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Sottomarini nucleari

La Maddalena, dall'incidente dell'Hartford all'incubo torio

L'incidenza delle patologie da contaminazione nucleare: angoscia e statistiche







13 giugno 2004
Fonte: La Nuova Sardegna - 26 maggio 2004

Dice la destra che comanda alla Maddalena e a Roma che la sinistra, «quando era al governo dell'isola, della Sardegna e dell'Italia, non ha mai fatto nulla contro la base Usa, non ha mai sollevato timori sulla radioattività». E' vero. Solo che mai, prima del 25 ottobre 2003, la Us Navy aveva dovuto ammettere che un suo sottomarino nucleare, aveva avuto un incidente nelle acque dell'arcipelago. Un incidente che ha costretto il sottomarino a un mese di viaggio, contro le due settimane solite, verso gli Usa per essere riparato (forse). Un incidente che è costato al commodoro della base Usa e al comandante dell'Hartford il licenziamento (non era successo così con gli ufficiali americani e i piloti responsabili della strage del Cermis, 20 morti, febbraio 1998). Non era mai successo e da quel giorno, alla Maddalena, nulla poteva essere più come prima. Preoccupazione, allarme, angoscia. Crescente numero di tumori. Scienziati divisi. Alla Maddalena, oggi più che mai, la presenza americana è motivo di inquietudine. Il 5 gennaio, qualche mese dopo l'incidente all'Hartford, Giulio Giudice, allora consigliere provinciale di Forza Italia, denuncia pubblicamente di essere ammalato di tumore e chiede verifiche sulla base Usa. Il 16 gennaio, il Criirad, un istituto di ricerca francese, e indipendente, conferma i timori: i valori del Torio 234 sono fuori dalla norma, i campioni sono stati raccolti nelle alghe dell'arcipelago subito dopo l'ammissione dell'incidente al sottomarino. E' allarme rosso. La contestazione verso il raddoppio della base americana di Santo Stefano, prima condotta per ragioni politiche, ora è portata avanti anche con ragioni scientifiche. Il 2 febbraio vengono pubblicati i dati del Registro Tumori della provincia di Sassari, tra il 1993 e il 1997. Alla Maddalena i casi catalogati sono ben 283. Escalation dei carcinomi della pelle: 58 (44 tra i maschi e 14 tra le femmine). Linfomi: 5 tra le donne e 12 tra gli uomini. Il 10 febbraio, viene istituito un registro tumori dai medici generici e dai pediatri. Dai dati sui casi di patologia tumorale registrati nel 2003, risulta che dei 78 nuovi casi che hanno colpito persone di età superiore ai 65 anni, 46 hanno riguardato persone di sesso maschile e 32 quelle di sesso femminile 32. Quarantadue casi (sesso femminile 18, sesso maschile 24) si sono registrati in età inferiore ai 65 anni. Trentasei casi (sesso femminile 17, sesso maschile 19), di età inferiore ai 50 anni. Il 3 marzo, il responsabile del reparto di ginecologia e ostetricia dell'ospedale maddalenino Gaetano Giudice dà i numeri sulle malformazioni, dal 1975 (tre anni dopo l'arrivo degli americani a Santo Stefano) fino ad arrivare al 2003. Effettuando una statistica divisa per decenni si è verificata questa rilevazione: dal 1975 al 1984, ci sono stati un totale di 1449 parti per un numero di malformazioni di 15: con una percentuale dell'1,03 per cento. Mentre dal 1985 al 1994, nel secondo decennio, dunque, ci sono stati 1197 parti, per un totale di 13 malformazioni con una percentuale di 1,09 per cento. L'ultimo decennio - che però si limita agli ultimi nove anni perché parte dal 1995 ed arriva fino al 2003 - abbiamo avuto 825 parti con un totale di 4 malformazioni e con una percentuale dello 0,40 per cento». Dati tranquillizzanti, rispetto alla media nazionale, dice Gaetano Giudice. Infine, i dati, forniti dall'Apat, l'agenzia del ministero dell'Ambiente, sul Torio alla Maddalena: c'è, è superiore alla media, ma non legato all'incidente, bensì a cause naturali, spiegano i tecnici.

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