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Il mondo è un grande campo minato

Oltre 15.000 persone sono ogni anno vittime delle mine. L'Iraq è il paese più colpito
19 novembre 2004 - Gabriele Carchella (Lettera 22)
Fonte: Il Manifesto

Le mine anti-uomo continuano a fare vittime, soprattutto in Iraq e Afghanistan. A cinque anni dall'entrata in vigore del Trattato di Ottawa per la loro proibizione, la «Campagna internazionale per la messa al bando delle mine» ha presentato ieri l'annuale Landmine monitor report. Il dossier rivela che è l'Iraq il paese più colpito, con almeno 2.189 persone morte nel 2003, per gran parte nel nord del paese. Si tratta però di dati incompleti, perché le vittime sono in continuo aumento a causa della guerra in corso, che rende più difficile un conteggio già di per sé complicato. In Afghanistan, secondo all'Iraq per numero di vittime, i morti del 2003 ammontano a 847, mentre dal 1999 sono nel complesso oltre 7.000. Seguono Cambogia (772 vittime nel 2003), Colombia (668) e Angola (226). Prendendo in considerazione anche i feriti, sono circa 15mila le persone colpite ogni anno dalle mine, l'86% delle quali civili e il 23% bambini. Mentre ordigni inesplosi infestano ancora ben 86 paesi. Il rapporto della Campagna giunge a pochi giorni dalla prima conferenza di revisione del Trattato di Ottawa, che si terrà a Nairobi dal 29 novembre al 3 dicembre. Un appuntamento per formulare nuove strategie e stilare il bilancio dei primi cinque anni del trattato, che hanno segnato alcuni indiscutibili successi. Gli stati parte della convenzione di Ottawa, infatti, sono saliti a 143, Italia compresa. Impressionante è il numero di mine distrutte: 37,7 milioni. I governi che fanno ancora uso di mine, inoltre, sono solo quattro (erano 15 nel cinque anni fa) e sono scesi a 15 i paesi produttori, contro i 50 del `99.

Ma vi sono anche note dolenti. I paesi che non hanno aderito al trattato sono 42. Tra loro tre grossi calibri, come Stati uniti, Cina e Russia, e nazioni chiave nello scacchiere internazionale quali Israele, Egitto, India e Pakistan. Negli ultimi anni si è poi aggravato il fenomeno dell'impiego di mine da parte di gruppi paramilitari.

L'Italia non è esente da responsabilità. Nel 2003 il nostro paese ha stanziato 5,11 milioni di euro per le attività contro le mine, il 50% in meno rispetto all'anno precedente, mentre la somma prevista per il prossimo triennio (7,6 milioni di euro) è nel complesso molto inferiore rispetto agli stanziamenti degli ultimi anni.

Ma se la comunità internazionale si affanna per far scomparire le mine anti-uomo, un altro ordigno dagli effetti analoghi continua a essere utilizzato nei principali scenari di guerra da eserciti potenti come quello americano: le cluster bomb o bombe a grappolo. Si tratta di bombe che si aprono in cielo come grosse melagrane, disseminando i loro chicchi mortali su vaste aeree. Il fatto è che questi chicchi, chiamati «submunizioni», non sempre esplodono al primo impatto, e lo fanno invece quando un civile ci mette un piede sopra. Si tratta, insomma, di un altro tipo di mine anti-uomo. Che né il Trattato di Ottawa né la legge italiana mettono al bando.

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