Il triangolo della guerra: Difesa, Università, Industria
Dalla razionalizzazione della guerra…
Era il 2015 quando Roberta Pinotti, ministro della Difesa del governo Renzi, presentava il suo Libro Bianco definito necessario per rafforzare e riformare lo strumento militare.
Un testo fortemente politico che avrebbe dovuto farla finita con il potere delle lobby militari e industriali: compito della politica è definire le scelte strategiche anche sugli investimenti, mentre l’Amministrazione Difesa deve concentrarsi sull’efficienza tecnica e operativa.
In sintesi bisognava ridurre l’organico e contemporaneamente creare una Riserva Operativa tipo la Guardia Nazionale americana. Quella Guardia Nazionale che nel 2025, su richiesta di Donald Trump, è stata chiamata a Los Angeles per sedare la protesta e la rivolta contro l’ICE.
Fissati i confini del livello politico e di quello operativo, il Libro bianco indica l’avvio di una partnership strategica tra Difesa e industria: l’interazione tra Difesa e industria deve comprendere il mondo universitario, che dovrà essere messo nelle condizioni di poter interagire direttamente e assiduamente con i centri di sperimentazione e ricerca, sia militari sia dell’industria.
Da questo punto di vista la risposta della sfera militare non può che essere positiva.
Nel documento “Il triangolo Ricerca-Difesa-Industria”, gli autori riprendono il modello definito della tripla elica che innerva una società basata sulla conoscenza ottenuta attraverso l’innovazione e l’imprenditorialità, e sinergiche interazioni tra università, industria e governo. Un modello costruito sull’esperienza del Massachusetts Institute of Technology (MIT) o società nate nella “Silicon Valley” grazie anche alla Stanford University che collabora con l’industria e il governo da più di 30 anni. Una relazione che “ha portato alla nascita di un vero e proprio ecosistema dell’innovazione che ha favorito la creazione di diverse startup e imprese consolidate a livello statunitense e internazionale”.
alla mobilitazione totale…
L’abbraccio fra il presidente Meloni e Netanyahu nel marzo 2023 ha svelato un legame fondato sulla condivisione reciproca di valori: identità etnica e culturale, tradizione religiosa e Stato forte e ben armato. Sulle modalità di esercizio del potere, il governo Meloni ha trovato nel Concetto sicurezza nazionale israeliano, recentemente rivisto, la sua felice combinazione tra teoria e prassi:
1 – Status delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e sua centralità nell’etica e nella vita quotidiana.
2 – Nell’ambito della riserva accademica militare presenti programmi per la formazione di un’élite STEM (science, technology, engineering and mathematics).
3 – Istruzione, industria, scienza e tecnologia devono soddisfare i bisogni della patria.
4 – Israele ha una posizione di prestigio come potenza mondiale nel settore della tecnologia militare per la sua profonda integrazione nel tessuto della difesa: la stretta relazione tra forze armate, mondo accademico e industrie tecnologiche crea un circolo virtuoso che alimenta i progressi tecnologici.
Il Italia la ricezione di questi quattro punti ha avuto immediata applicazione.
Il primo e secondo attraverso iniziative del ministro della Difesa Guido Crosetto e del sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti:
– Le forze armate sono entrate in maniera strutturale nelle scuole per trasmettere i valori della patria.
Per sopperire alla mancanza di una cultura della difesa che esalti il militarismo fanno ricorso retorica delle famiglie e dei padri al fronte “che conoscono i loro figli dopo mesi dalla nascita” e alla glorificazione delle forze armate come unico presidio della democrazia e della libertà.
– Sui riservisti si fa riferimento al modello israeliano; il sottosegretario Rauti, in un intervento al Salone del Libro di Torino, ha sottolineato come la Difesa italiana sia legata alle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) per mantenere un vantaggio strategico.
Sugli ultimi due punti, Crosetto, esponendo la sua proposta di legge per una riforma della Difesa, ha dichiarato che è necessario assicurare “un ecosistema integrato in cui Industria, Università, Centri di ricerca e Difesa lavorino in sinergia”. Una legge che nel capitolo riguardante l’Ufficio Studi Strategici e Innovazione Tecnologica, rimarca la relazione tra salvaguardia degli interessi nazionali, operatività dello strumento militare e sovranità tecnologica. In questo tripudio che celebra la necessità di una società militarizzata, i giovani devono indirizzare il loro entusiasmo verso le tecnologie emergenti. Compito della Difesa è sostenere questa “virtuosa” interazione affinché i progressi scientifici siano applicati al rafforzamento della capacità difensiva. Inoltre, con il finanziamento di progetti, si ha l’opportunità di attrarre i migliori talenti e assicurarsi che abbiano le competenze necessarie.
Il Piano Nazionale della Ricerca Militare , che si rinnova annualmente e opera a livello nazionale e internazionale, è una delle iniziative che identificano le aree di primario interesse.
Ha avviato progetti con il Politecnico di Milano, Università degli Studi di Udine, Università della Campania Luigi Vanvitelli e Federico II, Politecnico di Torino, Università di Pisa, Università di Roma Tor Vergata. I problemi individuati e le soluzioni tecnologiche riguardano la definizione di metodi predittivi per elmetti balistici, protezione mezzi militari (UAV, ecc.), spazioplano suborbitale ipersonico, tecnologie quantistiche per applicazioni crittografiche, ecc.
Altri progetti sono stati attivati con imprese spin-off del CNR come QTI.
Per sostenere la rete di relazioni con tutti gli elementi che concorrono allo sviluppo tecnologico si sono moltiplicati i Distretti aerospaziali nazionali e si è incentivata la nascita di cittadelle dello spazio , ecosistemi dell’innovazione tecnologica che dovrebbe ricalcare la nota Beer Sheva, la capitale della cybersicurezza israeliana.
I Distretti non hanno solo il compito di potenziare la competitività del settore, ma anche di mappare le aziende (nazionali ed europee) che possono contribuire all’innovazione della difesa. Un processo che permette l’identificazione di nuove aziende, continuare il supporto per uno sviluppo di tecnologie per la difesa, ottimizzare la rete per lo scambio di conoscenze e competenze.
Con l’inizio delle guerre nel 2022, che dovrebbero misurare la capacità competitiva delle potenze mondiali (compreso il settore digitale e informatico) e razionalizzare l’irrazionale (forma di sopravvivenza del potere), i paesi europei hanno intrapreso una revisione delle proprie capacità militari mobilitando una spesa di 800 miliardi di euro al 2030 (nel 2025 i vari paesi hanno speso complessivamente 381MLD). Il governo Meloni nel 2025 ne ha stanziati 40 in assenza di un ampio dibattito pubblico sui temi militari, piuttosto traendo in inganno l’opinione pubblica associando difesa e crescita economica, riarmo e sviluppo tecnologico e industriale.
Per prepararsi alla spartizione dei finanziamenti europei, il ministro Crosetto ha organizzato un primo incontro su “Defence Procurement: la prospettiva nazionale per una Difesa Europea”.
Il dibattito ha poi portato esponenti delle Forze Armate, dell’industria della Difesa e del mondo accademico alla sottoscrizione di un “Manifesto di intenti”. A sostegno dei “sacri” principi, si è deciso l’avvio di uno studio che vedrà la rappresentanza di una élite autoreferenziale: aziende, Università e Istituzioni, ricercatori delle Università/ Facoltà e Corsi di studi. Sono previste borse di studio a favore degli Atenei coinvolti a beneficio dei propri ricercatori partecipanti. La sua pubblicazione avrà anche lo scopo di diffondere la cultura della Difesa e Sicurezza nel contesto sociale del Paese.
Un ruolo importante per svelare le complicità fra industria, difesa e università, viene svolto dall’ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università/La conoscenza non marcia.
Osservatorio, che insieme a tanti altri soggetti, ha contribuito alla creazione delle potenti manifestazioni contro il genocidio realizzato da Israele contro la popolazione palestinese.
Il movimento, che si è creato contro tutte le politiche nazionaliste iniziate dagli USA e Israele, ma sostenute da diversi governi a livello internazionale, Italia compresa, ha coinvolto oltre le Università e i Centri di ricerca, tutta la rete logistica di porti, aeroporti e reti ferroviarie. Il ritorno della guerra e delle politiche di riarmo per un nuovo ordine mondiale, è oggetto di dibattiti come quello organizzato da Effimera al C.S. Cantiere di Milano e ultimo, al CSOA Ex-SNIA di Roma sul “MADE IN ITALY per l’industria del genocidio”.
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