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MISSIONI ALL’ESTERO IL DRAMMA

Linfoma di Hodgkin: nuovo caso, la vittima un soldato napoletano di ritorno dal Kossovo

Si chiama Ciro Nastri, ha 28 anni ed è un carabiniere scelto.
21 settembre 2004 - Giuseppe Grimaldi - Michele Inserra
Fonte: Il Mattino di Napoli

Il linfoma di Hodgkin torna a colpire. Ancora un caso, e ancora una volta si tratta di un militare napoletano che negli anni scorsi ha prestato servizio nei Balcani. Nel Kosovo e in Bosnia. Si chiama Ciro Nastri, ha 28 anni ed è originario di Sant'Antonio Abate. Per lui, carabiniere scelto del battaglione mobile di Laives, Bolzano, il calvario negli ospedali è già iniziato. Ieri al Policlinico l'ultima seduta di chemioterapia, durata sei ore.
Maledetto uranio. Perché quando scopri di aver contratto quel male, quando subentrano la stanchezza fisica, la febbre, il calo di peso e soprattutto quei dolori alla schiena e alle braccia, e quando ripensi a quei due anni e mezzo passati tra il Kosovo e la Bosnia, diventa difficile non associare la causa all'effetto; e a non pensare all'uranio impoverito, che per l'Unac - Unione nazionale arma carabinieri - sarebbe appunto causa di insorgenza del linfoma di Hodgkin. Era già accaduto con il povero Luca Sepe - il caporalmaggiore morto il 13 luglio nel reparto di rianimazione del Cardarelli - dopo aver combattuto la sua battaglia contro il male contratto nel 2001. Anche lui aveva prestato servizio in Kosovo. Ora il caso di Nastri solleva aspre polemiche politiche destinate a finire in Parlamento.
Difficile non pensare all'uranio, dunque. Anche se recenti ricerche e studi oncologici non sono finora riusciti a dimostrare una correlazione causale diretta tra l'insorgenza dell'Hodgkin e l'esposizione all'uranio impoverito. Quale che sia il nesso tra quei due anni e mezzo di missione oltre Adriatico e la malattia, ora l'Unac si prepara a combattere un'altra battaglia contro lo Stato. «In convalescenza da oltre un anno - spiega Antonio Savino, segretario generale dell'Unac - Ciro Nastri è costretto a sottoporsi a proprie spese, a cicli bisettimanali di chemioterapia presso il Policlinico di Napoli».
Non è tutto. L'Unione sta mettendo a punto una causa civile per il risarcimento dei danni a tutti i militari, nella quale dovrebbero essere citati in giudizio il ministero della Difesa, il Comando Generale dell'Arma dei carabinieri ed il comando della divisione mobile che comprende «tutti i reparti che - sostiene l'Unac - hanno mandato e mandano uomini allo sbaraglio senza informarli dei reali rischi presenti sugli scenari di guerra».
Ma torniamo alla storia di Ciro. All'ospedale militare gli hanno concesso una licenza per malattia di 90 giorni. Allo scadere della licenza, gli verrà con ogni probabilità dimezzato lo stipendio; e dopo un anno scatterà la riforma dal servizio, senza diritto alla pensione, perché il giovane non avrà maturato il minimo richiesto di servizio: 14 anni. Ma l'Arma fa sapere che solo ieri Nastri è stato sottoposto a giudizio medico legale, procedura necessaria per fare domanda da causa di servizio. Questo significa che da oggi partirà la procedura per far riottenere i benefici di legge. Cosa che, si apprende da ambienti vicini al Comando Regionale dei Carabinieri, non dovrebbe trovare ostacoli. Nastri si trova insomma a combattere su due fronti: contro la malattia e contro un sistema che sembra condannarlo a subire un'ingiustizia. Il tipo di linfoma di Hodgkin che ha contratto, sostengono i medici del Policlinico, è «ad alto grado di malignita».
«Non so esattamente quando l' ho preso - racconta il carabiniere - sono stato a Sarajevo tra il 1998 ed il 1999, poi in Kosovo, a Mitrovica dove c'è la più grande miniera del Paese, tra il 2000 ed il 2001. E lì ho visto i casi di altre persone». Il primo segnale della malattia si è manifestato improvvisamente, un anno fa. Era il settembre del 2003 quando le analisi del sangue rivelarono valori sballati. Da allora, di accertamento in accertamento, di ospedale in ospedale, ha già percorso molte stazioni di una via dolorosa già percorsa da altri militari. Ma Ciro Nastri è anche un militare, e lo dimostra conservando dignità e orgoglio anche in momenti difficili come questo. «Non voglio trovarmi fuori dall'Arma», continua a ripetere.
«Dimezzargli lo stipendio - conclude il segretario generale dell'Unac - vorrebbe dire lasciargli 650 euro al mese per vivere. Poi dovrà attendere anni per la pensione di invalidità. Certo potrà fare causa allo Stato, ma ci vorrà un decennio». L'Unac scalda i muscoli e promette battaglia. Ma la battaglia più importante da vincere resta un'altra, e a combatterla - da solo - sarà Ciro.

PARLA IL GIOVANE AMMALATO
«Uranio maledetto, stai rovinando l'esistenza di tanti militari. Lo Stato? Ci lascia sempre più soli. Ora presenterò domanda di riconoscimento per causa di servizio».
La guerra in Kosovo e in Bosnia continua a presentare conti salati. L'uranio impoverito colpisce ancora: l'ennesimo caso, l'ultimo di una trentina in ordine di tempo, è quello di Ciro Nastri, 28 anni, originario di via Stabia, a Sant'Antonio Abate, carabiniere scelto del battaglione mobile di Laives, a Bolzano. Dal 1999 e per circa due anni e mezzo ha prestato servizio tra Kosovo e Bosnia. Appena maggiorenne, dieci anni fa, si è arruolato nell'Arma. Poi ha deciso di partecipare a missioni umanitarie all'estero «per dare un aiuto concreto alle popolazioni in difficoltà».
All'inizio di quest'anno si è accorto che qualcosa non andava. «Mi sono sottoposto ad accertamenti perché mi sentivo debole - racconta Ciro - ho scoperto che alcuni valori erano piuttosto anomali, alterati di molto. Mi sono sottoposto così ad ulteriori controlli. Alla fine è stato accertato che ero affetto da un tumore. La causa? Qualche giorno fa ogni dubbio è stato dissolto: al novanta per cento la mia è una contaminazione da uranio impoverito».
Il militare rientrato dall'ultima missione in Bosnia un anno e mezzo fa, qualche mese dopo ha deciso di sposarsi. Subito dopo, però, i primi malori. «Desidero tanto avere un figlio - dice con un filo di voce - ma purtroppo questa maledetta malattia al momento non consente a me e a mia moglie di realizzare questo sogno». Ciro sta male, ma è ottimista, vuole vincere la sua battaglia, a tutti i costi. Per la moglie che gli sta accanto giorno e notte, per i suoi familiari. Per un futuro da padre.
«Ogni venerdì mattina mi ricovero al secondo Policlinico di Napoli per sottopormi a cicli di chemioterapia. Sono terapie durissime da affrontare, che mi debilitano fisicamente; e poi sono costretto a prendere 20 pastiglie al giorno. Ma io non mi arrendo. La spunterò». È una forza d'animo incredibile quella che riesce a sostenere Ciro, che tiene a smentire categoricamente la denuncia dell'Unac, l'associazione parasindacale dell'Arma dei carabinieri, secondo la quale il giovane è stato «costretto al silenzio dai suoi superiori che hanno tentato di dissuaderlo anche dal presentare domanda di riconoscimento da causa di servizio».
«Tutto falso - ribatte il militare - ma chi va dicendo simile assurdità? I superiori non mi hanno mai impedito nulla. Qualcuno vorrebbe anche farmi perdere il posto mettendo in giro queste cose? Non ci sto a queste malignità, proprio no. Chiarisco la vicenda con poche parole: sinora non ho presentato denuncia soltanto perché attendevo altri riscontri clinici sul mio caso. Ora c'è un quadro completo: sono affetto da un linfoma causato da uranio impoverito; e sulla scorta di ciò domani (oggi, ndr) denuncerò la vicenda alla commissione medica militare. Così stanno i fatti. Voglio che vengano riconosciuti i miei sacrosanti diritti. Spero solo che al danno, non si aggiunga anche la beffa». Infine un appello. «Sono troppi i casi di colleghi che vivono il mio dramma - conclude il carabiniere - diamo tutto noi stessi per l'Italia, ma lo Stato deve starci più vicino. Comunque io continuo a nutrire fiducia nelle istituzioni. Spero di non essere deluso».

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