"Ci armiamo. Era ora". Un titolo di giornale che spaventa
Ed eccola svelata la scelta di tanti governi e governanti, così sensibili alla lobby delle armi, di dirottare verso finalità militari quell'ingente massa di fondi civili accumulati per rispondere alla pandemia e alla crisi economica e sociale. Mentre l'ONU rilancia l'allarme sull'aggravarsi dei cambiamenti climatici con terribili conseguenze per tutti noi, la lobby militare assedia i ministri europei e italiani senza incontrare eroiche resistenze.
La sofferenza del popolo ucraino diventa pretesto e paravento per lucrare e fare affari. Come è già successo ad esempio per la guerra dell'Afghanistan in cui si parlava della libertà delle donne afghane per spostare ingenti somme verso il complesso militare-industriale, con gli esiti che abbiamo visto.
E mentre il popolo ucraino soffre sotto i colpi di una guerra, riemerge il vecchio italico adagio di Alberto Sordi: "Finché c'è guerra c'è speranza".
E mentre i russi assediano Kiev, la lobby del complesso militare-industriale assedia il Palazzo. A farne le spese è sempre e solo la popolazione, in entrambi i casi.
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