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Guardie private, ecco le regole d'ingaggio

Il «New York Times» rivela il documento della Task Force-7 del Comando Usa. Licenza di uccidere, detenere, e morire
25 aprile 2004 - Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto
Kiff-armik! Così suona nella «lingua nativa», in Iraq, l'altolà che gli uomini delle «compagnie di sicurezza private» devono lanciare per un «uso graduale della forza». Lo prescrivono le regole d'ingaggio, che il comando statunitense della Joint Task Force-7 ha stabilito per loro. Il documento, in data 18 marzo (reso pubblico da The New York Times oltre un mese dopo), specifica che essi devono fare un uso graduale della forza «dove è possibile». Nei casi in cui ritengono non sia possibile, sono autorizzati a impiegare «forza letale», ossia «quella forza che ragionevolmente si ritiene causerà la morte o grave danno fisico». In quali casi? I «contrattisti della sicurezza sono autorizzati a usare forza letale contro persone nelle seguenti circostanze: a) per autodifesa; b) in difesa di persone come specificato nel vostro contratto; c) per prevenire minacce alla vita di civili; d) per difendere, secondo quanto specificato dal vostro contratto, proprietà approvate dalla Coalizione». Autorizzandoli a uccidere non solo come reazione a un attacco, ma anche per «prevenire minacce» e «difendere proprietà», si dà loro una vera e propria licenza di uccidere. Gli si raccomanda però di «sparare solo colpi mirati».

I «contrattisti della sicurezza» sono inoltre autorizzati a «fermare, detenere e perquisire civili, se ciò è necessario per la vostra sicurezza o è specificato nel vostro contratto». Vengono quindi autorizzati nei fatti a esercitare violenza fisica nei confronti di civili, compresa implicitamente la tortura, cui sono ben addestrati commandos come quelli cileni che, dopo essersi formati nelle forze speciali di Augusto Pinochet, sono stati assunti dalla Blackwater, la compagnia statunitense che ha tra l'altro il compito di scortare l'«amministratore statunitense per l'Iraq» Paul Bremer.

Non a caso il comando statunitense dà mano libera a questi specialisti della guerra. Essi svolgono infatti non solo il lavoro di guardaspalle ma, in misura sempre maggiore, compiti paramilitari funzionali all'occupazione dell'Iraq. Ad esempio, riporta Analisi Difesa (nr. 44, 2004), «l'Autorità provvisoria della coalizione» (Cpa) sta per stipulare un contratto da 100 milioni di dollari con una «forza di sicurezza privata» per proteggere la Green Zone (l'area dove si trova la sede della Cpa e dovrebbe essere aperta l'ambasciata Usa), «liberando quindi i militari dal controllo dell'area».

Certo i commandos delle compagnie militari private costano molto (la loro paga arriva a 900 euro al giorno), ma ne vale la pena. Poiché essi sono 20-30mila e per la maggior parte altamente addestrati, possono assumere vari compiti, svolti dai militari, così che questi ultimi possano essere più efficacemente impiegati in operazioni belliche in altre zone. Non solo. «L'assunzione di personale delle compagnie militari private - scrive Analisi Difesa - comporta per la Coalizione un ulteriore, non trascurabile vantaggio: il numero delle perdite subite dai privati non è conteggiato tra quelli delle Forze Armate alleate e ciò può rappresentare una notevole agevolazione politica e psicologica per le opinioni pubbliche occidentali. Questo, naturalmente, solo nel caso in cui l'uccisione degli uomini delle compagnie militari private non si trasformi in un macabro spettacolo».

In altre parole: mentre la morte di soldati statunitensi, britannici o italiani in Iraq, che non può essere tenuta nascosta, ha un impatto politico e psicologico sull'opinione pubblica occidentale, la morte dei commandos delle compagnie militari private, che viene tenuta nascosta salvo nei casi in cui si trasforma in un «macabro spettacolo», non ha un impatto politico e psicologico e quindi non incoraggia, all'interno dei paesi che hanno truppe in Iraq, le posizioni favorevoli al loro ritiro e alla fine della occupazione militare.
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