderà quest'anno almeno 25 miliardi di dollari in "contrattisti militari". Questi soldi saranno spartiti tra giganti quali la Science Applications International Corporation (Saic) oppure la Computer Sciences Corporation (Csc), e piccolissime entità create da ex funzionari della Cia o ufficiali delle Forze speciali. "Il mercato dei servizi militari privati è stato creato dalla coincidenza di quattro trend diversi: la smilitarizzazione seguita alla fine della Guerra fredda, che ha messo alla porta circa sei milioni di soldati, la privatizzazione dei servizi pubblici, l'aumento degli scontri e delle tensioni locali e regionali e l'esplosione terroristica successiva all'11 settembre", spiega in un suo recente saggio Peter Singer. Insieme queste forze hanno creato la domanda e l'offerta che ha alimentato la crescita esponenziale di un'industria che solo una quindicina di anni fa era quasi insignificante.
Ormai non c'è attività militare che non possa essere data in appalto a ditte private. "Abbiamo quasi più generali noi dei Pentagono", commenta tra il serio e il faceto Ed Soyster, ex direttore del servizio segreto del Pentagono, la Dia, oggi portavoce di Military Professional Resources Inc, una Pmc che nel 1998 aveva otto dipendenti e oggi ne ha 900. Con in più un database di oltre 10mila nomi di ex soldati pronti a qualsiasi missione.
Irak a parte, un altro paese in cui il Pentagono fa grosso uso di privati in missioni militari è la Colombia. Lì Csc ha un contratto per l'addestramento di truppe locali e attività di lotta alla narcoguerriglia che comportano l'utilizzo di una flotta di aerei ed elicotteri da combattimento che fa gola a tutti i Paesi limitrofi. Una sussidiaria del gigante americano Halliburton da anni si occupa invece della logistica per le truppe Usa nei Balcani.
Ma non sono solo gli americani a subappaltare a ditte private compiti e missioni un tempo assegnate ai militari. Le stesse Nazioni Unite stanno facendo sempre più spesso ricorso a Pmc per interventi in cui non ci sono stati membri disposti a offrire truppe. La ricostruzione di East Timor è avvenuta anche grazie ai servizi di sicurezza offerti da ditte private. In Sierra Leone, la pmc sudafricana Executive Outcomes si è dimostrata molto più efficace della coalizione di truppe dei Paesi confinanti, la cosiddetta Ecomog. A un ventesimo dei suoi costi.
Come per la privatizzazione dei servizi pubblici. I sostenitori della privatizzazione dei servizi militari sottolineano i vantaggi di risparmio e maggiore efficienza che ne derivano. Oltre a quello della Sierra Leone, l'altro esempio spesso citato è quello del Ruanda. Nel 1994, sempre la Executive Outcomes aveva invano offerto di far intervenire sue "truppe" a protezione della popolazione Tutsi chiedendo in cambio 600mila dollari al giorno. L'intervento dell'Onu è alla fine costato tre milioni di dollari al giorno. Ma non è riuscito a impedire il massacro di centinaia di migliaia di Tutsi.
Dough Brooks, presidente della International Peace Operations Association, sorta di lobby delle pmc sostiene addirittura che un consorzio di ditte della sua associazione sarebbe in grado di risolvere tutti i conflitti che oggi affliggono l'Africa per la modica cifra di 750 milioni di dollari.
Ma come sempre, anche qui c'è il rovescio della medaglia: la privatizzazione della sicurezza (e della guerra) crea problemi di responsabilità. Delle azioni - o degli sbagli - di truppe appartenenti a un esercito regolare rispondono infatti i vertici militari, o politici, di un Paese. Ma dei soldati privati chi risponde? In Bosnia alcuni dipendenti di una pmc americana, la DynCorp (ora assorbiti da Csc), sono stati accusati di aver pagato delle bambine per avere rapporti sessuali, ma l'unica persona che ha subito conseguenze è stata l'impiegata della DynCorp che ha denunciato la cosa (che è stata licenziato). E se a Quattrocchi, Cupertino, Stefio e Agliana fossero stati mandati allo sbaraglio? Chi se ne farà mai carico?

La sicurezza in lrak

La sicurezza è uno dei principali business del dopoguerra iracheno: si calcola che il giro d'affari del settore superi il miliardo di euro,
La aziende. Sono aziende soprattutto inglesi o americane: le grandi agenzie appaltatrici assumono compagnie private di sicurezza, in grado di offrire loro servizi di scorta e protezione. Si tratta di professionisti provenienti sia da eserciti occidentali, americani e britannici soprattutto, sia sudafricani, sia, ancora, da cileni o da gurkha nepalesi (ex militari dei British Army). Diversi anche gli italiani.
Il personale. E richiesto un curriculum nelle forze armate o in quelle di polizia e lo stipendio è così elevato che non sono pochi quelli che si congedano dai corpi di appartenenza per cercare impiego presso le compagnie di sicurezza private. Si parla di salari di circa 900 euro al giorno: il confronto è dunque a tutto svantaggio dei reparti nazionali. Comincia così a farsi preoccupante l'emorragia di personale altamente qualificato dalle forze speciali britanniche o americane. Personale proveniente da tutto il mondo si trova in questo momento in Iraq: la Global Risk ha, tra il proprio personale 500 soldati provenienti dalle isole Fiji e altrettanti Gurka. Questi ultimi, in particolare, sono incaricati di controllare l'aeroporto di Baghdad, insieme ad alcuni soldati cileni. Non poche sono le compagnie che comunque, si affidano a personale reclutato localmente, anche, se dei caso, da addestrare.

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