Si infiamma il dibattito

Dal governo Meloni un solo grido: guerra!?

Il Golfo è anche un'area cruciale per il nostro export. Nel Mar Rosso transita tra Suez e il Mar Rosso circa il 40% del commercio marittimo italiano.
6 marzo 2026

- Mentre nel Parlamento si infiamma il dibattito guerra sì, guerra no, poco lontano, immerso in una nuvola azzurra, il premier sfoglia una margherita pensando al prode bullo: m’ama, non m’ama.
La guerra si fa confusamente esistenziale.

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Il 28 febbraio 2026 l’asse USA-Israele sferra un “attacco preventivo” contro l’Iran, ovvero nel mentre proseguivano le trattative sul nucleare a Ginevra e in attesa di un nuovo vertice a Vienna.
Di fatto già a gennaio Trump aveva deciso di inviare la portaerei USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico e la squadra della USS Gerald Ford al largo della coste d’Israele.

Gli obiettivi: per Israele non permettere a Teheran di avanzare le sue capacità nucleari e di consolidare la sua influenza militare attraverso gli alleati nella regione.
Per gli USA, come scrive il think tank per il clima Ecco, si tratta di controllare le risorse fossili mondiali secondo la dottrina della cosiddetta energy dominance, e dall’altra, indebolire la Russia e la Cina insieme ai paesi che mettono in discussione l’egemonia di Washington.

E’ fondamentale sottolineare che l’Iran possiede grandi riserve di petrolio e gas, ha strette relazioni con Russia e Cina, e infine detiene il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più strategici e contesi per i mercati energetici globali, da cui transita un quinto del petrolio e del gas globale.

Il 3 marzo, nel quarto giorno di guerra, l’Iran ha allargato il conflitto ai paesi del Medio Oriente che
ospitano sul proprio territorio basi aeree, navali e centri di addestramento. Negli Emirati Arabi Uniti sono installati sistemi radar per batterie di difesa antimissile statunitensi THAAD con un proprio sistema di controllo centrale (CNN). Israele apre un fronte di terra nel Libano. Nelle prime 48 ore Israele e USA hanno sganciato più di 3800 bombe (ANSA).
Il quotidiano Avvenire informa che ad oggi in Iran si contano già 1.230 morti, dei quali 175 solo nel bombardamento di una scuola femminile a Minab. In Libano 102 persone mentre 10 civili sono stati uccisi in Israele. Ma fare chiarezza sui dati e sulle storie resta difficile e le inchieste si fanno con le immagini satellitari.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dichiara che il regime degli ayatollah considererà un "atto di guerra" qualunque azione militare messa in atto dagli europei.

Nello stesso giorno i media riportano le parole del ministro della Difesa Crosetto:
“Devo portare in Parlamento, e ben venga portarla in aula in Parlamento, la richiesta di aiuto dei Paesi del Golfo. Qual è la richiesta di aiuto? Non l’intervento militare, ma sistemi di difesa aerea, sistemi di difesa anti missilistica, sistemi di difesa antidroni”. Questa è una scelta che è “una valutazione politica, che è una valutazione economica, che personalmente mi vede totalmente a favore. Andiamo in giro a vedere, coordinandosi con tutti gli europei, quanta massa di difesa possiamo mettere insieme, questa è la mia responsabilità”.

Sul Sole24ore il 3 marzo, si legge: “l’Italia verso un decreto aiuti, l’ipotesi di sistemi anti droni e Samp/T al Golfo. Tra i primi a chiedere supporto all’Italia sono stati gli Emirati Arabi Uniti e nelle ultime ore anche il Kuwait. L’Italia si prepara a fare la propria parte in supporto ai territori del Medio Oriente diventati bersaglio dei missili iraniani e annuncia un pacchetto che potrebbe arrivare con “un decreto legge o nel modo più veloce possibile”.
Due sistemi Samp/T sono stati dati a Kiev, uno è in Estonia e altri due sono a Sabaudia a difesa del nostro Paese, e un terzo è a Mantova.
Il 4 marzo il quotidiano Domani denuncia che un drone per il pattugliamento è partito dalla base dell’Us Navy di Sigonella, in Sicilia, fino ad arrivare ai confini con le zone di guerra, vicino all’Iran. Il tracciamento del drone Mq-4c Triton è stato ricostruito attraverso il portale Flightradar.
il 28 febbraio un velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A Poseidon della Marina statunitense sarebbe decollato da Sigonella diretto verso il Mediterraneo orientale.
Il 3 marzo da Aviano sarebbe partito un Galaxy C5-M diretto verso la penisola del Golfo Medio Orientale. Per il loro coinvolgimento sono state allertate le basi statunitensi di Aviano (Pordenone) e Sigonella (Siracusa). In allerta anche l’aeroporto militare italiano di Trapani-Birgi, aperto anche al traffico civile, e si è attivato uno scudo aereo missilistico per il radar Muos di Niscemi decisivo per comunicazioni militari degli statunitensi. Altre basi statunitensi sono a Vicenza, Napoli e Livorno.

Il 5 marzo vi sono state le comunicazioni dei ministri Crosetto e Tajani nelle aule parlamentari per riferire sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo, e sulla situazione in Medio Oriente.
Le dichiarazioni del ministro della difesa sono state:
“Questa guerra ha trovato noi di fronte allo stesso scenario in cui si sarebbe trovato chiunque e qualunque Governo, perché non è stata una decisione condivisa da nessuno. Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”.
“In questi giorni è stato criticato il Governo Meloni perché non era stato informato”, ma “nessun Governo al mondo e neanche la più alta catena di comando Usa sapeva della partenza degli aerei”.
“Vi sto dando verità e trasparenza: voi sapete benissimo che l’attacco israeliano che è partito nel momento in cui la posizione di Khamenei è diventata nota ed è partito senza che la programmazione di quello che sta avendo fosse neanche compiuta, come dimostrano gli spostamenti successivi che ci sono stati. Quindi è una guerra che si è aperta all’insaputa del mondo che noi, come tutto il resto del mondo, ci troviamo a dover gestire”.
“Avevamo 2.576 persone nell'area interessata dalla crisi in Medi Oriente prima che iniziasse il conflitto e per effetto di questa situazione nei giorni scorsi abbiamo preso altre misure: in Kuwait è in atto un movimento di 239 militari verso l'Arabia Saudita: dei 321 ne rimarranno 82.“
“Massimo livello di protezione, può succedere di tutto”.
“Ho dato mandato al capo di Stato maggiore della Difesa di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale in coordinamento con gli alleati e con la Nato”. “Eventuali decisioni sulla concessione di basi Usa sul territorio italiano per attacchi in Iran saranno condivise con il Parlamento”.

Dall’opposizione si chiedono chiarimenti sull’eventuale utilizzo delle basi italiane da parte degli Stati Uniti per operazioni militari nell’area del Golfo e dell’Iran.
In un testo si legge: “Vogliamo sapere dal governo se venga confermata la notizia riguardo all’utilizzo delle basi di Sigonella e Aviano in questi giorni da velivoli diretti per azioni nell’area del Golfo e dell’Iran. E se intendano, con urgenza, comunicare al Parlamento ogni determinazione del Governo in ordine all’autorizzazione e all’utilizzo delle basi militari presenti su territorio italiano e all’eventuale partecipazione diretta o indiretta dell’Italia a operazioni militari nell’area del Golfo”.

Il ministro Crosetto ricorda: “L’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995”.
“Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l'esigenza di modificarle”.

Il ministro degli Esteri Tajani ricorda che "Il Golfo è anche un'area cruciale per il nostro export. Nel Mar Rosso transita tra Suez e il Mar Rosso circa il 40% del commercio marittimo italiano. Per questo l'Italia è in prima linea nelle missioni navali europee Aspides e Atalanta per proteggere il traffico commerciale in un'area cruciale per le nostre imprese. Missioni che sono state rafforzate e che l'Unione Europea, come deciso nell'ultima riunione del Consiglio, andranno avanti. La nostra priorità continua a essere la protezione del tessuto economico italiano e del potere d'acquisto delle famiglie, insieme alle agenzie per l'internazionalizzazione".

Alla fine la maggioranza ha approvato una risoluzione che impegna il governo
"a partecipare allo sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana".
"Confermare il rispetto, nell'utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti". "Il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell'area geografica di intervento, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area, a tutela degli interessi primari nazionali".

La risoluzione sull'Iran di Pd, M5s e Avs, chiede un impegno preciso del governo su più punti:

ad assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario;
ad adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a partire dalla premio Nobel Narges Mohammadi, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale, quale misura imprescindibile di civiltà giuridica e di tutela dei diritti umani fondamentali, e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo iraniano;
a porre in essere tutte le misure diplomatiche e operative necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei connazionali attualmente bloccati nelle aree interessate dalla crisi, assicurando assistenza consolare costante e adeguata;
a sostenere con fermezza il ritorno alla via negoziale, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti, al fine di pervenire a una soluzione politica e duratura della crisi, rilanciando in particolare il negoziato in corso a Ginevra, nella salvaguardia delle prerogative dell’AIEA a partire dal rispetto stringente degli impegni e dalle necessarie garanzie di trasparenza da parte dell’Iran;
a non autorizzare l’utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l’Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi;
ad adoperarsi, in cooperazione con i partner europei, nel quadro di solidarietà prevista dai Trattati, per la protezione e la sicurezza del suolo europeo, e a tutelare, nei paesi dell’area con cui abbiamo relazioni consolidate e interessi strategici, la sicurezza dei nostri contingenti militari impegnati in missioni di pace e dei civili;
a sostenere e supportare in sede europea la posizione del Governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell’Amministrazione degli Stati Uniti d’America;
ad assumere urgenti iniziative per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d’acquisto, al sostegno delle imprese e delle filiere maggiormente esposte, nonché alle misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali, prevenendo fenomeni speculativi e garantendo la stabilità economica e sociale.

La posizione netta e chiara del presidente spagnolo Sanchez è stata: “No alla guerra”
Alcuni punti:
“La posizione del governo spagnolo di fronte a questa situazione è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, specialmente i più indifesi, la popolazione civile. In secondo luogo, no all’idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo con i conflitti e le bombe. E infine, no al ripetersi degli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo spagnolo si riassume in tre parole: no alla guerra”.
“Dalla guerra in Iran non nascerà un ordine internazionale più giusto, né ne deriveranno salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. (…) Quello che per ora possiamo intravedere è una maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas. Per questo motivo dalla Spagna siamo contrari a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone (…). Ed è assolutamente inaccettabile che quei leader che non sono in grado di adempiere a questo compito utilizzino il fumo della guerra per nascondere il loro fallimento e riempire le tasche di pochi, i soliti noti. Gli unici che guadagnano quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili”.
“Collaboreremo, come abbiamo sempre fatto, con tutti i paesi della regione che sostengono la pace e il rispetto della legalità internazionale, che sono due facce della stessa medaglia. (…) E continueremo a lavorare per raggiungere una pace giusta e duratura in Ucraina e in Palestina, due luoghi che meritano di non essere dimenticati.
“Infine, il governo continuerà a chiedere la cessazione delle ostilità e una risoluzione diplomatica di questa guerra. E voglio anche specificarlo, perché sì, la parola giusta è chiedere. Perché la Spagna è membro a pieno titolo dell’Unione Europea, della NATO e della comunità internazionale. E perché questa crisi riguarda anche noi, gli europei e, di conseguenza, gli spagnoli. (…) L’ho detto in molte occasioni e lo ripeto ora: non si può rispondere a un’illegalità con un’altra, perché è così che iniziano i grandi disastri dell’umanità.
Dobbiamo imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone. Le potenze coinvolte in questo conflitto devono cessare immediatamente le ostilità e puntare sul dialogo e sulla diplomazia. E noi dobbiamo agire con coerenza, difendendo ora gli stessi valori che difendiamo quando parliamo dell’Ucraina, di Gaza, del Venezuela o della Groenlandia. Perché la questione non è se siamo o meno a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Certamente non lo è il popolo spagnolo e, ovviamente, nemmeno il governo spagnolo. La domanda, invece, è se siamo o meno dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace.
“Noi ripudiamo il regime iraniano che reprime e uccide vilmente i propri cittadini, in particolare le donne. Ma allo stesso tempo rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. Alcuni ci accuseranno di essere ingenui per questo, ma è ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. È ingenuo credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni possano nascere dalle rovine. O pensare che praticare un seguitarismo cieco e servile sia un modo di governare. Al contrario, credo che questa posizione non sia affatto ingenua, è coerente e quindi non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e che è anche contrario ai nostri valori e interessi, semplicemente per paura delle ritorsioni di qualcuno.
“Alcuni diranno che siamo soli in questa speranza, ma non è vero. Il governo spagnolo è con chi deve essere. È con i valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno sancito nella nostra Costituzione. La Spagna è con i principi fondanti dell’Unione Europea. È con la Carta delle Nazioni Unite. È con il diritto internazionale e quindi è con la pace e la convivenza pacifica tra i paesi. Siamo inoltre (…) con milioni di cittadini e cittadine che chiedono al domani non più guerra o più incertezza, ma più pace e più prosperità. Perché la prima cosa avvantaggia solo pochi, mentre la seconda avvantaggia tutti noi”.

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